La Pandemia dell’economia

Premessa.
Nel dicembre del 2019 è scoppiata un’epidemia in Cina, con centro nella cittadina
di Whuan: il Coronavirus, anche conosciuto come Covid-19. Si tratta di un virus
influenzale, che causa delle serie polmoniti che possono diventare letali e portare
al decesso, anche e soprattutto, nei soggetti aventi patologie pregresse. Tale
virus, che si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo ( il numero è di 4.696849
casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia, in costante crescita ), da mesi
sta mettendo a dura prova la resistenza economica, sanitaria e sociale di ogni
nazione e continente. Dalla Cina, il virus ha trovato terreno fertile nel Vecchio
Continente, colpendo all’inizio e duramente l’Italia e, a seguire, le altre nazioni.
L’America, ad oggi è il continente con più casi confermati, ma il virus ha colpito
anche quei Paesi con un sistema sanitario indubbiamente fragile, come India e
Africa. Quest’ultima si caratterizza per un basso rapporto di medici su
popolazione, la media è di 1 medico ogni 5.000 abitanti, posti letto di terapia
intensiva limitatissimi ( il dato è meno di 1000 in Sud Africa, che dispone di uno
dei sistemi più all’avanguardia del continente ) e da una spesa sanitaria media pari
al 5% del Pil. Ciò costituisce uno degli aspetti più preoccupanti. Grazie al supporto
dell’Oms, il numero di paesi pronti a fronteggiare la crisi sanitaria sono passati da
due ( Senegal e Sud Africa, le due sole nazioni ad essere fornite di strutture
sanitarie, attrezzature per test e diagnosi adeguati ) a 43 e l’AFCOR ( Africa Task
Force for Novel Coronavirus ) ha indetto una task force per garantire supporto
tecnico-sanitario al continente. In India la diffusione, con la conseguente chiusura
totale del governo, sta arrecando seri problemi alla popolazione già afflitta dalle
più gravi povertà e sofferenze sanitarie a livello mondiale. E’ l’epidemia virale che
si trasforma in una grave crisi umanitaria e sociale. Con una popolazione di 1.3
miliardi di persone ed una spesa sanitaria inferiore all’1%, era una delle nazioni
meno organizzate per la gestione del virus.

I principali governi e le autorità nazionali si sono adoperati per prendere i più
severi provvedimenti al fine di arginare l’impennata della diffusione del virus.
Sono diverse le domande che ci si deve porre in questo districato e complesso
contesto internazionale e, data la complessità e le differenze degli scenari
politico-economici coinvolti, per esigenze di semplificazione ci si soffermerà solo
sul panorama italiano.

Il Caso Italia.
Molteplici sono gli interrogativi che l’intera comunità di politici, giornalisti, gente
comune si stanno ponendo in queste settimane: Il governo italiano era pronto a
fronteggiare la forte crisi che oggi si sta verificando? Perché il governo ha
ordinato, con una stretta di pugno, la chiusura completa del mercato, degli scambi
internazionali e non quella delle borse e delle banche?
La situazione economica italiana pre-virus era, in realtà, già assai complicata.
La nostra nazione era, infatti, da tempo sovraindebitata ( soprattutto nei confronti
dell’Unione Europea) e non pochi sono stati i tagli alla sanità previsti nel corso
degli ultimi anni.


In merito al virus un dibattito molto acceso è se il nostro paese abbia preso
posizione troppo tardi.
Casi anomali di polmonite furono già segnalati il 30 dicembre a Piacenza, così
come agli inizi di gennaio se ne verificarono molti oltre la media, sia a Milano che
a Como. Addirittura, secondo fonti del Corriere della Sera, il 5 gennaio il Ministero
della Salute precisava in una circolare che l’Oms non aveva preso nessun
provvedimento e nessun tipo di restrizione per i viaggiatori provenienti dalla Cina
e, anzi, raccomandava di evitare la chiusura dello scambio e dei viaggi con la
nazione asiatica.
Non c’è da stupirsi se il Servizio Sanitario Nazionale italiano si sia trovato
impreparato a gestire l’incombenza del virus.
Del resto, c’è da sottolineare che i governi italiani succedutisi nel decennio
2010-2019 hanno tagliato ben 37 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale, con tutte
le date conseguenze: posti letto e di terapia intensiva limitati, pochi posti per i
malati critici e meno operatori sanitari rispetto alla media europea. A ciò si
aggiungano gli sprechi quotidiani della malasanità.
L’8 marzo la Lombardia è stata blindata. Il Presidente del Consiglio Conte ha
ordinato la chiusura della regione a seguito della moltitudine di casi di Covid-19
diagnosticati.
Il 9 marzo il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato il lockdown della
nazione. Il paese chiude e si ferma. Sono stati sospesi tutti i servizi e le attività non
ritenuti necessari, ma restano aperti quelli essenziali (centri alimentari e farmacie).

Il disagio sociale.
Sull’esaurirsi del lockdown iniziano ad emergere altre problematiche, legate ai
possibili effetti psicofisici che la chiusura prolungata ha provocato nelle vite degli
italiani. Difatti, si sono registrati diversi casi di suicidio, frutto delle difficoltà e
della disperazione di persone che erano sul baratro psichico e professionale.

Il lockdown ha generato una disoccupazione sempre più crescente e drammatica
in quasi tutti i settori dell’economia. Qui riporto relativo grafico del Centro Studi
Confindustria.

Risvolti economici.

L’ 11 marzo l’Oms ha dichiarato pandemia globale e i mercati internazionali sono
stati messi in ginocchio. In particolare l’economia italiana ha subito un fortissimo
contraccolpo per la iniziale chiusura da parte dell’UE, della quale aveva invocato
l’aiuto.
Il 13 marzo Christine Lagarde, personalità definita ( già due volte a capo del Fmi ) e
di grande calibro internazionale, nonché presidente della BCE, sicuramente era
consapevole del peso e delle chiare conseguenze che avrebbero avuto le sue
parole sui mercati finanziari prima di affermare: “Non siamo qui per chiudere gli
spread.” Siamo agli antipodi del “whatever it takes” di Draghi. Con la sua condotta
discutibile e pericolosa ha inteso decrementare con un preciso downsizing il
valore dell’economia italiana allo scopo, forse, di consentire a speculatori
finanziari quali Buffet e Soros, attraverso i loro gruppi d’affari, di acquistare le
nostre eccellenze imprenditoriali quasi a costo zero. La presidente ha minato la
sua credibilità e non solo. La frase che è stata derubricata come una “gaffe” ha
causato il peggior crollo dei titoli di Stato con epicentro il paese più colpito dal
virus, l’Italia. I titoli di Stato perdono il 17% a seguito di questa dichiarazione. La
portata di questa frase è tale da far intervenire il Presidente della Repubblica
Italiana, Sergio Mattarella, che ha stigmatizzato la posizione non solidale e non
unitaria dell’unione europea.

Tenuta dell’Unione Europea.

In questi giorni è stato forte il braccio di ferro tra gli Stati del “Frugal four” e gli
altri stati membri per il raggiungimento di un’intesa e una posizione comune per
fronteggiare la crisi. L’Olanda, guidata dal 2010 dal premier liberale Mark Rutte, si
schierò sin dalla crisi finanziaria del 2008 “dalla parte dei falchi difensori della
disciplina dei bilanci contro le colombe spendaccione del Sud”ma ora si apre a un
possibile dialogo e ammorbidimento della sua posizione nel rapporto con gli altri
paesi della zona Ue. Nonostante questo, le dichiarazioni che sono state fatte
all’Aja sono intransigenti e rigide: L’Olanda è contraria a tutte le proposte
avanzate nella commissione europea, a partire da un bilancio europeo adeguato
alle nuove sfide presentatesi.
Il no della Germania agli eurobond è secco: «Voi sapete che io non credo che si
dovrebbe avere una garanzia comune dei debiti e perciò respingiamo gli
eurobond» così ha parlato il cancelliere Angela Merkel nella conferenza stampa
tenutasi a Berlino il 9 aprile.
Il 10 aprile a chiudere le porte ai paesi dell’Ue, sulla possibilità di istituire un
programma comune per tutti gli stati membri, è stata l’Olanda. Il paese guidato da
Rutte dice di no alla condivisione del debito pubblico. Dietro questa ritrosia ci
sarebbe la necessità per l’Olanda di difendere il proprio sistema fiscale, che
potrebbe risentire di un livello differente di indebitamento.
Data la delicata situazione che si sta vivendo, è nota la preoccupazione per la
perdita del sovranismo, non solo dell’Italia ma anche degli altri stati membri in
difficoltà, come la Francia e la Spagna. Da tempo, è noto che il potere decisionale
della Germania e dei paesi del nord Europa condizionino le scelte
politico-economiche dell’Ue.

Rimedi del Governo italiano.
Il governo italiano è intervenuto per dare un sostegno economico al paese con
due decreti: decreto Cura Italia e decreto Liquidità.
Di cosa tratta? Quali sono i punti esposti dal decreto?
A. Verranno stanziati 400 miliardi di euro che dovranno assicurare la liquidità alle
imprese.
B. Sace si prepara ad attivare «Garanzia Italia», nuovo strumento straordinario
per sostenere le imprese italiane nel reperire liquidità e finanziamenti necessari
per fronteggiare l’emergenza Covid-19.


Conclusioni
C’è da chiedersi allora:
-E’ oppure no un caso anomalo e paradossale che la Protezione Civile attraverso i
mass media richieda aiuto solidale a noi cittadini per finanziare interventi
straordinari, atti a costruire nuove strutture sanitarie emergenziali, laddove per
anni i governi hanno tagliato fondi destinati al Ministero della salute?
-Questa emergenza ci sta dimostrando coesione tra gli stati europei?
Sono domande a cui solo la storia e il tempo possono dare una valida risposta.


“È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono
solo lieve brezze.” Einstein


Fonti Consultate:
https://www.facebook.com/bbcindia/videos/245003020164581
https://www.facebook.com/CorriereLEconomia/posts/2916514691774969
https://www.facebook.com/photo/?fbid=10157694863660958&set=a.835823309
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https://www.facebook.com/unitednations/videos/486048602282655

Giuseppe De Martino

Emilio De Luca

Coronavirus: spettro del mercato cinematografico.

L’ormai noto Covid19 sta iniziando il suo decorso, ma come ha influito nel mondo cinematografico e quali sono le conseguenze? Con la chiusura totale dell’Italia, i cinema non hanno fatto eccezione e così anche la produzione e le uscite programmate in questi mesi di quarantena. Non è mancata una soluzione tempestiva al problema generatosi, dove parte dei film sono usciti in streaming e altri sono stati posticipati a data da definire. Un duro colpo per gli incassi al botteghino italiano che erano incrementati prima della pandemia. A fare appello a Bruxelles ci sono state anche numerose associazioni cinematografiche che cercano di salvaguardare i posti di lavoro e di tutelare i dipendenti.

Tale virus influisce anche sui progetti futuri, dove ritroviamo l’annuncio dell’Academy che informa della presenza di possibili candidature delle pellicole debuttate in streaming alla 93° edizione degli Oscar. E ancora, per quanto riguarda l’Italia, la Biennale di Venezia ha concesso la possibilità a tutti gli studenti universitari, italiani e stranieri, di usufruire di un accredito per la 77° edizione della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica con il quale è possibile vedere tutti i film presentati e ricevere un’agevolazione sull’alloggio ad un prezzo vantaggioso. È appunto un’iniziativa ideata per sostenere l’economia italiana dopo un periodo così difficile. Anche la televisione ha incrementato nel palinsesto la presenza di collezioni, saghe, classici e film per bambini. Un’altra soluzione alternativa è stata quella presa dalle maggiori città italiane che ha portato un’ondata vintage tra la popolazione, ovvero la rinascita di Drive-In, una rottura con la modernità che porta la nostalgia dei decenni passati. Cresce la voglia di ritornare a vedere un bel film dalla macchina, ma questo è solo un tamponamento che aiuta con la crisi che va si sta propagando ed è sicuramente il modo migliore per seguire le normative del decreto di legge sul distanziamento sociale e sulla protezione individuale dal contagio. 

Ed intanto la community di Facebook non si ferma ed iniziano così le proposte su gruppi del social per allietare il periodo di lockdown. Anche l’Academy partecipa e non manca di inventiva, proponendo delle sfide, domande e consigli agli utenti.

Naturalmente è presente anche l’ironia che si è generata allo scattare della fine della quarantena, dando sfogo alla creatività di utenti che hanno usufruito di citazioni immagini e didascalie provenienti dal mondo cinematografico.

Ma ironia a parte, ad Hollywood la preoccupazione cresce poiché il cinema è alla base dell’economia americana da sempre, utilizzato anche per diffondere un senso di soft power nel mondo. L’ansia di essere sorpassati dall’industria cinematografica orientale in uno dei mercati economici più importanti del mondo cresce, poiché quest’ultima spinge sempre di più per arrivare in cima agli incassi al botteghino e al pubblico.

Tra le tante novità in questo campo c’è la 65° edizione dei David di Donatello, svolta seguendo le disposizioni di emergenza legate alla pandemia da Coronavirus. È stata trasmessa in diretta mentre i candidati erano collegati in video in modo da poter rispondere alle domande presentate dallo studio. Un modello che sicuramente passerà alla storia.

Anche la Cineteca di Bologna partecipa al rinnovamento e propone la solita rassegna estiva “Sotto le stelle del Cinema” con l’ipotesi di poter vedere i film presentati tramite la formula del Drive-In.

Nel nuovo DPCM divulgato dal presidente Conte viene segnalata al 15 giugno 2020 la riapertura dei cinema nel territorio nazionale, ovviamente con le dovute precauzioni e le misure preventive di cui si devono munire tutti i luoghi pubblici.

Quindi, nonostante la quarantena e gli escamotage usati per alliettarla, ora non ci resta che aspettare di tornare in sala, o magari in macchina, a vedere e a lasciarci emozionare da un buon film.

A cura di

Gaia Troisi e Chiara Napoli.

Fonti:

L’Italia post lockdown non è più la stessa


Dopo circa due mesi di isolamento, oggi 18 maggio 2020, gli italiani hanno avuto la possibilità di
varcare la porta di casa, divenuta per molti un luogo ameno nel quale trovare rifugio dal temuto Covid-19. Le quattro mura domestiche però a lungo andare hanno stufato gli italiani che, ogni qual volta fosse messa in onda la tanto agognata Conferenza del Premier Conte, attendevano il “via libera” per poter uscire di casa. Con il nuovo Dpcm, il desiderio di molti è stato accolto e, a partire dalla data odierna, l’Italia intera ha ricominciato, con le dovute precauzioni, la fase 3. Le attività commerciali hanno avuto il permesso di riaprire, ai parroci è stato dato il via libera per le celebrazioni ed è stato permesso di incontrare non soltanto gli ormai iconici “congiunti” ma anche gli amici, il tutto con le dovute precauzioni e distanze. Come ha affermato il presidente:“Oggi è il primo passo, poi torneremo a correre…”
Ma questo periodo di quarantena non ha lasciato gli italiani indifferenti: anzi, pare che ne abbia stravolto alcune abitudini e comportamenti.
Innanzitutto, il Covid-19 è divenuto l’argomento più discusso e, di conseguenza, sono stati scritti
sempre più articoli e post a proposito del virus. Scrollando la home di Facebook è ormai inevitabile trovare davanti a sé bollettini con i contagi giornalieri, notizie a proposito di nuovi studi effettuati da virologi sul contagio, post di politici sul virus o ancora opinioni degli italiani stessi ironiche e non sulla situazione in cui versa attualmente l’Italia.
Il caso dei bollettini rappresenta uno stravolgimento importante nella routine degli italiani che,
intorno alle 18 di ogni pomeriggio, attraverso numerose pagine Facebook cercano i dati del giorno a proposito dei nuovi contagi e delle notizie della protezione civile.

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Ironia Coronavirus

#andràtuttobene: e’ l’ashtag carico di coraggio e positività che si diffonde sul web.

Il coronavirus ha invaso la vita di tutti, contagiati e non, e la quarantena fa male agli italiani.

Le lamentele e l’insofferenza sono all’ordine del giorno.Dopo l’ultimo decreto ministeriale, anche fra le persone sane che si sfogano sui social e che talvolta ancora sottovalutano l’emergenza e il pericolo delle uscite. Leggono una situazione di privazione e non una protezione per la salute pubblica.

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