Diario di quarantena

“Un comune raffreddore” così lo consideravano la maggior parte delle persone, questo “raffreddore” sta intaccato la nostra quotidianità da diversi mesi, ci ha chiusi in casa, ha svuotato le strade, le piazze, ha reso silenziosa un’Italia sempre stata caotica, frenetica facendoci assistere a degli scenari quasi inverosimili: luoghi, città sempre piene di vita si sono momentaneamente spente, diventando silenziosi; le persone hanno dovuto reinventare la propria quotidianità in casa. Questo virus, comparso a Wuhan (Cina), si diffonde velocemente e comincia a diventare una realtà in Italia già alla fine di Gennaio quando risultò positiva una coppia di ritorno dalla Cina, ciò che sembrava essere così lontano da noi ci aveva raggiunto. Il primo focolaio di coronavirus comparve il 21 febbraio a Codogno, in Lombardia, i contagiati che inizialmente erano 16 il giorno successivo si trasformarono in 60, questo portò subito alla quarantena di diversi comuni della Lombardia, ma ciò non fermò il virus che si diffuse velocemente in tutta Italia. La sera del 9 marzo Conte comunica agli Italiani la quarantena per l’intero Paese, fermando così tutto e tutti tranne che i servizi essenziali.

Il 10 marzo l’Italia si sveglia dovendo affrontare una nuova e per molti insopportabile condizione: tutti gli spostamenti sono ridotti quasi a 0, le uniche uscite consentite sono per la spesa e le emergenze, chiudono bar e ristoranti, scuole e università, tutto comincia ad essere digitale, dal seguire le lezioni a parlare con amici e i familiari. Con il passare delle settimane i giorni cominciano a somigliarsi, tutto viene scandito da un ritmo monotono rinchiuso nelle mura di casa propria, si comincia così ad osservare tutto dalla propria finestra, nelle poche persone che si vedono passare velocemente si cerca di ritrovare un briciolo di normalità. La vita comincia a rifiorire proprio da quelle finestre e quei terrazzi dove molti hanno mostrato la propria solidarietà per l’Italia che è stata messa in ginocchio da un nemico invisibile. L’informazione diventa pian piano assillante, la TV, i social, tutto e tutti parlano del coronavirus e leggere o ascoltare notizie al riguardo comincia a far parte della giornata di ognuno. Si cerca di cominciare a convivere con l’idea che ci vorrà molto tempo per riavere la normalità, ma pian piano quella normalità sembra ritornare. Il 4 maggio ha inizio la fase 2 della quarantena: si potranno effettuare più spostamenti, sono consentite le visite ai parenti e ai congiunti, si può passeggiare, ma tutto ciò deve avvenire sempre muniti di guanti  e mascherine e mantenendo la distanza di sicurezza. Quella normalità e libertà che molti bramavano sta ritornando. In questa fase ci si deve abituare a convivere con il virus, dobbiamo comprendere che ci vorrà ancora del tempo per poterla considerare normalità vera e propria. Il ritornare a camminare per le strade che non percorrevi da mesi risulta in molti versi come una liberazione, il poter rivedere parenti che forse non vedevi già da prima dell’inizio della quarantena, rivedere persone con cui ti eri salutato dicendo “ci vediamo domani” un domani che è diventato settimane e poi mesi ti porta ad avere un barlume di speranza nel pensare che prima o poi tutto troverà una fine, fine che potrebbe essere convivere con il virus o debellarlo. Oggi l’Italia è in piena fase 2, già dai primi giorni si è potuto vedere un lieve cambiamento, le strade che nelle scorse settimane erano deserte, stanno pian piano prendendo vita, ovviamente però non manca chi approfitta della situazione e andando contro le norme crea assembramenti, ma questo era qualcosa di prevedibile. Molto più tempo richiederà il ritorno alle interazioni sociali, siamo diventanti un po’ tutti diffidenti nell’interagire con l’altro, uno sternuto, un colpo di tosse in questo periodo attirano gli sguardi preoccupati delle persone.

Il periodo che tutti stiamo affrontando sicuramente ci sta aiutando a capire quanto sono importanti quelle piccole cose che prima davamo per scontato. Questi giorni passati, dove ci è stato vietato l’uscire di casa e l’avere contatti con le perone a noi care, ci hanno portato a riflettere e a comprendere quanto tutte queste cose, che fanno parte della quotidianità di tutti, possano essere fondamentali per noi e abbiamo capito quanto ci possono mancare quando ci vengono negate.

Mariapia D’Ambrosio

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