L'unione fa la forza


Il 2020 non è stato un anno generoso sin dall’inizio.
Difatti, un’epidemia ha colpito la Cina, e quasi contemporaneamente, anche l’Italia.
Si tratta di una malattia infettiva causata da un nuovo virus mai identificato prima negli esseri umani, che prende il nome di COVID-19, conosciuto comunemente come coronavirus.

Esso ha una rapida diffusione e causa una malattia respiratoria (come l’influenza) con sintomi quali tosse, febbre e, nei casi più gravi, polmonite.
Colpisce maggiormente anziani e persone con patologie pregresse.
Al momento non sono presenti nell’industria farmaceutica vaccini o cure specifiche per annientarlo.
L’Italia, che ogni giorno registra un numero elevato di contagi, ha dovuto fare i conti con un sistema sanitario quasi al collasso.

Numerose infatti erano i materiali di cui si era in carenza come: igienizzanti, mascherine, respiratori ed i posti letto in terapia intensiva.
Una vera e propria corsa contro il tempo ha coinvolto numerose aziende che hanno aderito, attraverso una campagna di solidarietà, rispondendo alle numerose domande di beni sanitari essenziali.
In particolare l’azienda Roche ha deciso di mettere a disposizione del servizio sanitario i sistemi cobas 6800 e 8800 che sono delle piattaforme per diagnostica molecolare che permettono di analizzare fino a 384 test (cobas 6800) e 960 test (cobas 8800) in un turno di otto ore, con i primi 96 risultati disponibili in circa 3 ore, accelerando così la diagnostica dei presunti soggetti affetti da COVID-19.
Oltre al potenziamento della diagnostica, si è intervenuti su l’ampliamento dei posti in terapia intensiva.
A questa problematica ha risposto l’azienda Malvestio che è stata coinvolta, dal Sistema Sanitario Italiano, nella fornitura straordinaria dei letti speciali da terapia intensiva, per agevolare un veloce allestimento dei reparti d’emergenza.

E’ stato concordato un piano di lavoro eccezionale che ha visto l’adesione, su base volontaria, di oltre 70 addetti alle linee di produzione dei letti.

Per completare, in definitiva, la struttura delle terapie intensive hanno fatto fronte aziende come SIARE affiancata sia dal governo, che ha inviato circa 25 membri del personale del ministero della difesa per aiutare nella produzione di ventilatori; sia dalla FERRARI, la quale si è resa disponibile ad aiutare nella produzione di alcuni componenti meccanici ad alta precisione.


Sotto il motto “l’unione fa la forza” un’altra alleanza importante che si è avuta, è stata quella tra ISINNOVA e IVAR GROUP.

Isinnova ha pensato e disegnato il progetto per trasformare la maschera subacquea di Decathlon in un respiratore, con l’aggiunta di un pezzo, prodotto da IVAR GROUP attraverso una stampante 3D, che permette di adattarla ai macchinari atti alla respirazione.



A far fronte, invece, alla carenza di disinfettanti e igienizzanti sono venute in soccorso aziende come la Menarini (industria farmaceutica italiana), che attraverso un post su Linkedin ha annunciato:
“Convertiremo parte del nostro stabilimento produttivo di Firenze per produrre 5 tonnellate di gel disinfettante a settimana che saranno distribuite su tutto il territorio italiano e gratuite dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.” 
E poi ancora, L’Erbolario che dopo la chiusura volontaria, ha deciso di riaprire per due giorni un solo reparto per confezionare un gel igienizzante per le mani, da donare alle strutture sanitarie -e non solo- che ne necessitano. Sono stati prodotti 38 mila flaconi di igienizzanti mani di cui una parte è stata donata all’Ospedale Maggiore di Lodi, alla Croce Rossa di Lodi, agli Ospedali Sacco e Niguarda di Milano.  E si sono impegnati a rispondere alle altre richieste per essere vicini ai medici, infermieri, personale sanitario ecc… che ogni giorno combattono per il bene della collettività.
Un’altra risposta importante si è avuta dal settore tessile per il rifornimento di tessuto – non tessuto e, per la conversione delle proprie attività, atte alla produzione di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale.
Un esempio concreto ne è l’azienda Calzedonia che ha risposto positivamente all’appello delle istituzioni, infatti ha messo a disposizione le proprie risorse, riconvertendo alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici per il personale sanitario.
Gli stabilimenti riconvertiti alla produzione di mascherine e camici saranno quelli di Avio (Trento) e Gissi (Chieti), per quanto riguarda il territorio italiano. 

Questa riorganizzazione permetterà di produrre circa 10.000 mascherine al giorno, provando ad incrementare la produzione settimanalmente.
Sospendendo la sua produzione automobilistica ordinaria, anche la FCA ha deciso di far fronte all’emergenza sanitaria, convertendo un suo stabilimento in Asia per produrre mascherine, con l’obiettivo di realizzarne oltre un milione al mese.
Infine, per la reperibilità del materiale è intervenuta anche la GVS, un’azienda di ingegneria meccanica, che ha donato alla Croce Rossa Italiana 3000 mascherine con valvola incorporata.
La solidarietà non si è limitata solamente all’approvvigionamento del materiale sanitario, bensì, numerose sono le aziende che sono intervenute in questa emergenza, investendo in ricerca sperimentale e in ampliamento delle strutture sanitarie.


E’ il caso di DOLCE&GABBANA che si è posto l’obiettivo di gettare le basi all’Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con la virologa Elisa Vincenzi e Massimo Clementi, per lo sviluppo di interventi diagnostici e terapeutici, provando a contribuire alla soluzione di un problema globale.
Anche i presidenti di Geox e di Diadora hanno donato 1 milione di euro a beneficio della Regione Veneto per contribuire alla gestione dell’emergenza sanitaria che si è venuta a creare a causa del coronavirus.
Manifestando un dovere morale a sostegno di chi combatte in prima linea, e suggerendo scrupolosamente di attenersi alle direttive emanate dal Governo.
Numerose sono state le raccolte fondi organizzate per poter intervenire a favore del risollevamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Protagonista anche una nota azienda del settore delle energie rinnovabili, E.ON, che si è mossa a sostegno all’ospedale Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo, una delle zone più colpite, contribuendo all’acquisto dei materiali di protezione e delle attrezzature per la terapia intensiva.


Una solidarietà sconvolgente che ha abbracciato, da nord a sud, l’intera penisola. 
Questa esperienza ci insegna che “l’unione fa la forza” non è solo un motto campato in aria, e che con la collaborazione di ogni singolo individuo, può divenire un atto concreto che segna nel profondo.



A cura di
Michela Formato
Chiara Piscitelli


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