Smart working e quarantena

Il 10 marzo 2020 il mondo che conosciamo, si è improvvisamente arrestato. E’ stato un po’ come vedere una Ferrari che procede a 200 Km orari alla quale viene tirato, d’improvviso, il freno a mano. Tutte le azioni che fino a quel giorno mi erano familiari come abbracciare un amico, prendere un treno o un aereo, dare una stretta di mano, mangiare al ristorante, andare dal parrucchiere, sono diventate “proibite”.
Io sono una studentessa un po’ avanti con gli anni (ho intrapreso la carriera universitaria per migliorare la mia posizione lavorativa) e ho vissuto il periodo del lock down con molta ansia, sia per il mio futuro ma soprattutto per quello dei miei figli. Mio figlio maggiore è proprietario di un ristorante ed in una notte si è trovato senza lavoro. Io lavoro in una pubblica amministrazione ed in due giorni mi sono dovuta inventare, insieme ai colleghi, lo “smart working”, un sistema di lavoro che per chi conosce la burocrazia della pubblica amministrazione, è impensabile perché a noi “piace vivere in mezzo alle scartoffie”, agli archivi polverosi, alle penne ed alle matite.

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