Diario della quarantena

27 aprile

L’isolamento forzato causato dal CoVid-19 ha costretto a chiuderci nelle nostre abitazioni per evitare il contagio cambiandoci la vita, stravolgendo le nostre abitudini e ci ha costretto a crearne di nuove. C’è chi passa il tempo con la propria famiglia, altri solo con i propri pensieri, altri ancora invece continuano a lavorare anche seduti al tavolo del soggiorno e chi deve uscire di casa per continuare il proprio impiego. C’è chi si reinventa, chi si improvvisa chef, ma anche comico per riempire le giornate e strappare un sorriso, chi ha ripreso i propri hobby perduti nella vita frenetica.

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COVID-19 E L’IGNORANZA DELL’ITALIANO MEDIO

COVID-19 è il nome della malattia che deriva da nuovo coronavirus: “CO” indica corona, “VI” virus, “D” significa disease (malattia in inglese) e 19 si riferisce al 2019, l’anno della sua comparsa.

Il COVID-19 è un virus respiratorio appartenente alla grande famiglia dei coronavirus (CoV). Questo può essere responsabile di diverse patologie di entità variabile: dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più serie. Questo ceppo di coronavirus è a tutti gli effetti “nuovo”, identificato per la prima volta in Cina nella città di Wuhan, nel dicembre 2019. L’infezione da nuovo coronavirus può manifestarsi con sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, o con sintomi più seri come polmonite e difficoltà respiratorie. In alcuni soggetti poi, la presenza del virus non si accompagna né a sintomi né a una condizione di malessere. La pericolosità del virus è data dal suo rapido espandersi, ma anche dal fatto che per ora non esiste nessun vaccino e né cura.

Il primo focolaio di infezione in Italia da COVID-19 è stato rilevato in Lombardia il 21 febbraio 2020, in cui il numero di casi accertati è stato 16. In pochi giorni purtroppo il numero di contagiati sono raddoppiati ed anche i territori d’espansione. Le vittime accertate da covid-19 sono state rilevate anche in altre regioni del nord Italia, come il Veneto, il Piemonte e l’Emilia-Romagna. Purtroppo, a Bergamo, stando agli ultimi aggiornamenti, vi è un focolaio molto attivo dove si registra il numero più elevato di decessi.

Fin dal primo espandersi del virus sono stati in molti a decidere di scappare dai comuni lombardi e non solo, non pensando all’ipotesi peggiore dell’espandersi del virus che si è poi avverata. I contagi in Italia salgono a dismisura nonostante i vari provvedimenti. In effetti le regole imposte dal governo sono state: restare a casa; evitare gli spostamenti inutili; oltre alla chiusura di numerose attività ritenute non necessarie. Ma, fin dai primi contagi il premier Giuseppe Conte ha dichiarato che dal 9 marzo al 3 aprile tutta l’Italia sarebbe stata zona rossa evitando spostamenti e cercando di imporre il contenimento del coronavirus. Purtroppo, prima che Conte firmasse il decreto la stazione Centrale Milano, fino a pochi giorni fa, è stata presa d’assalto da sciacalli che hanno messo a repentaglio le vite dei propri cari.

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Se l’obiettivo era, giustamente, quello di ridurre drasticamente i rischi di contagio, gli effetti purtroppo sono stati ben altri.

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Le conseguenze della fuga non sono tardate ad arrivare infatti sono molti negli ospedali i parenti di chi è rientrato dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna e dal Veneto. Giovani che, pur restando in quarantena in casa, hanno finito per contagiare genitori, ma anche nonni che, adesso, risultano essere positivi al Covid-19 e stanno pagando il prezzo dei parenti che hanno ignorato il decreto del premier.

I contagi al sud crescono in particolar modo in Puglia (906), in Campania (1026) e in Calabria (292). Queste sono le regioni del sud maggiormente colpite dall’epidemia. Secondo i dati istat.

Dopo la fuga della notte tra l’8 e il 9 marzo, quando si diffusero le prime notizie sul decreto che avrebbe isolato la Lombardia, nella sera del 14 marzo ci sono state nuove partenze dalla Stazione Centrale di Milano.                                                            

Per la seconda volta, alla vigilia del primo weekend in cui la maggior parte degli italiani cerca di restare in casa, la stazione Centrale milanese è stata invasa da chi ha preferito scappare. In centinaia sono i cittadini che si sono affrettati a prendere i treni diretti a Siracusa, Palermo e Lecce. A nulla sono serviti gli appelli di governo e virologhi sulle limitazioni agli spostamenti, se non per motivi giustificabili.

Nella speranza che il buonsenso torni ad abbracciare tutti i cittadini italiani, noi cerchiamo di rispettare i divieti impostoci nel rispetto di chi sta lavorando per noi, medici, infermieri, militari, protezione civile e governo.

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                                                                                                           A CURA DI:

                                                                                                           ILARIA COZZOLINO

                                                                                                          MAT. 4312400255