Whaz so civil ‘bout war anyway?

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<<That you can’t trust freedom when it’s not in your hands when everybody’s fightin’ for their promised land…>>

Recita cosi il testo di “Civil War” una delle più note canzoni dei Guns N’ Roses pubblicata nel 1993 come quarto singolo del loro quarto album “Use Your Illusion II”.

Originariamente contenuta in una  raccolta di beneficenza per i bambini della Romania intitolata “Nobody’s Child” del 1990 , recentemente a distanza di 24 anni è stata indicata da Yahoo! Music la sesta power ballad più significativa di sempre.

A renderla cosi conosciuta e sempre attuale è il suo testo: un racconto in prima persona che diventa in 7 minuti e 36 secondi una protesta urlata contro la guerra, la sua ferocia e la sua insensatezza.

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Coscienza, voglia e utopia della libertà: primi vagiti del Sessantotto

Sessantotto

“ … Le otto e mezza, tutti in piedi. Il presidente, la croce, il professore che ti legge sempre la stessa storia, nello stesso modo, sullo stesso libro, con le stesse parole da quarant’anni di onesta professione …”.

Il desiderio di cambiamento, la voglia di evadere, rompere con le tradizioni e guardare al progresso, al rinnovamento. Alla rivoluzione. Nella frase sopra citata – tratta dalla canzone “Compagno di scuola” del 1975 di Antonello Venditti – è possibile intravedere le vere e proprie cause di quello che è stato uno dei movimenti più significativi della storia italiana: il Sessantotto.

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“Come quella vita giovane spenta, Genova muore” a piazza Alimonda

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Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l’orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d’anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carruggi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido
d’Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.

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Aida è l’Italia

Aida

“Un pezzo sulla storia degli ultimi 50 anni italiani, raccontati attraverso gli amori e gli umori di una donna, che si chiama Aida“. Questo diceva Rino Gaetano in televisione per presentare la sua canzone prima di esibirsi con un cappello da esploratore africano in testa. (Qui il video). Ed egli stesso l’ha presentata anche così, prima di cantarla durante un concerto con i Clash:”Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è Novecento di Bertolucci. Questo film era un po’ la storia dell’Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere… di portare in canzonetta, la storia dell’Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po’ dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto attraverso i suoi amori e i suoi umori, e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida”.

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