Ricordi di una quarantena

Ricordo il 21 Febbraio quando appena rientrato da un breve viaggio all’estero salutai la mia famiglia con un sincero e sicuro “ci vediamo tra qualche settimana” e dal mio piccolo paese nella provincia di Bergamo mi diressi a Teramo per l’inizio delle lezioni universitarie.

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Quarantena a testa in giù

Caro diaro,

proverò a raccontarti brevemente come ho vissuto la mia esperienza di quarantena. Credo che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato quello che poi si è verificato. Non mi sarei mai aspettata un blocco e una chiusura totale; avevo lasciato anche le scarpette nello spogliatoio della scuola di danza. Quello che personalmente mi è pesato di più è stato lo sgretolarsi dei vari progetti in programma: concorsi di danza per le mie allieve, spettacoli, esperienza estiva negli USA con tanto di corso in lingua e di corsi di danza, viaggio in Perù. Come quando corri e ti trovi all’improvviso un muro davanti!

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Smart working e quarantena

Il 10 marzo 2020 il mondo che conosciamo, si è improvvisamente arrestato. E’ stato un po’ come vedere una Ferrari che procede a 200 Km orari alla quale viene tirato, d’improvviso, il freno a mano. Tutte le azioni che fino a quel giorno mi erano familiari come abbracciare un amico, prendere un treno o un aereo, dare una stretta di mano, mangiare al ristorante, andare dal parrucchiere, sono diventate “proibite”.
Io sono una studentessa un po’ avanti con gli anni (ho intrapreso la carriera universitaria per migliorare la mia posizione lavorativa) e ho vissuto il periodo del lock down con molta ansia, sia per il mio futuro ma soprattutto per quello dei miei figli. Mio figlio maggiore è proprietario di un ristorante ed in una notte si è trovato senza lavoro. Io lavoro in una pubblica amministrazione ed in due giorni mi sono dovuta inventare, insieme ai colleghi, lo “smart working”, un sistema di lavoro che per chi conosce la burocrazia della pubblica amministrazione, è impensabile perché a noi “piace vivere in mezzo alle scartoffie”, agli archivi polverosi, alle penne ed alle matite.

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L’Italia post lockdown non è più la stessa


Dopo circa due mesi di isolamento, oggi 18 maggio 2020, gli italiani hanno avuto la possibilità di
varcare la porta di casa, divenuta per molti un luogo ameno nel quale trovare rifugio dal temuto Covid-19. Le quattro mura domestiche però a lungo andare hanno stufato gli italiani che, ogni qual volta fosse messa in onda la tanto agognata Conferenza del Premier Conte, attendevano il “via libera” per poter uscire di casa. Con il nuovo Dpcm, il desiderio di molti è stato accolto e, a partire dalla data odierna, l’Italia intera ha ricominciato, con le dovute precauzioni, la fase 3. Le attività commerciali hanno avuto il permesso di riaprire, ai parroci è stato dato il via libera per le celebrazioni ed è stato permesso di incontrare non soltanto gli ormai iconici “congiunti” ma anche gli amici, il tutto con le dovute precauzioni e distanze. Come ha affermato il presidente:“Oggi è il primo passo, poi torneremo a correre…”
Ma questo periodo di quarantena non ha lasciato gli italiani indifferenti: anzi, pare che ne abbia stravolto alcune abitudini e comportamenti.
Innanzitutto, il Covid-19 è divenuto l’argomento più discusso e, di conseguenza, sono stati scritti
sempre più articoli e post a proposito del virus. Scrollando la home di Facebook è ormai inevitabile trovare davanti a sé bollettini con i contagi giornalieri, notizie a proposito di nuovi studi effettuati da virologi sul contagio, post di politici sul virus o ancora opinioni degli italiani stessi ironiche e non sulla situazione in cui versa attualmente l’Italia.
Il caso dei bollettini rappresenta uno stravolgimento importante nella routine degli italiani che,
intorno alle 18 di ogni pomeriggio, attraverso numerose pagine Facebook cercano i dati del giorno a proposito dei nuovi contagi e delle notizie della protezione civile.

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Memorie di quarantena

È la sera del 13 maggio mentre ti scrivo, dal 4 sembra che la situazione stia migliorando, i dati sono molto positivi, ci è concesso di uscire per passeggiare e di far visita agli affetti più cari.

Il mio umore è decisamente migliorato da quando mi è stato possibile rivedere i miei nonni, stare a casa non fa per me, sono una persona che ha costantemente bisogno di contatti umani e di sentirsi libera, essere privati della propria libertà è qualcosa che non auguro a nessuno come non auguro a nessuna generazione futura di ritrovarsi a temere per la propria vita svolgendo le azioni più semplici, come andare a lavoro o uscire per comprare del pane.

Una delle cose che più mi manca è poter fare sport all’aria aperta, allenarmi sentendo l’odore dell’erba fresca e il calore del sole mattutino sulla pelle.

Mi manca poter andare a lavoro, sono una cameriera part-time e ricordo, con un po’ di rancore, delle volte in cui non ero affatto contenta di raggiungere il mio posto di lavoro, rimpiango di averlo pensato ma conoscendomi so che sarò indotta di nuovo a questo errore, per questo sono qui a scriverti, per non permettere che questa sensazione di vuoto finisca nel dimenticatoio.

Questo lockdown verrà ricordato come uno dei periodi più negativi del secolo corrente, emergenza sanitaria, economia in decrescita e timore sociale ma voglio spezzare una lancia in favore della quarantena. Questo periodo mi ha permesso di connettermi in modo più profondo con la mia famiglia, non che prima non fossimo legati ma sento di aver aggiunto un tassello in più, un tassello molto importante che mi ha consentito di crescere moralmente.

Nelle situazioni in cui prima perdevo spesso il senso della ragione, ora preferisco fare un bel respiro e provare ad empatizzare con la persona con cui sto discutendo, una persona che come me sta affrontando un periodo difficile, Marco Giallini, in un film, dice che bisogna imparare a ‘’disinnescare’’ ed io lo sto imparando, un passo alla volta.

È una lezione che porterò con me d’ora in avanti, grazie a questo, il rapporto con mio padre è migliorato e con mia madre mi sono cimentata in tante nuove scoperte culinarie.

È giovedì 14 maggio e stamattina ho preparato, per la prima volta da sola, con successo, la salsa guacamole messicana, mi ha ricordato un sacco quella che avevo mangiato all’Irish Pub di Salerno, prima dell’emergenza Covid19 ma più di ogni altra cosa, ho avuto un immenso piacere nello scoprire che era piaciuta anche al resto della mia famiglia.

È sera, stasera niente film quindi mi ritaglio un po’ di tempo per scriverti ancora qualche fugace pensiero che riguarda il mio stato d’animo in questo periodo.

Devo ammettere che scriverti mi rende malinconica, inizio a vagare con la mente, a pensare ai progetti futuri e a quelli che mi sono lasciata alle spalle.

Poco prima di questo lockdown ho fatto il mio primo viaggio aereo da sola, i miei non erano troppo contenti dell’idea poiché è stato nel mese di febbraio e molti telegiornali iniziavano a parlare, in modo abbastanza insistente, di un certo virus esploso in Cina.

Il viaggio alla fine l’ho fatto, nonostante i disguidi coi miei genitori, verso La Coruña, una piccola cittadina sulla costa atlantica della Spagna. Al mio ritorno, il 17 febbraio, i casi in Italia erano aumentati esponenzialmente e all’aeroporto di Napoli mi fu controllata la temperatura corporea.

Ad oggi quei ricordi mi sembrano così lontani ma questo non mi toglierà la voglia di attuarne dei nuovi. Appena ci sarà possibile, io e ed il mio ragazzo vorremmo poter trascorrere un fine settimana nella capitale, ci siamo stati tante volte individualmente ma ci siamo resi conto di non aver dato abbastanza peso a tante piccole bellezze che meritano di essere viste di nuovo. Lui non lo sa ma io sto già controllando qualche posto dove alloggiare, spero che le mie scelte siano compatibili con i suoi gusti, sarà una sorpresa, spero che compenserà il fatto di non essere stata fisicamente presente il giorno del suo compleanno.

Con queste ultime speranze ti saluto, mi auguro che d’ora in poi andrà tutto sempre per il meglio, che la gente rispetti i propri doveri e che faccia valere i propri diritti. Io la mia mascherina l’ho comprata, (ed è anche del mio colore preferito) tranquillo, la userò con parsimonia.

Alessia.