Un anno da ricordare, nel bene o nel male!

Il 2020 doveva essere un anno “diverso”, perché palindromo, e si è subito dimostrato all’altezza delle aspettative.

Il mese di gennaio è stato estenuante, dal rischio di una terza guerra mondiale tra Stati Uniti ed Iran (causa l’uccisione via drone di un generale iraniano Qasem Soleimani), passando per l’eruzione di un vulcano durata 12 giorni nelle Filippine, l’incidente aereo che ha visto la morte di Kobe Bryant (ex cestista) e sua figlia Gianna(13 anni) per arrivare alla diffusione del Coronavirus diventata in seguito una pandemia. Sui social se ne sono accorti in molti e sui social fioccano meme di ogni genere che ironizzano sulla curiosa congiuntura di disgrazie. Il messaggio è chiaro: questo sarà un anno davvero folle.

Stress da pandemia

Questi ultimi tre mesi di isolamento hanno cambiato ognuno di noi. Non solo le nostre abitudini individuali, ma anche la nostra sfera famigliare, e persino i comportamenti legati alla nostra carriera universitaria e/o professionale.

Abbiamo dovuto adattarci rapidamente a una situazione completamente nuova e inaspettata, molte persone hanno dovuto svolgere diverse attività tra cui quelle domestiche, in aggiunta agli impegni lavorativi, cosa che, per alcuni, non è stata così semplice.

Il doversi adattare a questo nuovo modo di lavorare e di vivere ha portato le persone a sentirsi isolate, stressate e sovraccaricate di lavoro.

Mentre gran parte dei media continua a parlare delle emergenze sanitaria e finanziaria che le diverse nazioni stanno vivendo, c’è un’altra emergenza che non viene affrontata: quella relativa alla salute mentale delle persone.

Una delle partite cruciali che dobbiamo vincere è quella che riguarda il rapporto con le nostre emozioni e i nostri pensieri.

LinkedIn ha recentemente pubblicato alcuni dati che analizzano come il periodo di quarantena abbia avuto un impatto sulla salute mentale dei professionisti italiani. 

Ecco alcuni dei loro ultimi insight:

  • Il 46% dei lavoratori italiani si sente più ansioso o stressato perché lavora da casa;
  • Il 18% ha riscontrato un impatto negativo sulla propria salute mentale;
  • Il 27% ha difficoltà a dormire
  • Il 22% prova una qualche forma di ansia
  • Il 26% sente di non essere concentrato durante il giorno.

Lo psicologo Luca Mazzucchelli, direttore della rivista “Psicologia Contemporanea” ci tiene a condividere dei semplici consigli per aiutare i lavoratori a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

  1. Rispettare gli orari: se guardiamo in modo più approfondito i risultati dei dati forniti da LinkedIn, possiamo notare come il 48% degli intervistati da quando lavora da casa almeno 20 ore (circa 3 giorni) in più al mese. Il dottore milanese consiglia di rispettare degli orari seguendo la classica giornata da ufficio.
  2. Delimitare una zona di lavoro: lavorando da casa ovviamente ci sarà un avvicinamento con il mondo del lavoro che ovviamente presenterà degli effetti collaterali fra cui le interruzioni dei famigliari e maggiore confusione. Una soluzione è quella di delimitare una zona di lavoro che sia uno studio o un piccolo tavolo dove ci si possa isolare il tempo necessario
  3. Programma la tua giornata: Per garantire l’efficienza sul lavoro, bisogna programmare la propria giornata, soprattutto in smart working. Uno strumento utile può essere quello della “to-do list” (lista delle cose da fare) su un foglio e cerchiare le 5-6 più importanti.
  4. Prendere delle pause: prendere delle pause dal lavoro ( o dallo studio) è importante in situazione “normale” e lo diventa maggiormente in un periodo difficile come questo.

Didattica a distanza

La sospensione delle lezioni in aula ha comportato un drastico e improvviso cambiamento nella vita lavorativa di oltre 835 mila docenti italiani che lavorano nell’istruzione primaria e secondaria – tanti ne censiva il MIUR all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 – ai quali si aggiungono i professori universitari, gli insegnanti delle accademie e dei conservatori, le maestre delle scuole materne e degli asili, oltre agli educatori e agli insegnanti privati. Ci sono specificità che riguardano le singole materie di insegnamento e che hanno portato i docenti a sviluppare metodi differenti, destinati in alcuni casi a tornare utili anche una volta terminata l’emergenza coronavirus. 

Per sei settimane, a partire da fine di marzo Marco Valsecchi (giornalista LinkedIn) ha chiesto ai docenti iscritti a LinkedIn di raccontare le loro esperienze legate alla didattica a distanza, sia dal lato degli insegnanti che da quello delle famiglie, segnalandoci quali potessero essere gli ambiti più interessanti da approfondire. Di seguito una serie di articoli che testimonia la risposta nelle diverse materie in una situazione senza precedenti:

  • Musica. La prima categoria di cui i giornalisti si sono occupati è quella che ha dovuto affrontare i problemi più evidenti. Gli insegnanti di musica sono stati infatti costretti in questi mesi a utilizzare canali di comunicazione che raramente consentono un ascolto ottimale (es.scarsa connessione). Dai racconti raccolti, sono emersi spunti di riflessione, è necessario un miglioramento se si vuole che quella dell’insegnamento a distanza diventi un’opzione percorribile anche fuori dall’emergenza COVID: serviranno piattaforme studiate appositamente per la musica.
  • Arte. Guardare un’opera attraverso uno schermo, per una scarsa risoluzione video è diverso dal vederla a occhio nudo. Un elemento critico messo in luce dai docenti è legato alla gestione dei tempi, che nella nuova dimensione digitale finiscono inevitabilmente per dilatarsi. Emblematica la reazione con gli studenti, che con la mancanza di contatto diretto hanno perso lo scambio di idee e di spunti con professori e “colleghi”. 
  • Scienze motorie. Con le palestre chiuse, i docenti di scienze motorie lavorano da casa, non solo con il programma didattico, ma hanno affrontato i temi della salute e del benessere in situazioni di isolamento domestico, prevenendo cattive abitudini alimentari o un’eccessiva vita sedentaria. Gli insegnanti impegnati con gli alunni più piccoli hanno sviluppato strategie per mantenere il contatto anche a distanza e per far rivivere a casa i momenti di sport attraverso il disegno. Mentre i personal trainer hanno sviluppato piattaforme online cercando addirittura di intercettare nuovi clienti. 
  • Insegnanti specializzati. Gli insegnanti di sostegno in Italia sono più di 150 mila e il loro lavoro non riguarda solo i quasi 260 mila alunni con disabilità, anzi, il loro compito è far sì che tutti possano condividere le attività di classe. La didattica a distanza li ha visti operare attraverso due modalità: quella “sincrona”, in tandem col docente della singola materia, e quella “parallela”, svolta in piccoli gruppi.

In quest’articolo, si parla inoltre di corsi che vanno al di fuori dell’ambito scolastico, ad esempio i corsi pre-parto organizzati da ospedali o centri medici specializzati. Le lezioni online hanno permesso a ostetriche, psicologhe e anestesisti di dare tutte le indicazioni importanti alle future mamme, ma anche ai responsabili delle sale parto di spiegare quali misure di sicurezza verranno applicate durante il travaglio. 

Insomma, per quest’anno sarà meglio non abbassare la guardia perché le sorprese non sono ancora finite!

A cura di Tortora Vincenzo (mat.0312202444)

Fonti:

https://www.linkedin.com/pulse/come-affrontare-lo-stress-e-le-preoccupazioni-del-da-mazzucchelli/?trackingId=LIfkNYu2QoKtgPJ2L%2BNatQ%3D%3D

https://www.linkedin.com/pulse/didattica-distanza-e-coronavirus-che-cosa-ci-ha-il-marco-valsecchi/?trackingId=lf%2B5YtVnvakip2%2BQ%2B%2FNZSQ%3D%3D

INSTAGRAM unisce tutti

Dal 2016, Instagram introduce le stories, (secondo i media Instagram ha copiato questa nuova feature da Snapchat, suo concorrente) funzionalità che permette di pubblicare foto e video per sole 24 ore e di andare “in diretta”. Instagram quindi, non è più il “Social delle foto” ma è diventato qualcosa di più.

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La fábrica de los sueños

Con l’appellativo “La fábrica de los sueños” viene riconosciuto quello che è uno degli impianti più famosi nella storia del calcio, l’Estadio Santiago Bernabéu, istituito nel 1947 con un progetto dell’architetto spagnolo José Maria Castell e la casa del Real Madrid, uno dei club calcistici più titolati al mondo con ben 13 Champions League (trofeo più prestigioso del vecchio continente) e molteplici altri tipi di coppe.

Lo stadio fu inaugurato nel dicembre 1947 con una partita amichevole tra i padroni di casa del Real e la compagine portoghese del Beleneses. La partita terminò con il risultato in favore delle merengues per 3-1 e il primo marcatore dell’allora Nuevo Estadio Chamartín fu Santiago Barinaga. Da allora quest’impianto è stato la casa di diversi campioni della storia del calcio e delle Merengues come: Di Stéfano e Puskás, passando per La Quinta del Buitre (La Coorte dell’Avvoltoio fu una generazione di giocatori cresciuti nel settore giovanile del Real Madrid tra gli anni ’80 e ’90) , Raúl, Roberto Carlos, Beckham, Seedorf fino ai più recenti Kaká, Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo.

L’impianto nei suoi 73 anni di età ha subito diversi cambiamenti ,negli anni ’50 la FIFA e stabilì che la metà dei posti dovessero essere a sedere, e un terzo di questi coperti. Nel 1982 la Spagna fu scelta come sede dei Mondiali (indimenticabile per noi italiani l’urlo di Marco Tardelli al gol contro la Germania dell’ovest) e la UEFA istituì nuove regole per la sicurezza e la capienza dello stadio scese dai 125.000 ai 90.800 per arrivare ad oggi ad essere 81.000.

Claudio Gentile e Marco Tardelli esultano per il gol del 2-1

Come tutti sanno trovare l’approvazione dei tifosi avversari è molto difficile specialmente se ti trovi in Spagna, nella capitale, al Bernabéu. Infatti solo pochi campioni nella storia del calcio hanno avuto l’onore di ricevere un’ovazione e in quest’articolo ne analizzeremo 5.

Andrés Iniesta centrocampista spagnolo classe ’84 dalle doti tecniche illimitate, cresciuto nelle file del F.C. Barcelona. El Clásico numero 171, partita chiusa con il risultato di 0-4 per i catalani contro gli acerrimi rivali del Real. Dopo le reti di Suarez e Neymar nel primo tempo, nella ripresa i catalani incrementano il punteggio, grazie alla rete di Don Andrés che sostituito a quindici minuti dal termine del match raccoglie l’ovazione da tutto lo stadio e dal pubblico di fede madridista.

Don Andrés

Andrea Pirlo, centrocampista italiano classe ’79 dotato di una visione di gioco a 360 gradi lo hanno reso famoso in tutto il mondo per la precisione dei suoi passaggi , in carriera ha vestito le maglie di Brescia, Inter, Milan, Juventus e N.Y. City. La partita in questione è Real Madrid-Juventus terza giornata del girone di Champions League 2013-14 (vinta in seguito dal Real Madrid contro i rivali cittadini dell’Atlético Madrid all’Estádio da Luz di Lisbona) Applausi che valgono più di mille parole per “Il Maestro”, ottiene il tributo al momento della sua uscita dal campo al minuto 60 della partita.

Francesco Totti, attaccante italiano classe ’76 calciatore dotato di forza fisica, controllo palla e un tiro forte e preciso con entrambi i piedi, in carriera ha indossato solo la maglia della sua squadra del cuore, divenendo una bandiera per la sua città, Roma. Ottavi di finale di Champions League 2015-16 (vinta in seguito dal Real Madrid contro i rivali cittadini dell’Atlético Madrid allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano) il Real affronta la sua Roma, nel corso della sua carriera Francesco Totti è stato più volte cercato dal Real Madrid, restando sempre fedele ai colori della città eterna. In occasione dell’entrata in campo de “Er Pupone” al minuto 79, tutto lo stadio si è alzato in piedi, dimostrando tutta la propria stima ad un avversario che in carriera era riuscito a trovare la via delle rete in ben due occasioni nello stadio del Madrid.

Er Pupone

Ronaldinho, centrocampista offensivo classe ’80, giocatore conosciuto da tutti per le sue qualità fenomenali nel dribbling nello stretto. Iniesta nella sua autobiografia ha svelato un retroscena che coinvolge il campione brasiliano Ronaldinho. Lo chiamò nel cuore della notte dicendo che alla fine della stagione si sarebbe trasferito proprio ai rivali del Real Madrid e mise giù il telefono raccomandando al compagno di squadra di tenere quel segreto per se. Il giorno della partita negli spogliatoi El Gaucho volle parlare ai propri compagni dicendo:” Ragazzi, oggi giochiamo una partita importante, questi sono molto forti, ma in questi giorni ho scoperto che siamo come una famiglia. Ho chiamato tutti voi in piena notte dicendo che sarei andato via a giugno, ma nessuno di voi ha parlato. Dopo questa cosa, ho capito che siamo disposti tutti a morire dentro pur di non tradirci“. Quel 19 Novembre 2005 andò in scena El Clásico n°151 e Ronaldinho fece una prestazione perfetta dato che quella sera Dinho risulta incontenibile. Il fuoriclasse brasiliano, si prende tutta la scena con due reti stratosferiche: al 60esimo minuto riceve palla sulla sinistra a centrocampo, passa un giovane ed inesperto Sergio Ramos entra in area supera anche Salgado e insacca la palla. Dopo dieci minuti recupera palla sul centrosinistra punta e salta ancora Sergio Ramos entra in area e piazza la palla sul secondo palo. In quel momento il portiere del Real, Iker Casillas scuote la testa incredulo e allo stesso tempo i tifosi di casa si alzano in piedi e applaudono dando scena ad una vera e propria standing ovation.

Vedere per credere, “El Gaucho

Alessandro Del Piero, attaccante italiano classe ’74 calciatore incredibile noto per la sua versatilità in campo, in carriera si è messo in mostra con la maglia della Juventus. Terza giornata del girone H della Champions League 2008-09.  La formazione allenata da Claudio Ranieri s’impone con un netto 0-2 sul Real Madrid. Mattatore di un Real sottotono in sera di novembre è Alessandro Del Piero, “Il Pinturicchio” che illumina la serata con una doppietta a 34 anni contro i campioni di Spagna, con un tiro da fuori area nel primo tempo e nelle ripresa, con una punizione dai 25 metri. Il momento più toccante, resta l’uscita dal campo con tutto lo stadio che omaggia il fuoriclasse, ringraziandolo per la prestazione offerta.

“Il Pinturicchio”

Anche nel calcio non ci sono distinzioni, non importano i colori della propria squadra, della propria nazione, ma se sei un fenomeno quando hai la palla tra i piedi e calpesti l’erba di uno stadio leggendario e pieno di storia come il Santiago Bernabéu di Madrid, i suoi tifosi ti riserveranno sempre un caloroso abbraccio e una standing ovation che ricorderai per tutta la tua vita.

Fonti: