RIFLESSIONI DI QUARANTENA

Caro Diario,

i minuti, le ore, i giorni continuano a scorrere inesorabilmente. Sembra ieri il giorno in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri G. Conte dichiarava la chiusura totale dell’Italia.

Ciò che ha provocato questo lockdown, nel mio caso, è una distorsione spropositata della percezione del tempo. La vita sociale si annienta, gli impegni che erano parte integrante della mia routine quotidiana scompaiono. Le giornate diventano un’insignificante linea piatta, gli unici momenti di socialità sono dati dall’uscita settimanale per fare la spesa. Stando 24 ore in casa il tempo sembra essere infinito, penso: “ora farò tutto quello che non ho mai potuto fare per via dei miei impegni, riscoprirò me stesso, le mie passioni”. Sicuramente si ha una riscoperta di sé stessi in quanto si è costretti a stare da soli in quattro mura, quindi la mente è in un certo senso obbligata a riflettere, anche se in realtà tutto questo tempo a disposizione ti sovrasta, ti rende impotente. Non si riesce mai a spendere il tempo come si vorrebbe. Mi trovo in una situazione agiata che mi rende totalmente passivo verso ogni input vitale. Continuo a procrastinare ciò che potrei fare ora appunto perché domani sarà come oggi e quindi perché impegnarmi oggi quando domani non avrò nulla da fare? Ci si rende conto dello spreco di tempo solo quando la vita normale inizia a ripresentarsi.

In ogni caso mi sono adoperato quanto meglio per far fronte alla desolazione indotta da questa reclusione coercitiva. La musica mi ha accompagnato durante tutte queste giornate. Ho riscoperto musicisti che non ascoltavo da tempo, ho spolverato (e ovviamente letto) libri che da anni erano nella mia lista letture. Sicuramente ho studiato e reperito materiale per la mia tesi.

“One good thing about music, when it hits you, you feel no pain.” Bob Marley

Mi ritrovo confinato lontano dalla mia famiglia ma per fortuna sono in compagnia della mia ragazza e del mio coinquilino. Discutiamo continuamente degli sviluppi e degli esiti che questa pandemia sta generando su di noi e su tutto ciò che ci circonda: i dpcm, le disuguaglianze che aumentano, i morti che diventano numeri, lo sciacallaggio mediatico, la crisi economica all’orizzonte e così via.

Le anime affini superano ogni intemperia.

Tutti pensavamo che il progresso fungesse da “scudo” verso ogni tragedia ma in realtà ho capito che le tragedie mostrano tutta la superficialità e fragilità del sistema economico-sociale odierno. Abbiamo la vista offuscata da una incessante rincorsa verso il materiale, l’utile, ma poi, quando davanti alla nostra vista si presentano sciagure inaspettate come il COVID-19, ci rendiamo conto che forse anche solo una semplice passeggiata per le strade della propria città può essere qualcosa di rigenerante, libero, emozionante.

Ciò che mi porterò dentro di questa imprevista esperienza è la voglia di vivere ogni singolo momento che il destino mi presenta, senza pensare mai alla superficialità dell’attimo. Il virus mi ha ricordato che non esistono cittadini di serie A e di serie B: esistono solo cittadini.

La salute, il benessere, il senso comune, la libertà non devono mai essere date per scontate.

Francesco Rosedorne

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