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Coronavirus: la Fase 2 entra nel vivo

A dieci giorni dall’inizio della tanto attesa fase 2, l’Italia continua a provare a lasciarsi alle spalle l’emergenza coronavirus. Ma ciò non avviene per tutti, tante sono le categorie che potrebbero non cambiare di molto la loro quotidianità, almeno per il momento. È il futuro che si prospetta soprattutto per gli adolescenti, una tra le categorie che più hanno sofferto il periodo di lockdown. Continua a leggere “Coronavirus: la Fase 2 entra nel vivo”

Coronavirus: USA vs Cina

Mentre in Europa gran parte dei Paesi, chi più chi meno, si accingono ad entrare nella fase 2 della pandemia, c’è chi, soprattutto negli Stati Uniti, ha iniziato a cercare il “colpevole” di tutto quello che è successo in questo periodo.
In questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio botta e risposta tra le due super potenze mondiali.
Tutto è iniziato il 16 aprile quando la Cnn, citando dirigenti dell’intelligence USA e della sicurezza nazionale, ha fattotrapelare la notizia che l’NSA e la CIA avrebbero aperto un fascicolo sull’origine del coronavirus e che, tra le varie ipotesi al vaglio, vi sia la possibilità che il nuovo coronavirus più che in un wet market sia nato in un laboratorio di Wuhan e che si sia diffuso per un incidente. Continua a leggere “Coronavirus: USA vs Cina”

Covid-19: i tempi stanno cambiando

Venite intorno gente dovunque voi siate ed ammettete che le acque attorno a voi stanno crescendo e accettate che presto sarete inzuppati fino all’osso. E se il tempo per voi significa qualcosa fareste meglio a cominciare a nuotare o affonderete come pietre perché i tempi stanno cambiando”. The Times they are a-changin’ (Bob Dylan, 1963)

Cosa ci resterà dopo? Al di là delle conseguenze catastrofiche, questa tragedia potrebbe dare all’Italia un’opportunità di “migliorare”. In un periodo storico dove la lotta al “Climate chance” sembra essere arrivata ad un punto di non ritorno e la Nazione spaccata separata in due, il blocco imposto dalle autorità potrebbe aiutare il mondo, e l’Italia, a reinventarsi. Continua a leggere “Covid-19: i tempi stanno cambiando”

La pizza , autentica ossessione italiana , dal 1974.

La pizza è un prodotto gastronomico salato che consiste in un impasto a base di farina, acqua e lievito che viene spianato e condito tipicamente con pomodoro, mozzarella e altri ingredienti e cotto in un forno a legna. La storia di questo piatto diventato nel tempo marchio di fabbrica della cucina italiana (e napoletana in particolare) ha origini molto antiche. La pizza continua ad avere tutt’oggi grande successo , la storia ci racconta che Raffaele Esposito , il miglior pizzaiolo, dell’epoca realizzò tre pizze ( pizza alla mastunicòla , strutto, formaggio e basilico, pizza alla marinara, pomodoro, aglio , olio extravergine d’oliva  e origano e la margherita pomodoro, mozzarella e basilico, i cui colori richiamano la bandiera italiana )   per i sovrani di Italia : re Umberto I e la regina Margherita.  La sovrana apprezzò così tanto quest’ultima da voler ringraziare ed elogiare il pizzaiolo per iscritto e il pizzaiolo per ringraziarla diede il nome della sovrana alla pizza. Dopo il boom ottenuto a Napoli, la pizza napoletana espatria , conquista tutta l’Italia e tutto il mondo.  Sin dal principio del 900 , la pizza e le pizzerie rimangono un fenomeno prettamente napoletano e gradualmente italiano, nell’ Italia settentrionale iniziò a diffondersi solo nel secondo dopoguerra , gli italiani immigrati hanno fatto conoscere , apprezzare e anche modificare la pizza nel mondo.  Al di là delle antiche origini, quello che si sa per certo è che a Napoli nel 1500 ad un pane schiacciato venne dato il nome di pizza, e oggi la pizza è insieme al Vesuvio , uno dei maggiori simboli della splendida città partenopea.

 

 

 

 

 

Calimero e Carosello: il nuovo fenomeno del consumismo italiano negli anni del boom

Il 3 febbraio 1957 andava in onda la prima puntata di Carosello, sul canale televisivo “Programma Nazionale”.

L’intuizione geniale avuta dai creatori della trasmissione fu quella di proporre una serie di sketches con l’obiettivo di promuovere dei prodotti. Tra questi piccoli siparietti pubblicitari, probabilmente uno dei più amati è stato Calimero. Ma per quale motivo questo simpatico pulcino è riuscito ad entrare nei cuori degli italiani?

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Dove il tempo sembra essersi fermato…

Quello che abbiamo vissuto è stato senza dubbio il periodo più triste della nostra vita finora. Mi piacerebbe raccontare di una quarantena piena di cose da fare, diverse ogni giorno, ma così non è stato. Dal 9 marzo 2020 mi è sembrato di essere immerso in un vortice temporale dove ogni giorno era identico all’altro, le uniche variazioni erano quelle climatiche e, purtroppo, le notizie che erano in continuo aggiornamento.

La mia giornata si componeva praticamente di step ben definiti, si partiva da un risveglio nell’orario standard che può avere uno studente universitario, intorno alle 09.00, e si proseguiva all’ascolto delle lezioni e allo studio dei testi fino al primo pomeriggio.

Dopodiché il tempo veniva dedicato allo svago, bisognava pur scaricare il carico di lavoro mentale fatto fino a quel momento. Esso consisteva o nel giocare alla Play-station o alla visione di serie televisive/film. Devo constatare che senza l’aiuto della tecnologia per me, un semplice ragazzo di 25 anni, questi giorni interminabili non sarebbero passati con “leggerezza” come effettivamente sono trascorsi. Sia chiaro che quello che voglio intendere è che la noia non mi ha mai assalito.

La parte più triste e angosciante della giornata arrivava intorno alle 18:00 quando venivano aggiornati i bollettini della protezione civile. Ogni giorno più che sembrare un bollettino di una pandemia, sembrava di vivere un resoconto di una guerra, ed è proprio questo che creava quell’atmosfera di angoscia e paura che ti accompagnava fino al giorno seguente, dove tutto ricominciava da capo.

Una piccola parte di positività in questa esperienza di vita secondo me la possiamo intravedere, abbiamo riscoperto la famiglia e con essa i dialoghi, i confronti, le risate, passare le serate insieme. Relazioni e azioni naturali che con il ritmo frenetico dei giorni che viviamo in tempi di normalità avevamo perso.

Il ricordo più bello legato alla riscoperta di questo legame familiare è quando il sabato arrivava il momento di fare la pizza fatta in casa. Era il momento clou della settimana, il più atteso. Lo stare tutti insieme a preparare del cibo era qualcosa che ti faceva staccare un po’ da tutto e non pensare a ciò che c’era fuori.

Ricordi di una quarantena

Ricordo il 21 Febbraio quando appena rientrato da un breve viaggio all’estero salutai la mia famiglia con un sincero e sicuro “ci vediamo tra qualche settimana” e dal mio piccolo paese nella provincia di Bergamo mi diressi a Teramo per l’inizio delle lezioni universitarie.

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Quarantena a testa in giù

Caro diaro,

proverò a raccontarti brevemente come ho vissuto la mia esperienza di quarantena. Credo che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato quello che poi si è verificato. Non mi sarei mai aspettata un blocco e una chiusura totale; avevo lasciato anche le scarpette nello spogliatoio della scuola di danza. Quello che personalmente mi è pesato di più è stato lo sgretolarsi dei vari progetti in programma: concorsi di danza per le mie allieve, spettacoli, esperienza estiva negli USA con tanto di corso in lingua e di corsi di danza, viaggio in Perù. Come quando corri e ti trovi all’improvviso un muro davanti!

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Smart working e quarantena

Il 10 marzo 2020 il mondo che conosciamo, si è improvvisamente arrestato. E’ stato un po’ come vedere una Ferrari che procede a 200 Km orari alla quale viene tirato, d’improvviso, il freno a mano. Tutte le azioni che fino a quel giorno mi erano familiari come abbracciare un amico, prendere un treno o un aereo, dare una stretta di mano, mangiare al ristorante, andare dal parrucchiere, sono diventate “proibite”.
Io sono una studentessa un po’ avanti con gli anni (ho intrapreso la carriera universitaria per migliorare la mia posizione lavorativa) e ho vissuto il periodo del lock down con molta ansia, sia per il mio futuro ma soprattutto per quello dei miei figli. Mio figlio maggiore è proprietario di un ristorante ed in una notte si è trovato senza lavoro. Io lavoro in una pubblica amministrazione ed in due giorni mi sono dovuta inventare, insieme ai colleghi, lo “smart working”, un sistema di lavoro che per chi conosce la burocrazia della pubblica amministrazione, è impensabile perché a noi “piace vivere in mezzo alle scartoffie”, agli archivi polverosi, alle penne ed alle matite.

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