Una vita incompleta

 

Siamo sempre tutti distratti, siamo presi dalle nostre vite frenetiche che sembrano non fermarsi mai, diamo troppe cose per scontate, non riusciamo bene ad apprezzare ciò che abbiamo, invece, sappiamo dire bene ciò che vorremmo avere. Questo periodo è difficile per tutti, alcuni ne soffrono più di altri, c’è chi ha la fortuna di avere accanto una famiglia e un pasto tutti i giorni, c’è chi è solo, c’è chi non può permettersi nulla, c’è chi è lì fuori a combattere questa guerra per il bene di tutti noi, c’è chi vuole ignorare questa situazione, e chi invece è costantemente preoccupato.Non ci abbiamo mai fatto caso, non ci abbiamo mai pensato abbastanza, ma il nostro futuro è incerto e lo è sempre stato. Ad oggi tutti parlano di aspettare la fine di tutto questo per avere una rinascita, ma cos’è che comporta una rinascita? Non sarà di certo questo distacco dalla società e dal mondo esterno che ci farà rinascere, perché non è abbastanza per cambiare, e potrebbe succedere che torneremo com’eravamo prima, sempre troppo occupati. La rinascita deve partire da noi, dalla nostra volontà, da ciò che siamo disposti a fare, perché il tempo non fa il lavoro al posto nostro, ma siamo noi che dobbiamo impegnarci al meglio per “rinascere”. Una rinascita deve essere spinta da un obiettivo, se si ha un obiettivo, quello di migliorare in questo caso, si può rinascere. La nostra rinascita non deve essere vista come una conseguenza certa ed inevitabile. Personalmente per me questo è stato un periodo di forte confusione, e pensare a una futura rinascita forse mi ha aiutata a non mollare mai. È come se tutte le mie certezze passate, ad oggi siano state messe in discussione. È stata una situazione che però mi ha fatto saper apprezzare di più ciò che ho, ciò che ho vissuto, e soprattutto le persone che nonostante tutto mi sono vicine. Saper apprezzare le cose quando le diamo per scontate, è più complicato, è per pochi, per quei pochi che davvero capiscono l’importanza di ogni piccolo gesto o momento. Ora riusciamo ad apprezzarle di più perché è come se le avessimo perse, oramai i mesi che ho vissuto prima del corona virus sembra che facciano parte di un’altra vita. Una vita molto lontana da quella che stiamo vivendo adesso, una vita che sembra incompleta.  Mi sono resa conto delle cose che reputavo scontate, un caffè o un aperitivo al bar con gli amici, una serata in discoteca, un pranzo in famiglia, il mare, un concerto, un viaggio, o una semplice passeggiata. Passavo la maggior parte del tempo fuori casa, ero sempre impegnata, tra università, lavoro e uscite varie. Ritrovarmi da un giorno all’altro costretta a restare in casa, data la pandemia, ha stravolto molti dei miei piani. Il covid-19, ha sconvolto tutti, in modi diversi, purtroppo ci sono stati molti morti, molti malati gravi, inizialmente le sale di terapia intensiva erano stracolme e non si riusciva a gestire la situazione, i pronto soccorsi erano diventati dei veri e propri lazzaretti, ogni reparto disponibile è stato convertito per quelli affetti da corona virus. Oltre ai malati e ai morti il covid-19 ha portato a un lockdown totale del paese e con esso molte conseguenze negative per tutti. I primi giorni di quarantena non mi rendevo ancora conto della situazione che stavamo vivendo. Con il passare dei giorni ho iniziato a comprendere meglio, ho capito che avremmo dovuto fare molti sacrifici, ho sperato che tutto potesse finire al più presto, devo ammetterlo, all’inizio ero un po’ sognatrice. Mentre il tempo passava sono diventata sempre meno sognatrice e vedevo tutto negativo, ho vissuto giorni in cui l’ansia mi paralizzava, non riuscivo a fare nulla e per questo stavo ancora peggio perché sentivo di star buttando via del tempo prezioso, perché questo per tutti era il tempo di mettersi in gioco “a distanza”, imparare a fare cose nuove, allenarsi, studiare. Dopo un po’ di sofferenze, e di giorni passati contati in puntate di serie tv e film, ho capito che se avessi voluto stare meglio avrei dovuto fare qualcosa, quindi ho deciso di mettermi in gioco anch’io. Ho iniziato ad allenarmi e ho ripreso a correre sul tapis roulant, correre mi fa sempre sentire meglio, mi fa sentire più libera e in una quotidianità che oramai mi andava stretta, era ciò che mi serviva. La ripresa delle lezioni con la didattica online inizialmente mi aveva destabilizzata ancora di più, in famiglia siamo sei, ho tre sorelle minori, e in casa un solo pc, era davvero difficile coordinare i nostri impegni. Fortunatamente, data la situazione, siamo riusciti ad attrezzarci per soddisfare tutti al meglio. Avere una famiglia numerosa, soprattutto con delle bambine ha complicato ancora di più le cose, ho vissuto oltre a un trauma personale anche quello delle mie sorelle minori, che non avrebbero mai potuto essere pronte ad una situazione del genere, se una persona adulta sa capire la situazione e comprende i sacrifici necessari da fare, allo stesso tempo come si spiega a una bambina che non può più vedere i suoi compagni di classe, o che non può più andare dalla nonna, e che tutti i parchi del paese sono chiusi? È stato difficile far accettare la situazione alle più piccole, ma alla fine, con molto dispiacere hanno compreso cosa si poteva fare, e cosa no, per il bene di tutti. La prima fase è stata molto delicata, il virus era stato sottovalutato però poi all’improvviso tutto è cambiato, ci siamo ritrovati in un mondo diverso, abbiamo cambiato le nostre abitudini, le nostre vite frenetiche si sono fermate, tutto ha subito un rallentamento. Quando tutto intorno andava più lento, finalmente tutti hanno capito quanto fosse stata importante ogni nostra piccola libertà, quella libertà che oggi ci sembra così lontana, quasi impossibile da riavere. Mi sono sempre chiesta cosa fosse la superficialità, come si possa distinguere una persona che vive superficialmente, da una che vive ogni momento fino in fondo, ho conosciuto la superficialità, riconoscendola in tutti noi, perfino in me stessa. Vivere in questo momento quasi apocalittico, mi ha fatto vedere più lati di una vita che vivevo unilateralmente, con la certezza di un domani, con la certezza di poter fare sempre, o la maggior parte delle volte, ciò che voglio, oggi capisco che la vita di certezze ne ha poche, che d’improvviso potresti trovarti a vivere una vita che non è la tua, quindi anche se ero solita rimandare le cose senza farci troppo caso, ora ci penserò un bel po’ prima di rinunciare o rimandare qualcosa. Avevo molti programmi per quest’anno, viaggi, concerti e perfino l’Erasmus in Lituania, vedere tutte queste cose andate perse per il corona virus mi ha segnata molto, proprio perché ho capito che non sono solo io a decidere per la mia vita, ma che ci sono molte cose che la possono influenzare, che una mia scelta resta tale, e si può realizzare solo se tutto il resto decide che va bene. Avere venti anni ti fa credere che tutto ciò che vuoi fare, puoi farlo, ti senti quasi in dovere di fare più esperienze possibili, perché tutti ci dicono che “questi anni sono gli anni migliori della vita e nessuno ce li ridarà indietro”. In una situazione del genere, sembra che questo tempo andrà perso, che ci abbiano rubato un pezzo importante di vita e di esperienze, che sarà impossibile riprendere. Io però voglio credere che non sia così e che non tutto è perduto, voglio sperare che sto solo rimandando la mia vita, quella vera, quella che deve essere vissuta fino in fondo. Quella che torni a casa senza voce dopo aver cantato tutta la sera, che torni a casa con i piedi che ti fanno male perché hai ballato tutta la notte, quella vita che ti fa svegliare ad ora di pranzo con i postumi di una serata leggendaria, quella che hai i capelli e la pelle pieni di salsedine, quella vita che fai, senza pensarci troppo, senza dover indossare una mascherina e un paio di guanti, quella in cui non esistono le distanze sociali, quella vita che ti fa perdere in un abbraccio, e che vivi per davvero.

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