Spagna & Italia, il confronto e la reazione.

A pochi mesi dalla comparsa del primo caso in Cina di corona virus, si è arrivati ad una situazione di emergenza tale da costringere l’OMS a dichiarare lo stato di pandemia. E’ ormai nota la situazione che ha dovuto affrontare il nostro paese il quale si è trovato a fare i conti con più di 30.000 morti, ospedali e sale intensive piene e il cosiddetto lockdown dell’intera economia mandato avanti per ben due mesi. Il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, con l’aiuto di una squadra di suoi collaboratori e l’indispensabile presenza di esperti, ha pensato fosse arrivato il momento di una parziale apertura delle imprese e delle industrie e, appellandosi al buon senso degli italiani, ha permesso un primo ‘’riavvicinamento’’ tra congiunti. Le regole fondamentali da rispettare sono due: utilizzo obbligatorio della mascherina e distanziamento dal proprio interlocutore di almeno un metro.

Ma cosa sta accadendo negli altri paesi? Quali misure sono state adottate per debellare il virus?

Non si dimentica certo l’iniziale diffidenza dei vari governi, primo fra tutti gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che dichiarava il tasso di mortalità fornito dall’OMS come un falso mentre si sfioravano i primi 10.000 contagi sul suolo americano. Attualmente risulta essere il paese più colpito a livello globale con oltre un milione di casi positivi confermati e quasi 80.000 decessi. Volendo restare, invece, all’interno del nostro continente, sarebbe interessante confrontare il processo affrontato fin ora dai due paesi europei maggiormente colpiti: l’Italia, appunto, e la Spagna.

Volendo riepilogare, una prima manifestazione epidemica sul suolo spagnolo è stata confermata il 31 gennaio 2020, quando un turista tedesco è risultato positivo al test sull’isola delle Canarie. Seguono poi altri turisti, tra i quali un medico italiano in vacanza a Tenerife. In poco tempo i contagi crescono a dismisura, in una prima fase collegati al focolaio lombardo nel nostro paese, ma successivamente si arriva alla consapevolezza della nascita di focolai autonomi, in particolar modo quello di Madrid. La situazione degenera fino a che il 17 marzo il governo socialista spagnolo dichiara lo stato di emergenza nazionale richiedendo l’aiuto delle forze militari e chiudendo tutti i luoghi accessibili al pubblico (scuole, negozi, ristoranti e via dicendo). Così come in Italia, i cittadini sono invitati ad allontanarsi dalle proprie dimore soltanto per motivi di lavoro e in casi di assoluta necessità come problemi di salute. Si procede con l’invito (o meglio obbligo) indirizzato ai produttori di materiali sanitari di consumo e dei dispositivi di protezione individuale di mettersi al servizio della comunità, attraverso una completa dichiarazione di disponibilità.
Legandosi proprio a questo tipo di settore, quali tipi di annunci hanno pubblicato, e continuano a pubblicare, i cittadini/lavoratori spagnoli nella sezione Marketplace di Facebook? Quali sono i prodotti maggiormente pubblicizzati? Esistono differenze rispetto agli annunci italiani?

Sicuramente tra gli articoli maggiormente venduti sono presenti le mascherine tra le più disparate sembianze. Una fra tutte la classica in tessuto, anche nella versione ‘’home made’’ vendute ad un prezzo probabilmente pari rispetto a quello del mercato.

Ma, attraverso anche una superficiale ricerca, si può osservare come, tra le varie proposte, ce ne sia una in particolare che compare molto spesso in qualsiasi parte della Spagna si desideri incentrare la propria indagine di mercato. L’oggetto in questione è un tipo di mascherina capace di coprire l’intero viso attraverso una sorta di pannello di plastica agganciato ad un anello di materiale simile (o anche diverso) da inserire sul capo come se fosse un cappello

Secondo quanto dichiarato anche dall’annuncio, risulta perfetta per evitare il contagio. Eppure in Italia tipi del genere di mascherine non vengono neanche pubblicizzati, preferendo invece puntare su quelle capaci di coprire interamente bocca e naso come quelle chirurgiche (da utilizzare soltanto un numero limitato di volte), quelle in tessuto (facendo attenzione ad essere costanti nella sanificazione delle stesse) e quelle con il filtro.

Ma quali sono nell’effettivo le differenze di approccio tra le due nazioni?

Sicuramente l’Italia e il suo popolo devono andare fieri di come hanno mantenuto testa alla situazione

infatti per citare il giornalista bolognese Luca Costantini: “Prima l’Italia non era considerata in grado di affrontare l’emergenza, poi hanno cominciato a prenderci d’esempio”.

Primo elemento da analizzare, è sicuramente la tempestività degli interventi, in questo caso a favore dell’Italia

di fatto mentre quest’ultima veniva dichiarata completamente zona rossa  in Spagna la vita procedeva tranquillamente, quasi come se lo stato d’allerta dettato dal COVID-19 non esistesse.

Anche la diffusione messa a confronto ha avuto due metodi completamente differenti nei paesi presi in analisi.

Mentre in Italia si è avuta una “diffusione interna” dovuta ai grandi processi migratori, unico modo dato che i contatti con altri paesi erano stati già quasi totalmente chiusi, in Spagna, il contagio si è diffuso a macchia d’olio, dato che i contatti con l’estero non sono stati ridotti in maniera tempestiva, a dimostrazione di ciò è la mappa della diffusione del virus, in Italia è stata graduale, con un primo focolare il lombardia con relativa espansione verso il sud, contrariamente in Spagna, è avvenuta a chiazze i primi luoghi colpiti sono stati quello di Torrejòn de Ardoz (Madrid), Vitoria(Paesi Baschi), le Canarie e Barcellona (Catalogna), tutte mete turistiche e commerciali più famose del continente iberico.

Doveroso però ricordare anche che in Spagna per i primi giorni di allarme non si è avuto alcun contagio, ma che successivamente, verso la meta di marzo si è avuto un picco improvviso di quasi 1.000 positivi al Coronavirus e qui, le regioni e stati autonomi cominciano a necessiatare e pretendere l’intervento del governo per far chiudere le scuole e i luoghi ad alto rischio e i luoghi di aggregazione, quest’ultimo però sostiene che non è il caso di fare allarmismo e che l’Italia sta agendo in maniera troppo preventiva e la popolazione non coglie di buon occhio questo intervento a “gamba tesa” quasi di indifferenza del governo.

Intanto mentre in Italia vanno a ruba, qui nessuno parla delle mascherine.

Come detto anche precedentemente si è dovuto aspettare tra il 14 ed il 17 marzo per far si che la popolazione Spagnola avesse un decreto che chiudeva tutto fuorchè le attività indispensabili come i supermercati, le farmacie, le edicole.

Volendo fare un analisi delle aspettative le quali si pongono i due paesi, possiamo ben notare come la visione Italiana sia quella più “pessimista” ma forse anche realistica, i capi di stato infatti prevedono un calo dei contagi graduale e lento, dello stesso passo viene profetizzata la ripresa dell’economia dagli analisti.

In Spagna invece si aspettano il famoso effetto “V” così chiamato in gergo dai  borsisti, ovvero un precipitoso calo susseguito da una vertiginosa impennata improvvisa.

Sotto il punto di vista sanitario i due bei paesi si trovano agli antipodi, mentre in Italia si cerca di arginare il contagio (basti vedere come si è mosso lo stato con la distribuzione di mascherine) in Spagna invece si lavora sul sanificare i luoghi colpiti dal virus, pratica certamente utilizzata anche in Italia, ma come forma di prevenzione ulteriore, solo conseguenzialmente ai dati non positivi la Spagna si attiverà per distribuire dieci milioni di mascherine gratis sugli autobus e metropolitane.

Il governo di Madrid ha inoltre diffuso un decalogo di comportamenti corretti da tenere, come il distanziamento obbligatorio di almeno due metri fra le persone, l’uso obbligatorio di mascherine e guanti in pubblico o sul posto di lavoro e anche indicazioni sul bucato, che deve essere fatto con temperatura di almeno 60 gradi.

Socialmente anche ci sono stati modi differenti di relazionarsi al pubblico da parte del governo, per esempio in Italia si è dato molto più spazio a campagne di sensibilizzazione rispetto alla Spagna che ha preferito messaggi di incoraggiamento per i suoi abitanti.

Il singolo cittadino ha reagito in maniera comunque ottima a queste situazioni, chiudendo un occhio sul panico dovuto dal lockdown.

Attualmente i paesi stanno avviando una lenta ripresa: si incominciano a riaprire alcune attività e imprese rimaste finora chiuse per il coronavirus e la condizione spostamenti sta diventando più labile.

Sperando quindi in un continuo miglioramento è doveroso da parte di noi cittadini attenerci alle regole imposte dal governo, e combattere, unanimamente senza distinzioni di paese, questo nemico.

LINK UTILI:

https://www.facebook.com/marketplace/item/1339479669774236/

https://www.facebook.com/marketplace/item/151127599460222/

https://www.facebook.com/marketplace/item/507998543230607/

Scritto da:

Chiara Cardamone

Alessio Ugo Riola

*A causa delle finalità di Marketplace, alcuni degli annunci citati potrebbero non essere più presenti sulla piattaforma e dunque non rintracciabili.

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