DIARIO DALLA PERIFERIA.HO VISTO DESERTA LA STRADA CHE MI HA CRESCIUTO.

 

Caro Diario, è il 16 Aprile 2020 e per la prima volta ho visto deserta la strada che mi ha cresciuto.

La data in cui è stata scattata questa foto, è per me, la più significativa dell’intero “Lockdown”, un “Lockdown” affrontato attraverso ogni emozione; per intenderci: rabbia, frustrazione, angoscia, speranza, fiducia e serenità. Tanti sono stati i momenti di noia, tanti di euforia ed eccitazione, ho riscoperto ogni singolo lato di me che durante la mia solita routine, veniva sepolto tra impegni e vizi vari. Importante è stato il mio riabbracciare la natura, la stessa che mi circonda e avvolge in completo silenzio, ma che durante questo periodo ha fatto da colonna sonora a un processo di rinascita; il mio. Nel mentre, una costante cacofonia torturava la mia mente durante questi mesi di reclusione forzata; la paura che avrei perso tutto ciò che ero prima, avrei perso ciò che mi dava un’identità, “il contatto umano”. Ho sempre detestato parlare attraverso uno schermo e vedere, poco alla volta, la realtà che ho sempre amato distorcersi sotto ai miei occhi; trasformandosi in un mucchio di pixel e odiosi “Mi senti?” “Non ti vedo bene!” “Perché non mi rispondi?”. Quei giorni ne avevo di tempo, fin troppo, ma tutto ciò di cui io avessi davvero bisogno era salvare me stesso. Le prime settimane avrei dovuto salvare me stesso dalla mole enorme di pensieri che pian piano schiacciavano sempre di più il mio petto, ho affrontato la paura di rimanere da solo; solo con il mio riflesso. Una volta che ripresi lucidità, cominciai poco alla volta a riordinare le mie emozioni in schemi precisi, sentivo di aver ripreso finalmente il controllo della mia vita, ma ciò non mi bastava; volevo altro. Nei giorni successivi imposi a me stesso di leggere, macinavo libri su libri sentendomi sempre più affamato di conoscenza, dopodiché feci uno schema di film che potessero aiutarmi e infine decisi di riprendere, dopo anni di stop, lo sport. Fu proprio grazie all’ultima scelta che ritrovai la pace interiore e il silenzio che tanto cercavo nella natura che mi circondava, la stessa natura che anni prima mi accolse a braccia aperte senza farmi domande.

Questa era Sarno, il mio paese visto con occhi diversi, un panorama nascosto nella natura e che ogni giorno mi portava ad essere a contatto con essa. Ritornare in questo posto, vedere i germogli tramutarsi in piante e alberi ergersi dove prima c’erano sentieri. Questo “lockdown” mi ha spinto a fare un viaggio introspettivo nel mio passato, attraversando quei sentieri disseminati di piante e frutti acerbi, proprio come me. Sono passati anni da quando per la prima volta sentii il mio piede sprofondare nel terreno, al tempo vedevo la vita con occhi tristi, la mia mente era occupata da pensieri tipici degli adolescenti, e nelmio caso, l’acne e l’apparecchio dentale ricoprivano molte delle mie insicurezze. A distanza di anni, ripercorrendo quelle strade ho capito che bastava sollevare lo sguardo e fantasticare un po’ per rendere quel periodo più “leggero”, perché intorno a me c’erano castelli e storie di cavalieri che combatterono battaglie fantastiche, di cui solo le mura adesso possono testimoniare.

Sono gli occhi di quell’adulto che, tornando piccolo, si riempirono di lacrime in quel “famoso” 16 Aprile 2020. Quel giorno decisi finalmente di ritornare in quel posto che mi ha cullato sin dalla nascita, quel posto che mi ha visto sorridere ai primi amici e frignare alle prime ginocchia sbucciate. Lungo quella strada ho vissuto con le mie nonne, ho visto mi padre partire con le sue valigie per trovare lavoro e mia madre, anche se stanca, accudire me e mio fratello. Quella strada ha visto risse di ogni genere, è lì che ho ricevuto il mio primo pugno in faccia, ma tra le cose più importanti c’è che quella strada mi ha visto esultare ad ogni gol fatto. “Tu sei il nipote di Graziella?” questo è ciò che sentivo dirmi ogni volta che andavo a fare la spesa, perché lì, lungo quella strada ci sono cresciuti i miei nonni e la mia famiglia prima di me. Diario, tornare in quel posto senza sentire l’odore del ragù, senza sentire il baccano delle tazze di caffè, poggiate sul bancone del bar o qualcuno in lontananza urlare “Daniè” è davvero frustrante. Quel “giovedì” fu così duro perché per la prima volta mi son sentito solo tra le persone che amo.

Questo è il mio diario.

Questa è la mia periferia.

Salerno Daniele

(Tutte le foto in questo diario sono state scattate da me durante la quarantena)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...