La mia quarantena

Era il 9 di marzo quando venne estesa la zona rossa in tutta Italia, costringendoci tutti a rimanere chiusi in casa per le prossime settimane. Io pensai, tra me e me, che non sarebbe stato un problema passare due-tre settimane dentro casa, sarebbe stata semplicemente una vacanza “forzata”, ma poi le settimane divennero mesi e man mano che passavano i giorni, la mia voglia di libertà aumentava.

I primi giorni di quarantena li ho passati ad escogitare un metodo di allenamento per restare in forma e per non diventare troppo sedentario. Ho riadattato le bottiglie dell’acqua per usarle negli squat ed allenare le gambe, ho preso un materassino per svolgere quegli esercizi che di solito si svolgono sul pavimento ed una vecchia sbarra in soffitta e’ diventata oro ai miei occhi perché mi permetteva di svolgere le mie care trazioni. Ovviamente, non potevo trascorrere tutte le mie giornate ad allenarmi, non solo per la monotonia ma anche perché eccessivi sforzi fisici possono provocare danni al corpo, quindi mi sono buttato sui libri, ed ho letto con molto piacere le avventure di Sherlock Holmes e del suo assistente Watson, soprattutto una delle sue ultime avventure:” La valle della paura”, ed è un po’ ironico perché in questo capitolo Holmes non è il protagonista come nel resto delle sue investigazioni, ma per me questa è una delle storie meglio riuscite di Arthur Conan Doyle. Mentre passavo le prime giornate di “lockdown” a leggere ed esercitarmi, un forte senso di solitudine mi pervase. Avevo una forte nostalgia dei miei amici e quindi cominciai a videochiamarli, per sentire come stavano e se anche per loro la quarantena fosse molto pesante come lo era per me. Parlavamo anche del più e del meno e di qualsiasi cosa ci potesse distrarre. da questa “prigionia”, ma una videochiamata non può sostituire il calore di un abbraccio o le risate in compagnia al bar. Dopo aver Superato il primo mese di chiusura, cominciai a trovare tutte le scuse possibili per uscire, avevo anche chiesto a mia madre di fare la spesa al posto suo soltanto per rivedere le vie del mio paese e per prendere quella tanto agognata boccata d’aria, ormai la quarantena era diventata molto pesante e cominciavo a sentirmi veramente a disagio. La parte più dolorosa di questa chiusura è stata, secondo me, riflettere sulle mie azioni passate, perché adesso avevo troppo tempo per pensare e questo mi faceva riaffiorare ricordi che avrei preferito tenere sepolti. A circa metà della quarantena avevo cominciato ad ascoltare, ogni sera prima di andare a dormire, una canzone molto particolare di nome “Tallulah”, questa canzone per me è molto significativa perché parla di un amore che non c’è più per via delle incomprensioni che si sono create tra i due amanti. La mia situazione era differente perché il mio amore non era finito, anzi, non era mai sbocciato ma alla fine le canzoni hanno il significato che noi vogliamo darle, ed io ricordavo questo mio amore non vissuto mentre la canzone partiva nelle mie cuffie, diventando solamente il sottofondo delle mie emozioni. Dopo due mesi fatti di videolezioni, videochiamate, libri ed esercizi, arriviamo finalmente il 4 maggio. So che questa data non è un “liberi tutti” come molti pensarono, ma finalmente potremo rivedere i nostri parenti e finalmente riusciremo a vedere una luce in fondo al tunnel, finalmente si potrà respirare di nuovo la libertà che ci è stata levata (anche se per ottime ragioni) dal governo. Ora questo mio piccolo diario sta per giungere al termine ma non si può dire lo stesso, purtroppo, per la pandemia, perché anche se le restrizioni sono in diminuzione il virus rimane e dobbiamo essere più attenti che mai per salvaguardare la nostra salute e quella delle persone a noi care.

 

A cura di: CORRADO ISABELLA

Matricola: 0312202236

Corso: Public and Digital History 2019/20

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