Ironia Coronavirus

#andràtuttobene: e’ l’ashtag carico di coraggio e positività che si diffonde sul web.

Il coronavirus ha invaso la vita di tutti, contagiati e non, e la quarantena fa male agli italiani.

Le lamentele e l’insofferenza sono all’ordine del giorno.Dopo l’ultimo decreto ministeriale, anche fra le persone sane che si sfogano sui social e che talvolta ancora sottovalutano l’emergenza e il pericolo delle uscite. Leggono una situazione di privazione e non una protezione per la salute pubblica.

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Un anno da ricordare, nel bene o nel male!

Il 2020 doveva essere un anno “diverso”, perché palindromo, e si è subito dimostrato all’altezza delle aspettative.

Il mese di gennaio è stato estenuante, dal rischio di una terza guerra mondiale tra Stati Uniti ed Iran (causa l’uccisione via drone di un generale iraniano Qasem Soleimani), passando per l’eruzione di un vulcano durata 12 giorni nelle Filippine, l’incidente aereo che ha visto la morte di Kobe Bryant (ex cestista) e sua figlia Gianna(13 anni) per arrivare alla diffusione del Coronavirus diventata in seguito una pandemia. Sui social se ne sono accorti in molti e sui social fioccano meme di ogni genere che ironizzano sulla curiosa congiuntura di disgrazie. Il messaggio è chiaro: questo sarà un anno davvero folle.

Stress da pandemia

Questi ultimi tre mesi di isolamento hanno cambiato ognuno di noi. Non solo le nostre abitudini individuali, ma anche la nostra sfera famigliare, e persino i comportamenti legati alla nostra carriera universitaria e/o professionale.

Abbiamo dovuto adattarci rapidamente a una situazione completamente nuova e inaspettata, molte persone hanno dovuto svolgere diverse attività tra cui quelle domestiche, in aggiunta agli impegni lavorativi, cosa che, per alcuni, non è stata così semplice.

Il doversi adattare a questo nuovo modo di lavorare e di vivere ha portato le persone a sentirsi isolate, stressate e sovraccaricate di lavoro.

Mentre gran parte dei media continua a parlare delle emergenze sanitaria e finanziaria che le diverse nazioni stanno vivendo, c’è un’altra emergenza che non viene affrontata: quella relativa alla salute mentale delle persone.

Una delle partite cruciali che dobbiamo vincere è quella che riguarda il rapporto con le nostre emozioni e i nostri pensieri.

LinkedIn ha recentemente pubblicato alcuni dati che analizzano come il periodo di quarantena abbia avuto un impatto sulla salute mentale dei professionisti italiani. 

Ecco alcuni dei loro ultimi insight:

  • Il 46% dei lavoratori italiani si sente più ansioso o stressato perché lavora da casa;
  • Il 18% ha riscontrato un impatto negativo sulla propria salute mentale;
  • Il 27% ha difficoltà a dormire
  • Il 22% prova una qualche forma di ansia
  • Il 26% sente di non essere concentrato durante il giorno.

Lo psicologo Luca Mazzucchelli, direttore della rivista “Psicologia Contemporanea” ci tiene a condividere dei semplici consigli per aiutare i lavoratori a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

  1. Rispettare gli orari: se guardiamo in modo più approfondito i risultati dei dati forniti da LinkedIn, possiamo notare come il 48% degli intervistati da quando lavora da casa almeno 20 ore (circa 3 giorni) in più al mese. Il dottore milanese consiglia di rispettare degli orari seguendo la classica giornata da ufficio.
  2. Delimitare una zona di lavoro: lavorando da casa ovviamente ci sarà un avvicinamento con il mondo del lavoro che ovviamente presenterà degli effetti collaterali fra cui le interruzioni dei famigliari e maggiore confusione. Una soluzione è quella di delimitare una zona di lavoro che sia uno studio o un piccolo tavolo dove ci si possa isolare il tempo necessario
  3. Programma la tua giornata: Per garantire l’efficienza sul lavoro, bisogna programmare la propria giornata, soprattutto in smart working. Uno strumento utile può essere quello della “to-do list” (lista delle cose da fare) su un foglio e cerchiare le 5-6 più importanti.
  4. Prendere delle pause: prendere delle pause dal lavoro ( o dallo studio) è importante in situazione “normale” e lo diventa maggiormente in un periodo difficile come questo.

Didattica a distanza

La sospensione delle lezioni in aula ha comportato un drastico e improvviso cambiamento nella vita lavorativa di oltre 835 mila docenti italiani che lavorano nell’istruzione primaria e secondaria – tanti ne censiva il MIUR all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 – ai quali si aggiungono i professori universitari, gli insegnanti delle accademie e dei conservatori, le maestre delle scuole materne e degli asili, oltre agli educatori e agli insegnanti privati. Ci sono specificità che riguardano le singole materie di insegnamento e che hanno portato i docenti a sviluppare metodi differenti, destinati in alcuni casi a tornare utili anche una volta terminata l’emergenza coronavirus. 

Per sei settimane, a partire da fine di marzo Marco Valsecchi (giornalista LinkedIn) ha chiesto ai docenti iscritti a LinkedIn di raccontare le loro esperienze legate alla didattica a distanza, sia dal lato degli insegnanti che da quello delle famiglie, segnalandoci quali potessero essere gli ambiti più interessanti da approfondire. Di seguito una serie di articoli che testimonia la risposta nelle diverse materie in una situazione senza precedenti:

  • Musica. La prima categoria di cui i giornalisti si sono occupati è quella che ha dovuto affrontare i problemi più evidenti. Gli insegnanti di musica sono stati infatti costretti in questi mesi a utilizzare canali di comunicazione che raramente consentono un ascolto ottimale (es.scarsa connessione). Dai racconti raccolti, sono emersi spunti di riflessione, è necessario un miglioramento se si vuole che quella dell’insegnamento a distanza diventi un’opzione percorribile anche fuori dall’emergenza COVID: serviranno piattaforme studiate appositamente per la musica.
  • Arte. Guardare un’opera attraverso uno schermo, per una scarsa risoluzione video è diverso dal vederla a occhio nudo. Un elemento critico messo in luce dai docenti è legato alla gestione dei tempi, che nella nuova dimensione digitale finiscono inevitabilmente per dilatarsi. Emblematica la reazione con gli studenti, che con la mancanza di contatto diretto hanno perso lo scambio di idee e di spunti con professori e “colleghi”. 
  • Scienze motorie. Con le palestre chiuse, i docenti di scienze motorie lavorano da casa, non solo con il programma didattico, ma hanno affrontato i temi della salute e del benessere in situazioni di isolamento domestico, prevenendo cattive abitudini alimentari o un’eccessiva vita sedentaria. Gli insegnanti impegnati con gli alunni più piccoli hanno sviluppato strategie per mantenere il contatto anche a distanza e per far rivivere a casa i momenti di sport attraverso il disegno. Mentre i personal trainer hanno sviluppato piattaforme online cercando addirittura di intercettare nuovi clienti. 
  • Insegnanti specializzati. Gli insegnanti di sostegno in Italia sono più di 150 mila e il loro lavoro non riguarda solo i quasi 260 mila alunni con disabilità, anzi, il loro compito è far sì che tutti possano condividere le attività di classe. La didattica a distanza li ha visti operare attraverso due modalità: quella “sincrona”, in tandem col docente della singola materia, e quella “parallela”, svolta in piccoli gruppi.

In quest’articolo, si parla inoltre di corsi che vanno al di fuori dell’ambito scolastico, ad esempio i corsi pre-parto organizzati da ospedali o centri medici specializzati. Le lezioni online hanno permesso a ostetriche, psicologhe e anestesisti di dare tutte le indicazioni importanti alle future mamme, ma anche ai responsabili delle sale parto di spiegare quali misure di sicurezza verranno applicate durante il travaglio. 

Insomma, per quest’anno sarà meglio non abbassare la guardia perché le sorprese non sono ancora finite!

A cura di Tortora Vincenzo (mat.0312202444)

Fonti:

https://www.linkedin.com/pulse/come-affrontare-lo-stress-e-le-preoccupazioni-del-da-mazzucchelli/?trackingId=LIfkNYu2QoKtgPJ2L%2BNatQ%3D%3D

https://www.linkedin.com/pulse/didattica-distanza-e-coronavirus-che-cosa-ci-ha-il-marco-valsecchi/?trackingId=lf%2B5YtVnvakip2%2BQ%2B%2FNZSQ%3D%3D

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La mia zona d’origine è San Giuseppe Vesuviano, però è da cinque anni che vivo ad Avella, un piccolo comune italiano in provincia di Avellino. Non conosco molto bene questa zona in quanto non ho conoscenze, familiari ed esco raramente; tuttavia ho tratto che è molto nota, soprattutto per la coltivazione della nocciola, infatti quest’ultima prende il nome dal Comune di Avella. In latino il frutto del nocciolo è soprannominato “Nux Avellana”, in spagnolo è conosciuta come “avellana” ed in occitano come “avelana”.

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