La descrizione di un attimo

Meta, 5 maggio 2020

Per la prima volta dopo quasi due mesi di reclusione forzata in casa (per ovvi motivi) mi ritrovo davanti a questo cielo e questo mare di un azzurro che mi lascia senza parole. Eh già perché dopo così tanto tempo senza, anche stare a fissare il mare mi mancava. Aria buona finalmente!!! Intanto mi perdo in questo azzurro e penso, mi faccio domande e tiro le somme su quella che è stata per me la ‘fase 1’. Non è così che me lo immaginavo questo 2020… come d’altronde nessun altro al mondo lo avrebbe potuto prevedere. Mai come quest’anno mi ero prefissata diversi obiettivi e mete da raggiungere, ma… Ci sono cose nella vita che accadono e basta, esplodono stravolgendo tutti i piani. Forse però il Coronavirus ha esagerato un po’. Non ha stravolto solo la mia vita, ma quella di ogni essere umano, e soprattutto senza fare distinzioni di sesso, età, razza, religione. Tutti sulla stessa barca. Forse non proprio tutti. C’è chi se l’è passata meglio, chi peggio. C’è chi ha perso la vita per questo maledetto virus. C’è chi l’ha sconfitto. C’è chi ha salvato vite, offrendo la propria. C’è chi ha urlato al balcone ‘andrà tutto bene’. C’è chi ha riscoperto il valore delle piccole cose. C’è chi ha pregato tanto. C’è chi ha sottovalutato questo momento e chi invece è stato responsabile. C’è chi ha parlato tanto in TV e concretizzato poco nella realtà. C’è chi ha pianto tanto… Io chi sono stata ? Come l’ho vissuta? È come se il nove marzo io sia salita su una montagna russa e ancora oggi ci sono sopra (e chissà per quanto tempo ancora). Ho vissuto giorni nei quali ho dedicato tanto tempo a me stessa, riscoprendo passioni come quella della cucina o della scrittura. Purtroppo ci sono state giornate più down di altre, dove il mio pessimismo prendeva il sopravvento e mi rendeva nervosa e piena di rabbia e l’unica cosa che mi restava era inveire contro i politici alla TV. Un ‘up & down’ continuo. Sono passata dai primi giorni in cui il restare a casa non mi sembrava poi
così male come idea. Nella mia giovane vita mi sono sempre lamentata di non avere tempo necessario per me e invece d’improvviso me n’è stato dato più di quanto sperassi. La verità è che all’inizio l’umore era a mille : le lezioni online, le videochiamate con gli amici, la pizza fatta
in casa il sabato sera, la scrittura, le canzoni cantate affacciata al balcone… mi aiutavano a non pensare che fuori alla porta di casa mia il mondo non se la stava passando poi così bene. Ho voluto ignorare la pandemia inizialmente, ma non per superficialità, bensì perché mi faceva
male. Le immagini di quelle lunghissime file di bare, le notizie di numeri sempre più elevati di decessi… mi hanno provocato tanto dolore e al tempo stesso è cresciuto in me un senso ancora più forte di responsabilità verso il mio paese. Il mio contributo , come quello di ciascun cittadino doveva e deve rimanere alto restando a casa e rispettando le normative del governo.A circa un mese dal lockdown tutto è iniziato a farsi più pesante, anche l’aria di casa. Ho iniziato a sentire la mancanza. Mancanza delle mie nonne, delle passeggiate al mare, degli abbracci,
dei baci, di mia sorella, dei miei amici, della l’università, della routine quotidiana… Finché non è arrivato il quattro maggio. Da un giorno è iniziata la ‘fase 2’. Non so bene cosa aspettarmi. So
solo che ho la possibilità di uscire di casa (con tutte le giustissime precauzioni) e finalmente poter stare a fissare il mare di Meta respirando un’aria che mi fa bene al cuore.

Alla ricerca di equilibrio

Il 1 Gennaio 2020, quando il nuovo anno era appena arrivato, ero così entusiasta, festeggiavo con la mia famiglia, con i miei amici e ognuno di noi aveva nello sguardo una luce. La classica luce che si ha quando si pensa ai progetti futuri e dentro se stessi non si fa altro che sperare di poter realizzare tutti i desideri che si custodiscono nel cuore.

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Diario di quarantena

“Un comune raffreddore” così lo consideravano la maggior parte delle persone, questo “raffreddore” sta intaccato la nostra quotidianità da diversi mesi, ci ha chiusi in casa, ha svuotato le strade, le piazze, ha reso silenziosa un’Italia sempre stata caotica, frenetica facendoci assistere a degli scenari quasi inverosimili: luoghi, città sempre piene di vita si sono momentaneamente spente, diventando silenziosi; le persone hanno dovuto reinventare la propria quotidianità in casa. Questo virus, comparso a Wuhan (Cina), si diffonde velocemente e comincia a diventare una realtà in Italia già alla fine di Gennaio quando risultò positiva una coppia di ritorno dalla Cina, ciò che sembrava essere così lontano da noi ci aveva raggiunto. Il primo focolaio di coronavirus comparve il 21 febbraio a Codogno, in Lombardia, i contagiati che inizialmente erano 16 il giorno successivo si trasformarono in 60, questo portò subito alla quarantena di diversi comuni della Lombardia, ma ciò non fermò il virus che si diffuse velocemente in tutta Italia. La sera del 9 marzo Conte comunica agli Italiani la quarantena per l’intero Paese, fermando così tutto e tutti tranne che i servizi essenziali.

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Una vita incompleta

 

Siamo sempre tutti distratti, siamo presi dalle nostre vite frenetiche che sembrano non fermarsi mai, diamo troppe cose per scontate, non riusciamo bene ad apprezzare ciò che abbiamo, invece, sappiamo dire bene ciò che vorremmo avere. Questo periodo è difficile per tutti, alcuni ne soffrono più di altri, c’è chi ha la fortuna di avere accanto una famiglia e un pasto tutti i giorni, c’è chi è solo, c’è chi non può permettersi nulla, c’è chi è lì fuori a combattere questa guerra per il bene di tutti noi, c’è chi vuole ignorare questa situazione, e chi invece è costantemente preoccupato. Continua a leggere “Una vita incompleta”

Diario di una quarantena

Era il 4 Marzo 2020, quando, sul pullman per andare all’università, all’improvviso, vedo le persone intorno a me che iniziano ad agitarsi, a borbottare; d’impulso prendo in mano il cellulare e mi trovo sommerso, nei molteplici gruppi whatsapp, da presunti avvisi su una possibile chiusura delle scuole e delle università a causa dell’arrivo in Italia del virus covid19. A primo impatto mi sono sentito spaesato, ricordo di aver pensato che si trattasse di un’ennesima fake news, d’altronde viviamo in un mondo dove le fake news circolano quasi più delle notizie importanti; entrato nel campus, però, quel tumulto continuava, ed il mio essere spaesato cresceva sempre di più, in aula la situazione è la stessa, e sentendo conferma dal professore che quelle notizie erano vere, inizio a rendermi conto della serietà della situazione.

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