Diario di una quarantena

Era il 4 Marzo 2020, quando, sul pullman per andare all’università, all’improvviso, vedo le persone intorno a me che iniziano ad agitarsi, a borbottare; d’impulso prendo in mano il cellulare e mi trovo sommerso, nei molteplici gruppi whatsapp, da presunti avvisi su una possibile chiusura delle scuole e delle università a causa dell’arrivo in Italia del virus covid19. A primo impatto mi sono sentito spaesato, ricordo di aver pensato che si trattasse di un’ennesima fake news, d’altronde viviamo in un mondo dove le fake news circolano quasi più delle notizie importanti; entrato nel campus, però, quel tumulto continuava, ed il mio essere spaesato cresceva sempre di più, in aula la situazione è la stessa, e sentendo conferma dal professore che quelle notizie erano vere, inizio a rendermi conto della serietà della situazione.

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#LOSTUDIONONSIFERMA, come la didattica affronta il virus

Misura conseguente e necessaria allo scoppio della pandemia di Covid-19 è stata la chiusura repentina di scuole ed università, mettendo così a dura prova il mondo dell’istruzione. Il governo prontamente ha deciso di intervenire per far sì che tutti gli studenti italiani continuassero a portare avanti i propri studi e proseguissero nello svolgimento delle lezioni in maniera ottimale e dopo alcuni giorni di assestamento, in cui sono stati decisi i metodi di insegnamento, docenti ed alunni sono stati catapultati in un nuovo mondo on-line, dal momento che la nota MIUR dell’8 Marzo 2020 ha disposto a tutti i professori di attivare la didattica a distanza per tutelare il diritto all’istruzione. Sono state installate su computer, tablet e smartphone diverse piattaforme con le quali poter sostituire le classiche lezioni ed attività frontali, non solo nel mondo dell’insegnamento

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Coronavirus, flash mob dai balconi

La speranza degli italiani di fronte al disastro.

A partire dal 30 Gennaio 2020, quello che per gli Italiani appariva come un problema distante, e per i più insignificante, riesce ad insediarsi nella penisola, attaccando sin da subito un ingente numero di cittadini. I primi casi di COVID-19 appaiono in Lombardia, specificamente nelle città di Lodi e Codogno, dove il virus si diffonde a macchia d’olio, portando e addirittura costringendo, come in un incubo, i Lombardi, e da lì a poco l’intera popolazione italica, ad abbandonare la propria quotidianità e a relegarsi in casa fino a tempo indeterminato, rinunciando completamente alla propria routine ed ordinarietà. La cosiddetta vita “normale” in questi giorni appare come il desiderio più grande e bramato dagli italiani, i quali, dopo una prima fase di scoraggiamento e terrore, hanno deciso di attivarsi per “movimentare” l’incessante monotonia delle proprie giornate, sulla base di un forte senso di appartenenza nei confronti del proprio paese.

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