Quanto è cambiata l’Italia dal #17Marzo1861 ad oggi?

1861

di Ferdinando Manzo

Essere discriminati oggigiorno è un fenomeno sempre più consueto e sempre più diffuso. Per gran parte delle popolazioni dell’intero globo terrestre infatti, continuano ad esserci atti discriminatori e razzisti nei confronti dei cosiddetti “emarginati della società”, il tutto nonostante ci siano stati gravi episodi nel secolo scorso che abbiano portato poi in seguito ad attuare miglioramenti socio-politici al fine di ridurre al minimo tale piaga.

Questo argomento risulta essere sempre in voga anche per la popolazione italiana, la quale geograficamente è unita dal 1861, ma culturalmente (oltre che per tradizione e per lingua) possiamo dire che le differenze ed il divario che la contraddistinguevano all’epoca siano rimaste ancor tuttora invariate. Non è un mistero che il Nord Italia sia economicamente più ricco rispetto al Mezzogiorno e che i “polentoni” si ritengano superiori ai connazionali “terroni”.

Tutto ciò ovviamente ci pone dinanzi ad un quesito: quanto effettivamente ci sentiamo uniti nel giorno della ricorrenza dell’unità d’Italia?
Premesso che L’Italia prima del 1861 non si ritrovasse unita da quasi un millennio e mezzo, e che nel corso di questo lungo periodo abbia subito costantemente influenze esterne da parte di altri stati europei (spagnoli e francesi per il meridione, austriaci per buona parte del settentrione). Insomma, non proprio stati culturalmente simili tra loro, i quali potremmo dire che abbiano in maniera indiretta causato un alibi alle continue discriminazioni presenti tra i cittadini di Nord e Sud Italia.

Altra problematica legata alla patria nostrana proviene sicuramente dalla politica. Sembra assurdo pensare che 157 anni fa ci vollero diverse guerre d’indipendenza e alleati stranieri per raggiungere uno scopo abbastanza comune in modo tale da rendere unita una nazione che mai si è sentita di esserlo o di volerlo; mentre negli ultimi anni continuiamo ad assistere ad una politica che persevera e fomenta a livello regionale l’odio verso la madrepatria e a cercare (sempre a livello locale) l’indipendenza da quest’ultima.
C’è da dire inoltre che anche in seguito alle recenti elezioni politiche abbiamo potuto constatare come tale spaccatura sia continuamente marcata ed un esempio lampante lo possiamo ritrovare anche sui vari social network che grazie alla funzione relativa agli hashtag rendono possibile la partecipazione di un pubblico temporaneo intorno ad un tema specifico. Nella fattispecie, trattandosi di un argomento molto sensibile alla stragrande maggioranza della popolazione è facile imbattersi in post come questi:

Unità d'Italia 1861

Ecco che allora la celebre frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, attribuita da molti a Massimo d’Azeglio (ex politico, pittore e scrittore torinese), risulti essere quanto più attuale possibile nonostante sia trascorso più di un secolo e mezzo dall’unità d’Italia.

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