“Diario di bordo” della mia quarantena

Caro Diario,

non so nemmeno se devo iniziare con “Caro Diario”, ma vabbè. Non so cosa io potrei mai scrivere, visto che i giorni sono tutti uguali, a dir poco tristi, monotoni e vuoti come anche il mio essere. E si, se non si fosse capito non sono proprio di ottimo umore in questo periodo, per non parlare della mia negatività che prende sempre il sopravvento sulla mia positività che già normalmente su una scala da 1 a 10 è pari a 3.

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Come fare una quarantena in 60 giorni – diario di una pandemia

Anno 2020, tutto il mondo procede a ritmi frenetici, il capitalismo continua a produrre, l’inquinamento divampa e con esso le battaglie sociali di Greta Thunberg, ma la vita non si ferma. È un mondo fatto di profitti e di accumulo di denaro quello occidentale, che prosegue in una quotidianità produttiva, ma tranquilla. I Millennials e la Generazione Z dei nati nel nuovo millennio, non hanno mai fatto esperienza del peso di una possibile guerra, combattuta sul suolo di casa, e con i sacrifici e lo stravolgimento delle abitudini che essa comporta. Ma cosa succede, quando si insinua un nemico invisibile? Un nemico che colpisce senza distinzioni di età, di razza o religione?

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I SOCIAL AI TEMPI DEL CORONAVIRUS.

SOCIAL NETWORK E ALTRE PIATTAFORME DIGITALI OGGI USATI PIU’ CHE MAI

In questi giorni a dir poco surreali, dove a tratti sembriamo trovarci in uno scenario POST-APOCALITTICO, come in THE WALKING DEAD, senza ovviamente gli zombie, anche se la trama è quasi la stessa, siamo invitati a rimanere chiusi in casa. Qualche mese fa un nemico invisibile è uscito allo scoperto destabilizzando e fermando quasi completamente le nostre vite. Hanno chiuso scuole, posti di lavoro, parchi e così via, siamo stati confinati nelle nostre case, per il bene comune, per evitare contagi e per evitare che questo nemico chiamato COVID-19 facesse più vittime di quante non ne abbia già fatte.

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“Neapolitan Culture”: Dal caffè sospeso ad oggi, racconto del cuore di una città.

“A Napoli quando una persona è felice, invece di pagare un caffè ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo”

Così scrive Luciano De Crescenzo nel suo libro “Il caffè sospeso”, dipingendo un gesto d’amore e di compassione verso gli altri, che da sempre caratterizza la città di Napoli.

Perché Napoli, si sa, è la città del sole, delle canzoni d’amore sussurrate al mare, del profumo di pizza fritta e sfogliatelle nelle strade, ma anche e soprattutto di quei gesti di generosità e di assistenza, di quella vicinanza che ora non può essere vissuta come una volta, ma non per questo è stata dimenticata.

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