Ricordi di una quarantena

Ricordo il 21 Febbraio quando appena rientrato da un breve viaggio all’estero salutai la mia famiglia con un sincero e sicuro “ci vediamo tra qualche settimana” e dal mio piccolo paese nella provincia di Bergamo mi diressi a Teramo per l’inizio delle lezioni universitarie.

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White diary

8 Dicembre 2019. Alcune persone vengono ricoverate per “una strana polmonite” a Wuhan, grande capoluogo della provincia di Hubei, Cina. Io sto organizzando un viaggio, ho bisogno di aria, l’aereo mi fa sempre bene, vorrei optare per Firenze ma.. No, credo che stavolta andrò a Milano, meglio pensarci dopo le feste però.

31 Dicembre 2019. Qualcuno dall’altra parte del mondo grida, in una lingua che non conosco, qualcosa su una minaccia, un nuovo virus pare. Io sono già arrivato quasi sbronzo al grosso cenone, tempo di rimpinzarmi a tal punto da non riconoscere più le differenze di gusto tra i vari cibi e poi di nuovo in strada.

1 Gennaio 2020. Dei grossi e pesanti sigilli bloccano una piazza, persone tossiscono in gruppo mentre vengono trasportate in grandi ospedali bianchi. Io credo di essere a casa di qualcuno che non conosco, questo divano è scomodo e, ancor prima di aprire gli occhi, sento quella che credo essere la testa di qualcuno che dorme sulla mia gamba. Quando mi sarò ripreso, farò qualche domanda, per adesso ho ancora sonno..

9 Gennaio 2020. Un uomo nella propria abitazione esala il suo ultimo respiro, a fatica. Una morte come tante, la fine di un ciclo a cui tutti sono destinati, niente di più, niente di meno. Eppure, di tutte le persone morte oggi, ricordiamo solo lui. Avrà fatto qualcosa di grandioso? Sarà stato una figura importante, degna di finire tra le pagine della storia? E’ facile intuire la risposta, considerando che, di questo individuo, ironicamente celebre solo nella sua morte, non si conosce neanche il nome. Io sono arrabbiato, pensavo di partire tra una decina di giorni, ma i soliti impegni ed imprevisti non mi lasciano spazio. Ho deciso, inizio Febbraio mollo tutto, zaino in spalla e poi si vede.

28 Gennaio 2020. Le camere d’ospedale sono sature di individui, alcuni giacciono immobili sui letti, altri con maschere e grosse tute bianche si spostano come fantasmi tra una stanza e l’altra, la tosse peggiora. Oggi pensavo di andare al cinema, chiamo un paio di amici e poi si sceglie cosa guardare. Mal che vada, ci ritroviamo a guardare qualcosa su Netflix a casa dei soliti amici.

31 Gennaio 2020. Qualcuno parla di problemi di tipo sanitario a Roma, due cinesi “infetti” confinati in ospedale, che esagerazione. Cavolo, però anche Roma mi manca, non mi dispiacerebbe andarci appena tornato da.. MILANO. Devo ancora preparare la valigia e cercare un bed and breakfast!

3 Febbraio 2020. In Cina oltre 20 milioni di persone sono prigioniere nelle proprie case, il virus sembra inarrestabile. Io sono finalmente arrivato a Milano, oggi penso di visitare un paio di mostre d’arte e poi di andare a trovare dei vecchi amici. Cavolo se gira una brutta influenza, la gente tossisce molto, ultimamente.

-Alcune pagine sono illeggibili, altre sembrano essere strappate-

16 Febbraio 2020. Dannata Italia e i suoi trasporti, prendere aerei e treni sembra impossibile. Ho optato per l’autobus, 8 incredibili ore di autobus verso casa. Nel mentre mi sono informato su questo virus, il “COVID-19”, adesso capisco il perché di tutte quelle mascherine e perché muoversi sta diventando così difficile. Troppo rumore per quel 2% di mortalità.

21 Febbraio 2020. L’intero nord Italia è sotto chiave, si teme una crisi sanitaria senza precedenti. Le persone fuggono di notte, come ladri, per cercare forse posti più sicuri, rendendo inconsciamente, pericolosi anche quelli. Io cerco di ricostruire la mia routine, riempiendo tutti i buchi che mi sono lasciato alle spalle, partendo con così poco preavviso.

8 Marzo 2020. Al tg hanno appena parlato di un possibile blocco totale del nord Italia in quanto zona rossa, ho sentito i miei amici, dicono che rimarranno buoni in casa per un po’ perché per le strade sembra aver vinto il panico.

8 Marzo 2020 P.S Mi chiamano gli amici “di su”, sembrano molto più spaventati di stamattina. Mi dicono di rimanere in casa e di fare molta attenzione perché pare che la notizia del possibile blocco abbia lasciato spazio all’isteria e che in moltissimi si siano riversati in treni ed autobus per scendere qui al sud. Cani maledetti. Posso capire la paura, ma una mancanza tale d’amor proprio e di senso civico mi manda in bestia.

9 Marzo 2020. Il Governo decide di prendere quella che, ormai, sembra essere l’unica decisione sensata. Blocco totale, l’Italia è ufficialmente in quarantena. Sono attonito, ma in parte sollevato, questa potrebbe essere una nuova, piccola, vacanza.

-Il resto delle pagine sembrano essersi sbiadite, tutto ciò che è ancora leggibile sono date, scritte alla rinfusa-

Terminato quello che è, di fatto, un mio immaginario diario pre-quarantena, posso ora esprimermi lontano dalle limitazioni di date e luoghi. Non per scelta sia ben chiaro, bensì per necessità. In questo periodo, non vi sono luoghi e date di cui parlare, il tempo sembra essersi fermato, o meglio, distorto. Ricordo distintamente giorni lunghi come settimane e settimane lunghe come giorni. La paura, ahimè non filtrabile dalle grosse mascherine di cui tutti si stanno prontamente munendo, rende ogni interazione umana dubbiosa e “sporca”, come se nessuno dovesse lasciare residui del proprio passaggio nelle reciproche vite.

Devo ammettere però che, come facilmente si evince dalle pregresse righe, questo fenomeno non mi ha coinvolto da subito. Inizialmente sembrava una cosa così lontana da non meritare attenzione, soprattutto nella turbolenta vita di un ventenne e questo le ha permesso di avvicinarsi sempre di più a passo neanche poi così leggero, alla vita di tutti, mordendo alla gola il nostro tempo.

Ho approfittato della quarantena per riscoprire molte parti di me stesso, a cosa riesco a resistere, a cosa posso rinunciare, ma al contempo di cosa mi è impossibile privarmi e a cosa non desidero dire di no.

Ho ascoltato vecchi album ormai sbiaditi nella mia mente, rivivendo vecchie giornate passate ad ascoltare un singolo brano all’infinito. Ho consumato piattaforme di streaming cercando disperatamente qualcosa di nuovo su cui concentrarmi, invece di continuare ad osservare quella lancetta che sembrava talvolta fermarsi, anche solo per aspettare che io smettessi di fissarla. 

Il mondo, nel frattempo, sembra aver gradito la nostra assenza, lo sconvolgimento dei nostri equilibri sembra aver riassestato quello della natura, ma dubito che, passata la tempesta, i nostri rapporti col mondo possano diventare più miti.

Detto questo, immagino che ci sia solo un modo per definire in maniera perfetta ciò che questo virus ha creato nella vita di tutti, attraverso la quarantena: il resto di questo foglio.

Una pagina bianca, silenziosa, solitaria e amorfa.

A cura di Loris Esposito.

Memorie di quarantena

È la sera del 13 maggio mentre ti scrivo, dal 4 sembra che la situazione stia migliorando, i dati sono molto positivi, ci è concesso di uscire per passeggiare e di far visita agli affetti più cari.

Il mio umore è decisamente migliorato da quando mi è stato possibile rivedere i miei nonni, stare a casa non fa per me, sono una persona che ha costantemente bisogno di contatti umani e di sentirsi libera, essere privati della propria libertà è qualcosa che non auguro a nessuno come non auguro a nessuna generazione futura di ritrovarsi a temere per la propria vita svolgendo le azioni più semplici, come andare a lavoro o uscire per comprare del pane.

Una delle cose che più mi manca è poter fare sport all’aria aperta, allenarmi sentendo l’odore dell’erba fresca e il calore del sole mattutino sulla pelle.

Mi manca poter andare a lavoro, sono una cameriera part-time e ricordo, con un po’ di rancore, delle volte in cui non ero affatto contenta di raggiungere il mio posto di lavoro, rimpiango di averlo pensato ma conoscendomi so che sarò indotta di nuovo a questo errore, per questo sono qui a scriverti, per non permettere che questa sensazione di vuoto finisca nel dimenticatoio.

Questo lockdown verrà ricordato come uno dei periodi più negativi del secolo corrente, emergenza sanitaria, economia in decrescita e timore sociale ma voglio spezzare una lancia in favore della quarantena. Questo periodo mi ha permesso di connettermi in modo più profondo con la mia famiglia, non che prima non fossimo legati ma sento di aver aggiunto un tassello in più, un tassello molto importante che mi ha consentito di crescere moralmente.

Nelle situazioni in cui prima perdevo spesso il senso della ragione, ora preferisco fare un bel respiro e provare ad empatizzare con la persona con cui sto discutendo, una persona che come me sta affrontando un periodo difficile, Marco Giallini, in un film, dice che bisogna imparare a ‘’disinnescare’’ ed io lo sto imparando, un passo alla volta.

È una lezione che porterò con me d’ora in avanti, grazie a questo, il rapporto con mio padre è migliorato e con mia madre mi sono cimentata in tante nuove scoperte culinarie.

È giovedì 14 maggio e stamattina ho preparato, per la prima volta da sola, con successo, la salsa guacamole messicana, mi ha ricordato un sacco quella che avevo mangiato all’Irish Pub di Salerno, prima dell’emergenza Covid19 ma più di ogni altra cosa, ho avuto un immenso piacere nello scoprire che era piaciuta anche al resto della mia famiglia.

È sera, stasera niente film quindi mi ritaglio un po’ di tempo per scriverti ancora qualche fugace pensiero che riguarda il mio stato d’animo in questo periodo.

Devo ammettere che scriverti mi rende malinconica, inizio a vagare con la mente, a pensare ai progetti futuri e a quelli che mi sono lasciata alle spalle.

Poco prima di questo lockdown ho fatto il mio primo viaggio aereo da sola, i miei non erano troppo contenti dell’idea poiché è stato nel mese di febbraio e molti telegiornali iniziavano a parlare, in modo abbastanza insistente, di un certo virus esploso in Cina.

Il viaggio alla fine l’ho fatto, nonostante i disguidi coi miei genitori, verso La Coruña, una piccola cittadina sulla costa atlantica della Spagna. Al mio ritorno, il 17 febbraio, i casi in Italia erano aumentati esponenzialmente e all’aeroporto di Napoli mi fu controllata la temperatura corporea.

Ad oggi quei ricordi mi sembrano così lontani ma questo non mi toglierà la voglia di attuarne dei nuovi. Appena ci sarà possibile, io e ed il mio ragazzo vorremmo poter trascorrere un fine settimana nella capitale, ci siamo stati tante volte individualmente ma ci siamo resi conto di non aver dato abbastanza peso a tante piccole bellezze che meritano di essere viste di nuovo. Lui non lo sa ma io sto già controllando qualche posto dove alloggiare, spero che le mie scelte siano compatibili con i suoi gusti, sarà una sorpresa, spero che compenserà il fatto di non essere stata fisicamente presente il giorno del suo compleanno.

Con queste ultime speranze ti saluto, mi auguro che d’ora in poi andrà tutto sempre per il meglio, che la gente rispetti i propri doveri e che faccia valere i propri diritti. Io la mia mascherina l’ho comprata, (ed è anche del mio colore preferito) tranquillo, la userò con parsimonia.

Alessia.

Un anno da ricordare, nel bene o nel male!

Il 2020 doveva essere un anno “diverso”, perché palindromo, e si è subito dimostrato all’altezza delle aspettative.

Il mese di gennaio è stato estenuante, dal rischio di una terza guerra mondiale tra Stati Uniti ed Iran (causa l’uccisione via drone di un generale iraniano Qasem Soleimani), passando per l’eruzione di un vulcano durata 12 giorni nelle Filippine, l’incidente aereo che ha visto la morte di Kobe Bryant (ex cestista) e sua figlia Gianna(13 anni) per arrivare alla diffusione del Coronavirus diventata in seguito una pandemia. Sui social se ne sono accorti in molti e sui social fioccano meme di ogni genere che ironizzano sulla curiosa congiuntura di disgrazie. Il messaggio è chiaro: questo sarà un anno davvero folle.

Stress da pandemia

Questi ultimi tre mesi di isolamento hanno cambiato ognuno di noi. Non solo le nostre abitudini individuali, ma anche la nostra sfera famigliare, e persino i comportamenti legati alla nostra carriera universitaria e/o professionale.

Abbiamo dovuto adattarci rapidamente a una situazione completamente nuova e inaspettata, molte persone hanno dovuto svolgere diverse attività tra cui quelle domestiche, in aggiunta agli impegni lavorativi, cosa che, per alcuni, non è stata così semplice.

Il doversi adattare a questo nuovo modo di lavorare e di vivere ha portato le persone a sentirsi isolate, stressate e sovraccaricate di lavoro.

Mentre gran parte dei media continua a parlare delle emergenze sanitaria e finanziaria che le diverse nazioni stanno vivendo, c’è un’altra emergenza che non viene affrontata: quella relativa alla salute mentale delle persone.

Una delle partite cruciali che dobbiamo vincere è quella che riguarda il rapporto con le nostre emozioni e i nostri pensieri.

LinkedIn ha recentemente pubblicato alcuni dati che analizzano come il periodo di quarantena abbia avuto un impatto sulla salute mentale dei professionisti italiani. 

Ecco alcuni dei loro ultimi insight:

  • Il 46% dei lavoratori italiani si sente più ansioso o stressato perché lavora da casa;
  • Il 18% ha riscontrato un impatto negativo sulla propria salute mentale;
  • Il 27% ha difficoltà a dormire
  • Il 22% prova una qualche forma di ansia
  • Il 26% sente di non essere concentrato durante il giorno.

Lo psicologo Luca Mazzucchelli, direttore della rivista “Psicologia Contemporanea” ci tiene a condividere dei semplici consigli per aiutare i lavoratori a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

  1. Rispettare gli orari: se guardiamo in modo più approfondito i risultati dei dati forniti da LinkedIn, possiamo notare come il 48% degli intervistati da quando lavora da casa almeno 20 ore (circa 3 giorni) in più al mese. Il dottore milanese consiglia di rispettare degli orari seguendo la classica giornata da ufficio.
  2. Delimitare una zona di lavoro: lavorando da casa ovviamente ci sarà un avvicinamento con il mondo del lavoro che ovviamente presenterà degli effetti collaterali fra cui le interruzioni dei famigliari e maggiore confusione. Una soluzione è quella di delimitare una zona di lavoro che sia uno studio o un piccolo tavolo dove ci si possa isolare il tempo necessario
  3. Programma la tua giornata: Per garantire l’efficienza sul lavoro, bisogna programmare la propria giornata, soprattutto in smart working. Uno strumento utile può essere quello della “to-do list” (lista delle cose da fare) su un foglio e cerchiare le 5-6 più importanti.
  4. Prendere delle pause: prendere delle pause dal lavoro ( o dallo studio) è importante in situazione “normale” e lo diventa maggiormente in un periodo difficile come questo.

Didattica a distanza

La sospensione delle lezioni in aula ha comportato un drastico e improvviso cambiamento nella vita lavorativa di oltre 835 mila docenti italiani che lavorano nell’istruzione primaria e secondaria – tanti ne censiva il MIUR all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 – ai quali si aggiungono i professori universitari, gli insegnanti delle accademie e dei conservatori, le maestre delle scuole materne e degli asili, oltre agli educatori e agli insegnanti privati. Ci sono specificità che riguardano le singole materie di insegnamento e che hanno portato i docenti a sviluppare metodi differenti, destinati in alcuni casi a tornare utili anche una volta terminata l’emergenza coronavirus. 

Per sei settimane, a partire da fine di marzo Marco Valsecchi (giornalista LinkedIn) ha chiesto ai docenti iscritti a LinkedIn di raccontare le loro esperienze legate alla didattica a distanza, sia dal lato degli insegnanti che da quello delle famiglie, segnalandoci quali potessero essere gli ambiti più interessanti da approfondire. Di seguito una serie di articoli che testimonia la risposta nelle diverse materie in una situazione senza precedenti:

  • Musica. La prima categoria di cui i giornalisti si sono occupati è quella che ha dovuto affrontare i problemi più evidenti. Gli insegnanti di musica sono stati infatti costretti in questi mesi a utilizzare canali di comunicazione che raramente consentono un ascolto ottimale (es.scarsa connessione). Dai racconti raccolti, sono emersi spunti di riflessione, è necessario un miglioramento se si vuole che quella dell’insegnamento a distanza diventi un’opzione percorribile anche fuori dall’emergenza COVID: serviranno piattaforme studiate appositamente per la musica.
  • Arte. Guardare un’opera attraverso uno schermo, per una scarsa risoluzione video è diverso dal vederla a occhio nudo. Un elemento critico messo in luce dai docenti è legato alla gestione dei tempi, che nella nuova dimensione digitale finiscono inevitabilmente per dilatarsi. Emblematica la reazione con gli studenti, che con la mancanza di contatto diretto hanno perso lo scambio di idee e di spunti con professori e “colleghi”. 
  • Scienze motorie. Con le palestre chiuse, i docenti di scienze motorie lavorano da casa, non solo con il programma didattico, ma hanno affrontato i temi della salute e del benessere in situazioni di isolamento domestico, prevenendo cattive abitudini alimentari o un’eccessiva vita sedentaria. Gli insegnanti impegnati con gli alunni più piccoli hanno sviluppato strategie per mantenere il contatto anche a distanza e per far rivivere a casa i momenti di sport attraverso il disegno. Mentre i personal trainer hanno sviluppato piattaforme online cercando addirittura di intercettare nuovi clienti. 
  • Insegnanti specializzati. Gli insegnanti di sostegno in Italia sono più di 150 mila e il loro lavoro non riguarda solo i quasi 260 mila alunni con disabilità, anzi, il loro compito è far sì che tutti possano condividere le attività di classe. La didattica a distanza li ha visti operare attraverso due modalità: quella “sincrona”, in tandem col docente della singola materia, e quella “parallela”, svolta in piccoli gruppi.

In quest’articolo, si parla inoltre di corsi che vanno al di fuori dell’ambito scolastico, ad esempio i corsi pre-parto organizzati da ospedali o centri medici specializzati. Le lezioni online hanno permesso a ostetriche, psicologhe e anestesisti di dare tutte le indicazioni importanti alle future mamme, ma anche ai responsabili delle sale parto di spiegare quali misure di sicurezza verranno applicate durante il travaglio. 

Insomma, per quest’anno sarà meglio non abbassare la guardia perché le sorprese non sono ancora finite!

A cura di Tortora Vincenzo (mat.0312202444)

Fonti:

https://www.linkedin.com/pulse/come-affrontare-lo-stress-e-le-preoccupazioni-del-da-mazzucchelli/?trackingId=LIfkNYu2QoKtgPJ2L%2BNatQ%3D%3D

https://www.linkedin.com/pulse/didattica-distanza-e-coronavirus-che-cosa-ci-ha-il-marco-valsecchi/?trackingId=lf%2B5YtVnvakip2%2BQ%2B%2FNZSQ%3D%3D

#COVID-19 – La cartina del calcio: chi si ferma e chi riparte

Giunti, ormai, nella seconda settimana di maggio. È tempo di decisioni, verdetti definitivi nel mondo del calcio. Il tempo stringe e il dilemma resta tale: ripartire o meno?

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