Giorni da ricordare

Cosa avrà pensato Conte il 4 marzo 2020 nessuno lo saprà mai, negli attimi prima di pronunciare la fatidica parola LOCKDOWN agli italiani, che in un primo momento forse non avevano ben capito di cosa si trattasse, in fondo mica si pesava alla possibilità di una pandemia globale, tutti erano convinti che il covid sarebbe nato e morto in Cina, precisamente in quella “cittadina” Wuhan – che ha lo stesso numero di abitanti della Repubblica Ceca se non di più-.

I primi giorni tutti minimizzavamo il tutto in fondo una sola persona come avrebbe potuto fare strike su l’intera popolazione italiana e così molte persone dall’alto della loro esperienza di virologi che hanno affrontato le più gravi epidemie della storia hanno affermato che la situazione non era così grave e che chiudere tutto avrebbe solo influito negativamente sul nostro paese, sull’economia e sulla salute mentale delle persone. Devo dire che dopo ben 60 giorni sulla terza opzione credo abbiano fatto centro perché molti cittadini in questo lungo periodo lontano da un aperitivo o una partita a calcetto hanno davvero regalato dei momenti di vero delirio a tutti noi, ma forse tutto questo ci ha anche permesso di rivalutare molte cose che spesso ci sembrano così normali perchè fanno parte della nostra quotidianità che sia la chiacchierata davanti una tazza di tè con i propri amici o la semplice stretta di mano (che ormai è stata delineata come elemento che può veicolare il contagio). Ci sentiamo privati di un qualcosa che è sacro per tutti la libertà, un qualcosa che fa parte di noi da sempre, che in onore di essa molte volte ci siamo ribellati e battuti. Veramente in questi giorni chiusi nella nostra Bat caverna ci è stata negata la libertà? Forse no, semplicemente si è cercato di contenerla per poter permettere a tutti di non vedersela negati per sempre, come tutti quei ragazzi (ma anche persone adulte) che promulgavano sui social la loro libertà di cittadini andando in giro per la città senza mascherine e senza un reale motivo con i propri amici, creando così la possibilità di un focolaio o di nuovi contagiati. Possiamo definirci liberi fin quando essa non intacca quella di qualcun altro e forse queste persone non hanno tanto riflettuto che in quel momento la stavano togliendo ad un proprio genitore, o ad un fratello.

In questi giorni siamo tutti diventati degli influencer in miniatura pronti a condividere ciò che stavamo affrontando, ne sono la testimonianza le valanghe di dirette, gli hashtag e le immagini che ci sono comparse sulle varie home, era un modo per sentirci tutti vicini pur essendo lontani, stavamo tutti affrontando la stessa situazione. Abbiamo visto la sofferenza dei medici che per il forte carico erano costretti a rimanere intere giornate nei reparti, ne è la testimonianza la foto dell’infermiera che si è addormentata sulla scrivania sfinita dal turno appena fatto. Sono loro le persone che più di tutti hanno messo a rischio la propria vita per salvarne molte altre. 

Personalmente ricordo molto bene la giornata in cui tutto si è bloccato, normalissima come tutte le altre. Composta da un susseguirsi di lezioni, chiacchiere e risate con i compagni di corso, tutto nella norma insomma, poi la comunicazione che all’inizio non aveva creato tanto panico perché si credeva ad un qualcosa di temporaneo come era stato la settimana precedente per permettere la sanificazione. Pian piano con il passare dei giorni tutti abbiamo visto crescere i numeri dei contagiati e quasi in contemporanea quello dei morti accorgendoci così della gravità di ciò che stava accadendo. Nella confusione generale e nello scoprire che questo virus stava piano piano colpendo l’intera popolazione mondiale trasformandosi in una pandemia tutti abbiamo aperto gli occhi e abbiamo iniziato a capire che nell’era del globale è un po’ impossibile evitare il diffondersi di un virus. La quarantena non è stata così traumatica perché in cuor mio sapevo che allontanando quella che era la quotidianità stavo preservando la mia salute e quella delle persone a me più care, anche se con un po’ di difficoltà generali questi giorni sono trascorsi in modo sereno. Ho potuto apprezzare di nuovo il piacere di stare in famiglia e condividere momenti, pensieri, emozioni, risate, cose forse alla fine così semplici ma che fanno bene all’animo. Ho riscoperto quanto sia bello trascorrere il proprio tempo a leggere e permettere così alla fantasia di viaggiare ed esplorare mondi nuovi, magici, che ti permettono di allontanare lo sguardo o di spostarlo leggermente oltre.

L’isolamento, se così vogliamo definirlo, mi ha permesso di riflettere su molte questioni che forse nel vortice di tutti i giorni non hanno il tempo per venire valutate e affrontate.

Le giornate sono comunque state scandite dal susseguirsi delle lezioni universitarie “trasmesse” sulle varie piattaforme e tutto questo ci ha fatto capire quanto il contatto umano sia essenziale anche per poter apprendere nel modo migliore, non siamo fatti per vivere dietro lo schermo e la cosa più strana è che sia a dirlo una “nativa digitale”. E’ complesso riuscire a mantenere la concentrazione per due ore davanti ad uno schermo e non arrivare a fine giornata distrutti e con il mal di testa. Non è retorica dire che forse non siamo pronti a intraprendere un percorso d’apprendimento online soprattutto perché le lezioni sono davvero essenziali per aiutarci nello studio e per agevolarcelo ma in questo momento sta diventando tutto complesso.

Fra qualche decennio saremo la generazione del Corona che ha affrontato qualcosa di nuovo dal punto di vista storico, un qualcosa che si credeva impossibile date le grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche. Ci siamo saputi mettere in gioco attraverso lo smart working o l’apprendimento online, ci siamo reinventati in mille mestieri, ci siamo preoccupati e fatti forza l’un l’altro e forse siamo riusciti a superare un momento davvero molto complesso.

Mi auguro che tutto ciò diventi il prima possibile solo un ricordo, insegnando alle varie nazioni che siamo tutti esseri umani ed apparteniamo ad una sola terra e non esiste nord e sud, est ed ovest, ma un bene comune che appartiene a tutti, e soprattutto insegnando a noi che un periodo a volte molto triste può sempre avere un risvolto positivo.

Serena Minelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...