Quarantena a testa in giù

Caro diaro,

proverò a raccontarti brevemente come ho vissuto la mia esperienza di quarantena. Credo che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato quello che poi si è verificato. Non mi sarei mai aspettata un blocco e una chiusura totale; avevo lasciato anche le scarpette nello spogliatoio della scuola di danza. Quello che personalmente mi è pesato di più è stato lo sgretolarsi dei vari progetti in programma: concorsi di danza per le mie allieve, spettacoli, esperienza estiva negli USA con tanto di corso in lingua e di corsi di danza, viaggio in Perù. Come quando corri e ti trovi all’improvviso un muro davanti!

 Il primo periodo mi sarei disperata molto volentieri, ma ho cercato fin da subito di sfruttare questa reclusione forzata e di trarne qualcosa di buono e positivo in mezzo al caos e alla disperazione che si vedevano intorno. Non è stato facile: il pensiero di chi non ce l’ha fatta, di chi non ha potuto salutare per l’ultima volta i propri cari, le immagini di tutte quelle bare portate via dall’esercito, di tutte queste vite spezzate hanno riaperto in me vecchie ferite. Momenti di sconforto e pensieri di solidarietà legati a chi non ha situazioni familiari facili, a chi non vive in ambienti domestici accoglienti o a chi vive in estreme condizioni di povertà. Italia nostra, quanta strada ancora hai da fare.

Tutto questo mi ha fatto riflettere su quanto io sia stata fortunata nel poter vivere questo momento con la mia famiglia. Ho amato come non mai il fatto di avere un giardino che mi permettesse di prendere aria, di poter correre all’interno del recinto, di uscire dalle mura domestiche e fare una passeggiata di qualche metro. Ho cercato di mantenere ritmi di vita regolari per i quali durante la settimana mi svegliavo presto e nel weekend mi concedevo ore in più di sonno. Ho studiato per finire gli esami mancanti nel minor tempo possibile, per essere pronta poi, nel momento in cui tutto sarebbe finito, ad uscire e riprendermi quella libertà di poter fare che tanto mi è mancata. Ho reperito materiale per il lavoro di tesi, cosa non proprio semplice durante questa situazione di lockdown. Ho scelto e letto libri di autori dalla scrittura fluida e facile che mi dessero l’idea che qualcosa di facile era ancora possibile. Non ho molto cucinato, ma ho mangiato più che altro, mia madre cucina davvero bene! Immancabili le videochiamate e gli aperitivi virtuali con amici, nipotini e parenti vari che mi sono mancati terribilmente. Ho fatto attività sportiva per non perdere del tutto l’allenamento: la sala, per la gioia di mio padre che si è ascoltato musica classica almeno due volte alla settimana, era diventata la mia sala di danza con le sedie usate come sbarra. Ho fatto lezioni di danza alle mie allieve, per cercare di regalare loro un minimo di normalità. Ho fatto esercizi a corpo libero sotto la supervisione dei miei due personal trainer: mio fratello e il mio fidanzato che hanno subito comprato l’attrezzatura idonea per trasformare la taverna in una sala pesi, nella quale il baule della nonna si è magicamente trasformato in una panca piana. Ho fatto videolezioni di pilates, e di yoga. In questo periodo in cui fondamentale era il modo in cui vivevi la situazione e cercavi di vedere ‘sto bicchiere mezzo pieno (anche se a volte, non lo nego, avrei voluto vederlo frantumato in mille pezzi) mi sono impegnata nel riuscire a fare la verticale sulla testa e mi sono detta che non appena sarei potuta uscire, una delle prime foto, sarebbe stata proprio quella a testa in giù per ricordarmi che, nonostante il periodo, qualche bella e nuova esperienza e qualche obiettivo, seppur piccolo, ero riuscita a realizzarli!

Sicuramente il fatto di non vivere nelle zone centro e fulcro del virus hanno permesso alla mia positività di emergere più facilmente. I racconti dei miei amici milanesi mi lasciano ancora senza parole. Spero che questo periodo così intenso e difficile ci sia servito per riscoprirci e migliorarci, altrimenti sarà davvero stato “solo” un blocco totale.

Caro diario,

quando racconterò di tutto questo ai miei figli o nipoti, non ci crederanno!

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