White diary

8 Dicembre 2019. Alcune persone vengono ricoverate per “una strana polmonite” a Wuhan, grande capoluogo della provincia di Hubei, Cina. Io sto organizzando un viaggio, ho bisogno di aria, l’aereo mi fa sempre bene, vorrei optare per Firenze ma.. No, credo che stavolta andrò a Milano, meglio pensarci dopo le feste però.

31 Dicembre 2019. Qualcuno dall’altra parte del mondo grida, in una lingua che non conosco, qualcosa su una minaccia, un nuovo virus pare. Io sono già arrivato quasi sbronzo al grosso cenone, tempo di rimpinzarmi a tal punto da non riconoscere più le differenze di gusto tra i vari cibi e poi di nuovo in strada.

1 Gennaio 2020. Dei grossi e pesanti sigilli bloccano una piazza, persone tossiscono in gruppo mentre vengono trasportate in grandi ospedali bianchi. Io credo di essere a casa di qualcuno che non conosco, questo divano è scomodo e, ancor prima di aprire gli occhi, sento quella che credo essere la testa di qualcuno che dorme sulla mia gamba. Quando mi sarò ripreso, farò qualche domanda, per adesso ho ancora sonno..

9 Gennaio 2020. Un uomo nella propria abitazione esala il suo ultimo respiro, a fatica. Una morte come tante, la fine di un ciclo a cui tutti sono destinati, niente di più, niente di meno. Eppure, di tutte le persone morte oggi, ricordiamo solo lui. Avrà fatto qualcosa di grandioso? Sarà stato una figura importante, degna di finire tra le pagine della storia? E’ facile intuire la risposta, considerando che, di questo individuo, ironicamente celebre solo nella sua morte, non si conosce neanche il nome. Io sono arrabbiato, pensavo di partire tra una decina di giorni, ma i soliti impegni ed imprevisti non mi lasciano spazio. Ho deciso, inizio Febbraio mollo tutto, zaino in spalla e poi si vede.

28 Gennaio 2020. Le camere d’ospedale sono sature di individui, alcuni giacciono immobili sui letti, altri con maschere e grosse tute bianche si spostano come fantasmi tra una stanza e l’altra, la tosse peggiora. Oggi pensavo di andare al cinema, chiamo un paio di amici e poi si sceglie cosa guardare. Mal che vada, ci ritroviamo a guardare qualcosa su Netflix a casa dei soliti amici.

31 Gennaio 2020. Qualcuno parla di problemi di tipo sanitario a Roma, due cinesi “infetti” confinati in ospedale, che esagerazione. Cavolo, però anche Roma mi manca, non mi dispiacerebbe andarci appena tornato da.. MILANO. Devo ancora preparare la valigia e cercare un bed and breakfast!

3 Febbraio 2020. In Cina oltre 20 milioni di persone sono prigioniere nelle proprie case, il virus sembra inarrestabile. Io sono finalmente arrivato a Milano, oggi penso di visitare un paio di mostre d’arte e poi di andare a trovare dei vecchi amici. Cavolo se gira una brutta influenza, la gente tossisce molto, ultimamente.

-Alcune pagine sono illeggibili, altre sembrano essere strappate-

16 Febbraio 2020. Dannata Italia e i suoi trasporti, prendere aerei e treni sembra impossibile. Ho optato per l’autobus, 8 incredibili ore di autobus verso casa. Nel mentre mi sono informato su questo virus, il “COVID-19”, adesso capisco il perché di tutte quelle mascherine e perché muoversi sta diventando così difficile. Troppo rumore per quel 2% di mortalità.

21 Febbraio 2020. L’intero nord Italia è sotto chiave, si teme una crisi sanitaria senza precedenti. Le persone fuggono di notte, come ladri, per cercare forse posti più sicuri, rendendo inconsciamente, pericolosi anche quelli. Io cerco di ricostruire la mia routine, riempiendo tutti i buchi che mi sono lasciato alle spalle, partendo con così poco preavviso.

8 Marzo 2020. Al tg hanno appena parlato di un possibile blocco totale del nord Italia in quanto zona rossa, ho sentito i miei amici, dicono che rimarranno buoni in casa per un po’ perché per le strade sembra aver vinto il panico.

8 Marzo 2020 P.S Mi chiamano gli amici “di su”, sembrano molto più spaventati di stamattina. Mi dicono di rimanere in casa e di fare molta attenzione perché pare che la notizia del possibile blocco abbia lasciato spazio all’isteria e che in moltissimi si siano riversati in treni ed autobus per scendere qui al sud. Cani maledetti. Posso capire la paura, ma una mancanza tale d’amor proprio e di senso civico mi manda in bestia.

9 Marzo 2020. Il Governo decide di prendere quella che, ormai, sembra essere l’unica decisione sensata. Blocco totale, l’Italia è ufficialmente in quarantena. Sono attonito, ma in parte sollevato, questa potrebbe essere una nuova, piccola, vacanza.

-Il resto delle pagine sembrano essersi sbiadite, tutto ciò che è ancora leggibile sono date, scritte alla rinfusa-

Terminato quello che è, di fatto, un mio immaginario diario pre-quarantena, posso ora esprimermi lontano dalle limitazioni di date e luoghi. Non per scelta sia ben chiaro, bensì per necessità. In questo periodo, non vi sono luoghi e date di cui parlare, il tempo sembra essersi fermato, o meglio, distorto. Ricordo distintamente giorni lunghi come settimane e settimane lunghe come giorni. La paura, ahimè non filtrabile dalle grosse mascherine di cui tutti si stanno prontamente munendo, rende ogni interazione umana dubbiosa e “sporca”, come se nessuno dovesse lasciare residui del proprio passaggio nelle reciproche vite.

Devo ammettere però che, come facilmente si evince dalle pregresse righe, questo fenomeno non mi ha coinvolto da subito. Inizialmente sembrava una cosa così lontana da non meritare attenzione, soprattutto nella turbolenta vita di un ventenne e questo le ha permesso di avvicinarsi sempre di più a passo neanche poi così leggero, alla vita di tutti, mordendo alla gola il nostro tempo.

Ho approfittato della quarantena per riscoprire molte parti di me stesso, a cosa riesco a resistere, a cosa posso rinunciare, ma al contempo di cosa mi è impossibile privarmi e a cosa non desidero dire di no.

Ho ascoltato vecchi album ormai sbiaditi nella mia mente, rivivendo vecchie giornate passate ad ascoltare un singolo brano all’infinito. Ho consumato piattaforme di streaming cercando disperatamente qualcosa di nuovo su cui concentrarmi, invece di continuare ad osservare quella lancetta che sembrava talvolta fermarsi, anche solo per aspettare che io smettessi di fissarla. 

Il mondo, nel frattempo, sembra aver gradito la nostra assenza, lo sconvolgimento dei nostri equilibri sembra aver riassestato quello della natura, ma dubito che, passata la tempesta, i nostri rapporti col mondo possano diventare più miti.

Detto questo, immagino che ci sia solo un modo per definire in maniera perfetta ciò che questo virus ha creato nella vita di tutti, attraverso la quarantena: il resto di questo foglio.

Una pagina bianca, silenziosa, solitaria e amorfa.

A cura di Loris Esposito.

Memorie di quarantena

È la sera del 13 maggio mentre ti scrivo, dal 4 sembra che la situazione stia migliorando, i dati sono molto positivi, ci è concesso di uscire per passeggiare e di far visita agli affetti più cari.

Il mio umore è decisamente migliorato da quando mi è stato possibile rivedere i miei nonni, stare a casa non fa per me, sono una persona che ha costantemente bisogno di contatti umani e di sentirsi libera, essere privati della propria libertà è qualcosa che non auguro a nessuno come non auguro a nessuna generazione futura di ritrovarsi a temere per la propria vita svolgendo le azioni più semplici, come andare a lavoro o uscire per comprare del pane.

Una delle cose che più mi manca è poter fare sport all’aria aperta, allenarmi sentendo l’odore dell’erba fresca e il calore del sole mattutino sulla pelle.

Mi manca poter andare a lavoro, sono una cameriera part-time e ricordo, con un po’ di rancore, delle volte in cui non ero affatto contenta di raggiungere il mio posto di lavoro, rimpiango di averlo pensato ma conoscendomi so che sarò indotta di nuovo a questo errore, per questo sono qui a scriverti, per non permettere che questa sensazione di vuoto finisca nel dimenticatoio.

Questo lockdown verrà ricordato come uno dei periodi più negativi del secolo corrente, emergenza sanitaria, economia in decrescita e timore sociale ma voglio spezzare una lancia in favore della quarantena. Questo periodo mi ha permesso di connettermi in modo più profondo con la mia famiglia, non che prima non fossimo legati ma sento di aver aggiunto un tassello in più, un tassello molto importante che mi ha consentito di crescere moralmente.

Nelle situazioni in cui prima perdevo spesso il senso della ragione, ora preferisco fare un bel respiro e provare ad empatizzare con la persona con cui sto discutendo, una persona che come me sta affrontando un periodo difficile, Marco Giallini, in un film, dice che bisogna imparare a ‘’disinnescare’’ ed io lo sto imparando, un passo alla volta.

È una lezione che porterò con me d’ora in avanti, grazie a questo, il rapporto con mio padre è migliorato e con mia madre mi sono cimentata in tante nuove scoperte culinarie.

È giovedì 14 maggio e stamattina ho preparato, per la prima volta da sola, con successo, la salsa guacamole messicana, mi ha ricordato un sacco quella che avevo mangiato all’Irish Pub di Salerno, prima dell’emergenza Covid19 ma più di ogni altra cosa, ho avuto un immenso piacere nello scoprire che era piaciuta anche al resto della mia famiglia.

È sera, stasera niente film quindi mi ritaglio un po’ di tempo per scriverti ancora qualche fugace pensiero che riguarda il mio stato d’animo in questo periodo.

Devo ammettere che scriverti mi rende malinconica, inizio a vagare con la mente, a pensare ai progetti futuri e a quelli che mi sono lasciata alle spalle.

Poco prima di questo lockdown ho fatto il mio primo viaggio aereo da sola, i miei non erano troppo contenti dell’idea poiché è stato nel mese di febbraio e molti telegiornali iniziavano a parlare, in modo abbastanza insistente, di un certo virus esploso in Cina.

Il viaggio alla fine l’ho fatto, nonostante i disguidi coi miei genitori, verso La Coruña, una piccola cittadina sulla costa atlantica della Spagna. Al mio ritorno, il 17 febbraio, i casi in Italia erano aumentati esponenzialmente e all’aeroporto di Napoli mi fu controllata la temperatura corporea.

Ad oggi quei ricordi mi sembrano così lontani ma questo non mi toglierà la voglia di attuarne dei nuovi. Appena ci sarà possibile, io e ed il mio ragazzo vorremmo poter trascorrere un fine settimana nella capitale, ci siamo stati tante volte individualmente ma ci siamo resi conto di non aver dato abbastanza peso a tante piccole bellezze che meritano di essere viste di nuovo. Lui non lo sa ma io sto già controllando qualche posto dove alloggiare, spero che le mie scelte siano compatibili con i suoi gusti, sarà una sorpresa, spero che compenserà il fatto di non essere stata fisicamente presente il giorno del suo compleanno.

Con queste ultime speranze ti saluto, mi auguro che d’ora in poi andrà tutto sempre per il meglio, che la gente rispetti i propri doveri e che faccia valere i propri diritti. Io la mia mascherina l’ho comprata, (ed è anche del mio colore preferito) tranquillo, la userò con parsimonia.

Alessia.

Efficienza della comunicazione in Italia: Smart working o Telelavoro?

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Da settimane ormai l’Italia si trova a far fronte all’emergenza Covid-19, tutti i settori ne soffrono e sono costretti a riadattarsi alle nuove esigenze del popolo italiano. Uno dei campi più penalizzati è sicuramente quello del lavoro. Per permettere a più persone possibili di continuare il loro lavoro, è entrata a far parte della quotidianità il termine Smart-working.

Sul social LinkedIn la Lombardia è l’unica tra le regioni d’Italia ad aver   lanciato una campagna social atta a raccogliere testimonianze da parte di Smart workers.

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Il Ministero del Lavoro, a proposito di ciò, ha anch’esso lanciato una campagna social su LinkedIn il 27 marzo 2020 che si proponeva di raccogliere foto ed esperienze di Smart workers con l’hashtag #IoLavoroSmart.

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La campagna si è conclusa il giorno seguente grazie alla mole di foto-testimonianze ricevute dal profilo istituzionale.

Il profilo LinkedIn della regione Veneto ha invitato gli utenti a recarsi sul sito regione.veneto.it, poiché è stata aperta una sezione a riguardo con le varie indicazioni da seguire.

Ma cos’è lo Smart Working, o in italiano Lavoro agile, e perché è un termine sbagliato da usare in questo contesto?

In Italia se ne sente sempre più spesso parlare, soprattutto negli ultimi mesi in relazione all’emergenza Covid-19.

C’è chi la definisce una filosofia manageriale che restituisce flessibilità e autonomia alle persone (Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio Smart Working, politecnico di Milano), c’è chi invece lo vede come un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda (Emanuele Madini, esperto di Smart Working ed HR Transformation).

Il Telelavoro altro non è che la riproposizione del lavoro di ufficio in sede domiciliare, in questo caso l’azienda deve impegnarsi a fornire strumenti che permettano di svolgere il proprio lavoro direttamente da casa. Il dovere del lavoratore è, invece, quello di assicurare lo svolgimento di tutte le ore di ufficio previste. Inoltre, per telelavorare, si necessita la stipulazione di un contratto differente da quello standard.

Dunque, è evidente la confusione fra le parole, dato che sottintendono due concetti distinti. L’elemento che differenzia queste modalità è la mobilità stessa, dato che uno Smart worker ha la possibilità di svolgere i propri obbiettivi in qualsiasi luogo, anche all’interno dell’azienda e in ambienti adoperati per il co-working.

Quest’articolo si propone di far notare al lettore che la maggioranza dei profili istituzionali fa uso erroneamente del termine Smart Working, considerando che il termine più adeguato da usare sarebbe Telelavoro.

Analizzando i dati di Google Trends ed effettuando una ricerca incrociata tra i termini ‘’Telelavoro’’, ‘’Smart Working’’ e ‘’Lavoro agile’’ abbiamo constatato che in concomitanza alla pandemia c’è stato un picco di ricerche riguardanti lo Smart Working.

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Secondo Google Trends, il picco delle ricerche è da datarsi tra l’8 e il 14 marzo 2020. La media delle ricerche di Google Trends prevede un minimo di 0 e un massimo 100. Nel periodo sopra citato, la parola Telelavoro riporta un 9, Lavoro Agile riporta un 24, mentre Smart Working riporta un 100. L’utilizzo della parola Smart Working è quindi esponenziale rispetto alle altre.

Non solo i profili istituzionali confondono i termini, bensì anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte e varie testate giornalistiche. Il premier, infatti, ha annunciato in una diretta Facebook, la chiusura di tutte le attività non essenziali, ad eccezione di quelle che potessero adoperare lo Smart Working confondendolo con il Telelavoro.

Come detto in precedenza, anche le testate giornalistiche fanno questo uso improprio del termine. In seguito, alcuni esempi:

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Mentre, ci sono altri giornali che fanno un utilizzo appropriato del termine ‘’Telelavoro’’ solo nel corpo dell’articolo, generando un clickbait nel titolo con l’uso del termine ‘’Smart Working’’: 

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Ritornando a LinkedIn, ci sono vari utenti che hanno trattato questa tematica e i relativi usi erronei, di seguito le fonti:

https://www.linkedin.com/posts/dariotatangelo_lavoro-innovazione-smartworking-activity-6651053021646077952-LUP7

https://www.linkedin.com/posts/rudybandiera_smartworking-telelavoro-activity-6650343655150235648-lfcH

Grazie a questi due utenti abbiamo sviluppato la nostra ricerca basata sull’importanza di una corretta comunicazione, soprattutto in un periodo come questo in cui dilaga la disinformazione.

Continuando sull’onda della disinformazione bisogna porre attenzione ai canali di intrattenimento presenti sul web, fra i popolari citiamo un video de ‘’Il Milanese Imbruttito’’: https://www.youtube.com/watch?v=Zmnrrf3Xdqo

Come si può vedere, in questo video, vi è di nuovo l’uso errato del termine Smart Working, il problema di video come questi è che vengono visualizzati da molte persone, perché contenuti di intrattenimento. Dunque, nel momento in cui una persona di spicco, o una persona molto seguita, fa un errore del genere, l’effetto che scaturisce è simile a quello di un virus mediatico.

Pertanto, per evitare incomprensioni di qualunque genere, invitiamo le persone ad informarsi con senso critico e a filtrare per bene le informazioni che apprendono dalle varie fonti, sia che esse siano fonti ufficiali che puro intrattenimento.

A cura di Loris Esposito, Antonio Nicolò e Alessia Cirino.

https://www.linkedin.com/company/regione-lombardia/

https://www.linkedin.com/company/ministero-del-lavoro-e-delle-politiche-sociali/

https://www.linkedin.com/company/regioneveneto/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/19/coronavirus-si-allo-smart-working-ma-a-tempo-determinato/5741207/

https://tecnologia.libero.it/smart-working-i-programmi-gratuiti-per-lavorare-da-casa-34803

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/20/news/smart-working-non-replica-l-ufficio-con-lavoratori-remoti-puo-essere-molto-piu-produttivo-1.38617271

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/coronavirus-smartworking-connessione-oltre-11-milioni-italiani-senza/deb45d24-66e8-11ea-a26c-9a66211caeee-va.shtml