DISINFETTIAMO LE PAROLE

Il flusso della disinformazione e delle ‘fake news’ è particolarmente pericoloso, quanto più tocca il tema della salute umana. In questo momento di allerta e pericolo mondiale, data la dichiarazione di pandemia Covid-19 da parte dell’OMS, il flusso di fake news riguardanti il tema Coronavirus in rete e sui social aumenta progressivamente la sua portata. Ciò alimenta uno stato di confusione generale e comportamenti inadatti tra le persone. Anche per gli esperti del settore medico- scientifico, politici e giornalisti diventa difficile muoversi in un mare di notizie e discernere le informazioni corrispondenti al vero da quelle false.
Al fine di garantire l’attendibilità delle notizie che scorrono sui social, il Ministero della Salute attraverso il canale Twitter, ha rivolto una raccomandazione a tutti i cittadini italiani, invitandoli ad affidarsi esclusivamente a fonti ufficiali, in modo tale da limitare la diffusione di notizie scorrette che graverebbero sullo stato psicologico e comportamentale delle persone. Il tweet a cui si vuol far riferimento risale al 2 Aprile:

La pagina del sito istituzionale si è dedicata alla raccolta e alla smentita di fake news tra le più frequenti sui social, che spesso arrivano a dominare il pensiero pubblico. Tra quelle citate nell’articolo a cui rimanda il Ministero, è opportuno soffermarci su alcune di esse:
1) Ci si può infettare bevendo acqua del rubinetto
Assolutamente falso. Il Ministero ci assicura che l’azione di bere acqua dal rubinetto è priva di pericolo, poiché quest’ultima prima di arrivare nelle nostre case, è sottoposta a dei procedimenti di depurazione, i quali permettono l’abbattimento
dei virus insieme a una fase finale di disinfezione.

2) Le zampe dei cani possono essere veicolo di trasmissione del Coronavirus e vanno sterilizzate con la candeggina
Il Ministero smentisce. Attualmente non vi sono dati per cui i cani e gli animali in generale possano trasmettere il coronavirus. È altamente vietato l’uso di candeggina, seppur diluita nell’acqua, come disinfettante per le zampe dei nostri amici pelosi. Occorre semplicemente un’accurata igiene degli animali al rientro di una passeggiata, evitando prodotti a base alcolica, i quali potrebbero provocare irritazioni. Quindi, è consigliato l’utilizzo di acqua e sapone neutro.

Altra smentita, arrivata con un tweet risalente al 30 Marzo, riguarda la notizia (scorretta) in cui si afferma che l’ingestione di aglio prevenga l’infezione.

Con forza il Ministero smentisce la fake news. L’aglio è un alimento riconosciuto per le sue proprietà antimicrobiche ed è uno dei rimedi più antichi e diffusi della medicina popolare. Contiene l’allicina che è un antibiotico potente, la cui forte azione inibente efficace su numerosi tipi di batteri (tra cui quelli responsabili del tifo) venne notato già nel 1858 da Louis Pasteur, chimico e microbiologo francese. Nonostante le ricche proprietà, ad oggi l’aglio, come nessun altro alimento, è in grado di poter prevenire il contagio Covid-19. Non ci sono evidenze scientifiche che testimoniano il contrario.

Con lo scopo di contrastare la diffusione di informazioni scorrette, molte piattaforme tecnologiche hanno attuato una serie di contromisure per informare i propri utenti in modo efficace ed evitare allarmismo, per questo Twitter ha iniziato a verificare gli account di un gran numero di esperti tra medici, operatori sanitari, ricercatori, studiosi e funzionari governativi. La piattaforma di microblogging lo aveva annunciato il 20 Marzo e ad oggi afferma di aver aggiunto il badge (la tipica spunta a fianco dell’handle) a oltre 1.000 nuovi account. È un ritmo decisamente elevato anche se non è noto esattamente come avvenga il processo di verifica.

Inoltre, nella pagina di accesso è stata aggiunta una schermata che indirizza gli utenti alle notizie più recenti riguardanti la situazione Covid-19 in Italia. La pagina fornisce aggiornamenti in tempo reale da risorse ufficiali e credibili.

Secondo un tweet di Agenzia ANSA, le fake news vengono bloccate con buone percentuali anche se su Twitter la percentuale è più bassa: solo il 41% delle false informazioni viene filtrato contro il 76% di Facebook, cioè solo 4 notizie su 10. Nel merito delle fake news, per il 59% si tratta di notizie spesso vere che vengono manipolate, distorte, ricontestualizzate e rielaborate, mentre il 38% sono inventate di sana pianta. Sui social, tuttavia, a circolare di più sono le notizie manipolate, che danno vita all’87% delle interazioni, mentre le notizie completamente inventate rappresentano il 12%. Guardando alle fonti della disinformazione, le notizie provenienti da politici, celebrità e altre figure di spicco costituiscono il 20% delle bufale prese in esame, ma danno vita al 69% del coinvolgimento sui social. Quanto ai contenuti, la categoria più presente (39%) riguarda dichiarazioni manipolate o inventate in merito ad azioni e norme di autorità pubbliche, compresi rappresentanti dei governi e autorità internazionali come l’Oms e l’Onu.

Esempio esplicativo di fake news e della conseguente strumentalizzazione finalizzata alla diffusione di sconcerto e odio culturale è la “bufala” sulla presunta origine del virus creato ad hoc in vitro da scienziati cinesi nel 2015. La semplice analisi della successione dei tweet, l’oggetto di comunicazione e la modalità di presentazione della notizia costituiscono una prova illuminante, in un contesto già esasperato, di sfruttare deliberatamente idee complottistiche, che spesso fomentano l’irrazionalità collettiva, per finalità politiche.

Il 25 Marzo 2020, a breve distanza dall’arrivo in Italia di un’equipe di medici e di una fornitura di presidi sanitari provenienti dalla Cina come concreta vicinanza solidale di un popolo che ha già affrontato questa emergenza, con sospetta coincidenza, a distanza di circa 30 minuti l’uno dall’altro, vengono postati dai due leader dell’opposizione, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, due tweet. In questi, viene data per vera la notizia della presunta origine del virus creato da scienziati cinesi in laboratorio tramite manipolazione del virus della SARS allo scopo di realizzare un “supervirus” pericolosissimo per l’Uomo. La conseguenza inevitabile di questo tipo di notizia, in un momento di assoluta instabilità e incertezza, non può essere che l’individuazione nel popolo cinese di una perversa macchinazione per una occulta strategia per destabilizzare l’economia mondiale.
I tweet presentano le tipiche caratteristiche della strumentalizzazione:
-decontestualizzazione del video estrapolato arbitrariamente dalla fonte e relative omissioni: il video in questione è un servizio trasmesso nel 2015 da TGR Leonardo,programma televisivo di informazione scientifica, che dava notizia di un esperimento in laboratorio per la creazione di un vaccino per il virus della Sars.
-intento occulto: individuazione di un “nemico”, di un capro espiatorio, nella fattispecie il popolo cinese. Già più demonizzato per la tradizione e cultura e nello specifico l’alimentazione.
-alienazione: l’attribuzione della creazione del virus ad un esperimento in vitro alleggerisce l’essere umano nella società da responsabilità perché identifica una causa artificiale deliberata ad una degenerazione di un fenomeno naturale che sfugge al nostro controllo e che andrebbe a mettere in discussione l’idea stessa di società e il rapporto uomo-natura.
Le fake news non smettono mai di stupirci, alzando sempre più le aspettative, andando a toccare temi sempre più inaspettati e senza limiti di infondatezza, come per esempio la tesi complottistica sul nuovo coronavirus creato appositamente da scienziati, fortunatamente smontata a più riprese dalla scienza.
Purtroppo, questo video oltre a destare scalpore, ha anche destato atroci dubbi tra i cittadini già destabilizzati.
Per far fronte all’ennesima “bufala” del web, si fa nuovamente ricorso alla conoscenza del dottor Burioni, che con prontezza ci spiega la totale impossibilità di relazione tra quel virus e l’attuale pandemia, chiarendo prima di tutto le differenze tra loro e, oltre a Burioni, è la stessa rivista Nature che smentisce la teoria complottistica.

Un tweet dello stesso Burioni ci riporta sull’intervista grazie alla quale veniamo a conoscenza di ciò.
«A chiunque conosce un minimo di virologia è evidente che il lavoro scientifico del 2015 a cui si riferisce il video, e che fu un bellissimo lavoro, pubblicato su Nature, non ha nulla a che fare con il virus che è emerso nel 2019. Quello che hanno fatto i ricercatori nel 2015 è stato prendere un coronavirus di topo, mettendoci dentro un pezzo di coronavirus di pipistrello (ma l’impalcatura del virus è rimasta quella del topo) per dimostrare la pericolosità di questi virus e per tentare di capire in vitro i meccanismi attraverso i quali possono passare dagli animali all’uomo e, soprattutto, per studiare la possibilità di mettere a punto vaccini efficaci validi per tutti i coronavirus. Conoscendo la sequenza di un virus, e noi conosciamo la sequenza di Sars-Cov-2, è possibile stabilire esattamene da dove viene e sappiamo che viene dal pipistrello e non dal topo, come invece era quella del laboratorio. E con il tempo, quando avremo a disposizione più sequenze, potremo stabilire anche il momento nel quale il virus è passato all’uomo e quando e da dove è arrivato in Italia. Questo tipo di studio si chiama Molecular Clock Analisys ed è quello che ci ha fatto capire in passato, con certezza, non con probabilità, che il virus Hiv è passato dalle scimmie all’uomo all’inizio del ‘900, si è diffuso localmente in Africa, passando poi ad Haiti e da lì nel mondo occidentale. Quindi possiamo dire con certezza che il virus sta circolando è del tutto naturale e che non ha assolutamente nulla a che fare con quello che è stato creato in laboratorio con il coronavirus di topo nel 2015», queste sono le parole esatte di Burioni per confutare la tesi del virus creato in laboratorio.

Il professore, oltre a metterci al corrente di ciò che si nasconde dietro quel falso video, ritorna a sottolineare la pericolosità disarmante della continua diffusione di fake news, poiché in questo momento, usando un eufemismo, così delicato, l’ultima cosa da fare è di perder tempo dietro inutili quanto dannose disquisizioni. La falsa notizia genera sconcerto e allarme in un Paese in cui si richiede impegno estenuante al sistema sanitario e che necessita della collaborazione attiva di ogni singolo cittadino e la fake news fiacca e indebolisce l’adesione ai sacrifici. Solo con una popolazione correttamente informata si può rispondere con lucidità all’epidemia.
Inoltre, Burioni ritorna ad evidenziare quanto sia necessario che ognuno venga responsabilizzato, poiché proprio il sottrarsi a queste procedure danneggia non solo il singolo cittadino, ma l’intera umanità.
A conferma di ciò, egli ricorda l’incoscienza e l’ignoranza di persone che, in passato, hanno sottovalutato la pericolosità del virus, ritenendola un’infezione come le altre, che sarebbe passata in un paio di settimane; atteggiamento che ha permesso che molte persone, tra cui politici, agissero incautamente, come ad esempio andarsene in montagna a sciare, quando già scuole ed università erano chiuse. Come sappiamo, ciò, ha contribuito notevolmente al propagarsi dell’infezione.
Perciò Burioni richiama alla responsabilità sia il medico, che il singolo cittadino nella gestione dell’informazione a partire da un semplice “retweet”, puntando il dito soprattutto verso i giornalisti che fanno dell’informazione il proprio mestiere e che spesso veicolano falsità.
La crisi innescata dal virus ha messo ancora una volta in luce l’importanza cruciale dell’informazione veritiera e corretta e di quale straordinaria arma a doppio taglio sia la rete di internet e della suprema responsabilità di ciascun individuo nella diffusione delle informazioni.

A Cura di:
Cappello Lucia
Galise Martina
Pappalardo Matteo
Schiavon Cecilia

Link:
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Efficienza della comunicazione in Italia: Smart working o Telelavoro?

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Da settimane ormai l’Italia si trova a far fronte all’emergenza Covid-19, tutti i settori ne soffrono e sono costretti a riadattarsi alle nuove esigenze del popolo italiano. Uno dei campi più penalizzati è sicuramente quello del lavoro. Per permettere a più persone possibili di continuare il loro lavoro, è entrata a far parte della quotidianità il termine Smart-working.

Sul social LinkedIn la Lombardia è l’unica tra le regioni d’Italia ad aver   lanciato una campagna social atta a raccogliere testimonianze da parte di Smart workers.

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Il Ministero del Lavoro, a proposito di ciò, ha anch’esso lanciato una campagna social su LinkedIn il 27 marzo 2020 che si proponeva di raccogliere foto ed esperienze di Smart workers con l’hashtag #IoLavoroSmart.

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La campagna si è conclusa il giorno seguente grazie alla mole di foto-testimonianze ricevute dal profilo istituzionale.

Il profilo LinkedIn della regione Veneto ha invitato gli utenti a recarsi sul sito regione.veneto.it, poiché è stata aperta una sezione a riguardo con le varie indicazioni da seguire.

Ma cos’è lo Smart Working, o in italiano Lavoro agile, e perché è un termine sbagliato da usare in questo contesto?

In Italia se ne sente sempre più spesso parlare, soprattutto negli ultimi mesi in relazione all’emergenza Covid-19.

C’è chi la definisce una filosofia manageriale che restituisce flessibilità e autonomia alle persone (Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio Smart Working, politecnico di Milano), c’è chi invece lo vede come un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda (Emanuele Madini, esperto di Smart Working ed HR Transformation).

Il Telelavoro altro non è che la riproposizione del lavoro di ufficio in sede domiciliare, in questo caso l’azienda deve impegnarsi a fornire strumenti che permettano di svolgere il proprio lavoro direttamente da casa. Il dovere del lavoratore è, invece, quello di assicurare lo svolgimento di tutte le ore di ufficio previste. Inoltre, per telelavorare, si necessita la stipulazione di un contratto differente da quello standard.

Dunque, è evidente la confusione fra le parole, dato che sottintendono due concetti distinti. L’elemento che differenzia queste modalità è la mobilità stessa, dato che uno Smart worker ha la possibilità di svolgere i propri obbiettivi in qualsiasi luogo, anche all’interno dell’azienda e in ambienti adoperati per il co-working.

Quest’articolo si propone di far notare al lettore che la maggioranza dei profili istituzionali fa uso erroneamente del termine Smart Working, considerando che il termine più adeguato da usare sarebbe Telelavoro.

Analizzando i dati di Google Trends ed effettuando una ricerca incrociata tra i termini ‘’Telelavoro’’, ‘’Smart Working’’ e ‘’Lavoro agile’’ abbiamo constatato che in concomitanza alla pandemia c’è stato un picco di ricerche riguardanti lo Smart Working.

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Secondo Google Trends, il picco delle ricerche è da datarsi tra l’8 e il 14 marzo 2020. La media delle ricerche di Google Trends prevede un minimo di 0 e un massimo 100. Nel periodo sopra citato, la parola Telelavoro riporta un 9, Lavoro Agile riporta un 24, mentre Smart Working riporta un 100. L’utilizzo della parola Smart Working è quindi esponenziale rispetto alle altre.

Non solo i profili istituzionali confondono i termini, bensì anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte e varie testate giornalistiche. Il premier, infatti, ha annunciato in una diretta Facebook, la chiusura di tutte le attività non essenziali, ad eccezione di quelle che potessero adoperare lo Smart Working confondendolo con il Telelavoro.

Come detto in precedenza, anche le testate giornalistiche fanno questo uso improprio del termine. In seguito, alcuni esempi:

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Mentre, ci sono altri giornali che fanno un utilizzo appropriato del termine ‘’Telelavoro’’ solo nel corpo dell’articolo, generando un clickbait nel titolo con l’uso del termine ‘’Smart Working’’: 

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Ritornando a LinkedIn, ci sono vari utenti che hanno trattato questa tematica e i relativi usi erronei, di seguito le fonti:

https://www.linkedin.com/posts/dariotatangelo_lavoro-innovazione-smartworking-activity-6651053021646077952-LUP7

https://www.linkedin.com/posts/rudybandiera_smartworking-telelavoro-activity-6650343655150235648-lfcH

Grazie a questi due utenti abbiamo sviluppato la nostra ricerca basata sull’importanza di una corretta comunicazione, soprattutto in un periodo come questo in cui dilaga la disinformazione.

Continuando sull’onda della disinformazione bisogna porre attenzione ai canali di intrattenimento presenti sul web, fra i popolari citiamo un video de ‘’Il Milanese Imbruttito’’: https://www.youtube.com/watch?v=Zmnrrf3Xdqo

Come si può vedere, in questo video, vi è di nuovo l’uso errato del termine Smart Working, il problema di video come questi è che vengono visualizzati da molte persone, perché contenuti di intrattenimento. Dunque, nel momento in cui una persona di spicco, o una persona molto seguita, fa un errore del genere, l’effetto che scaturisce è simile a quello di un virus mediatico.

Pertanto, per evitare incomprensioni di qualunque genere, invitiamo le persone ad informarsi con senso critico e a filtrare per bene le informazioni che apprendono dalle varie fonti, sia che esse siano fonti ufficiali che puro intrattenimento.

A cura di Loris Esposito, Antonio Nicolò e Alessia Cirino.

https://www.linkedin.com/company/regione-lombardia/

https://www.linkedin.com/company/ministero-del-lavoro-e-delle-politiche-sociali/

https://www.linkedin.com/company/regioneveneto/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/19/coronavirus-si-allo-smart-working-ma-a-tempo-determinato/5741207/

https://tecnologia.libero.it/smart-working-i-programmi-gratuiti-per-lavorare-da-casa-34803

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/20/news/smart-working-non-replica-l-ufficio-con-lavoratori-remoti-puo-essere-molto-piu-produttivo-1.38617271

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/coronavirus-smartworking-connessione-oltre-11-milioni-italiani-senza/deb45d24-66e8-11ea-a26c-9a66211caeee-va.shtml

Il Coronavirus tra complottismo e cospirazionismo.

Qual è l’origine esatta del Coronavirus?” è, al momento, una domanda aperta a cui si cerca ancora di dare un’accurata risposta scientifica. Sul tavolo, infatti, al cospetto di cause ancora sconosciute, ci sono soltanto delle ipotesi. Ipotesi che, tuttavia, talvolta diventano surreali, prodotti della facoltà immaginativa di coloro che, non trovando risposta a fenomeni improvvisi e apparentemente inspiegabili, ne cercano l’origine in teorie cospiratorie.

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Un eclatante caso di Fake History: il negazionismo dell’Olocausto

True-False

Natalie Nougayrède, giornalista francese esperta di questioni internazionali, scrive: “Fake news is bad. But fake history is even worse”, andando a sottolinenare la gravità del “mestiere più antico del mondo”, quello di creare notizie false. Si tratta di una mistificazione e manipolazione della storia, una montatura di eventi, il cui scopo è  divulgare una realtà inesistente, costruire miti dalle fondamenta immaginarie e perseguire i propri scopi. Continua a leggere “Un eclatante caso di Fake History: il negazionismo dell’Olocausto”

Lui è tornato… ma secondo qualcuno non se n’è mai andato!

Il 26 aprile è arrivato nelle sale italiane il film diretto da David Wnendt che mostra in modo comico-satirico come sarebbe stato se Hitler fosse vissuto ai giorni nostri.

Il film si intitola “Lui è tornato”….ma secondo qualcuno non se n’è mai andato!

Il 26 gennaio 2014 Rai News pubblica un articolo intitolato Hitler è morto in Brasile a 95 anni: è la teoria di una studentessa universitaria in cui viene esposta la curiosa teoria di Simoni Renee Guerriero Dias, una studentessa universitaria del Brasile. Continua a leggere “Lui è tornato… ma secondo qualcuno non se n’è mai andato!”