Come fare una quarantena in 60 giorni – diario di una pandemia

Anno 2020, tutto il mondo procede a ritmi frenetici, il capitalismo continua a produrre, l’inquinamento divampa e con esso le battaglie sociali di Greta Thunberg, ma la vita non si ferma. È un mondo fatto di profitti e di accumulo di denaro quello occidentale, che prosegue in una quotidianità produttiva, ma tranquilla. I Millennials e la Generazione Z dei nati nel nuovo millennio, non hanno mai fatto esperienza del peso di una possibile guerra, combattuta sul suolo di casa, e con i sacrifici e lo stravolgimento delle abitudini che essa comporta. Ma cosa succede, quando si insinua un nemico invisibile? Un nemico che colpisce senza distinzioni di età, di razza o religione?

Perché in effetti la pandemia di COVID-19 può essere considerata una guerra silenziosa contro un nemico invisibile, che si combatte negli ospedali come nelle nostre case, nei nostri pensieri ormai colonizzati dalla paura del virus, dall’idea che la nostra vita è cambiata per sempre.

“E un’idea è come un virus. persistente, altamente contagiosa. E il più piccolo seme di un’idea può crescere, fino a definirti o a distruggerti. Una volta che s’impianta nella mente continua a crescere…”

(Inception di Christopher Nolan, 2010)

Ricordi del 7 Marzo 2020
L’ultima volta

L’ultima volta che sono uscita con i miei amici era un sabato sera, passato a casa di un amico.
Prima di salire, in macchina, abbiamo affrontato la questione coronavirus.
A quel tempo non ci credevamo ancora che sarebbe successo a noi, le certezze iniziavano a vacillare, ma sembrava ancora qualcosa di lontano.
Poi un’amica ci fece capire che la situazione era anche più critica di quello che ci raccontavano al tg, che gli ospedali non erano pronti ad affrontarla.
Ricordo che quello è stato il primo momento l’ho avvertita, lì in macchina insieme a noi, ho avvertito quella paura che dopo qualche giorno ci sarebbe affondata nella pelle, senza abbandonarci più.
Quella volta invece eravamo ancora insieme, ci facemmo forza e salimmo in casa. Dopo un po’ mi sciolsi, iniziammo a parlare di tutt’altro e tutto sembrò tornare normale.

Giovedì 12 marzo 2020.  Ore 2:09
La prossima volta.

Tu lo sai quando ci sarà la prossima volta?
E l’ultima volta? Ho approfittato abbastanza della mia ultima volta con gli amici, della mia ultima uscita?
È vero già si sentiva qualcosa nell’aria, qualcosa che stava cambiando. Non eravamo sicuri di cosa sarebbe venuto dopo. Ma forse li avrei dovuti abbracciare e baciare e salutare con quell’affetto che mi dimentico sempre di dare.
Forse avrei dovuto salutarli dicendo come Jim Carrey in The Truman Show:
“in caso non ci vedessimo più, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte”.
Perché anche se siamo distanti e non ci vediamo più come prima; anche se so già come state passando queste giornate, come me, come tutti; io comunque vi auguro sia un buon pomeriggio, una bella serata e una buonanotte.
Adesso è anche il compleanno di Ester, auguri e torta in videochiamata, fingendo di spegnere candeline a distanza. Oggi va così, ma la prossima volta festeggia davvero.

5 aprile 2020
Lettera a me stessa


La quarantena ti obbliga ad aspettare, a rimanere in un limbo di nullafacenza, ma va bene così, prenditi quest’altro tempo.
Ma quando sarà finito tutto questo, agisci. Vivi come hai sempre voluto vivere. E questo non significa fare cose impossibili o raggiungere traguardi forzati, significa non dover mai dire “magari la prossima volta” o “mi piacerebbe, ma magari evito”.
Ultimamente sento gente che va a passeggiare ed è felice di passeggiare soltanto.
Forse stiamo imparando ad assaporare la vita nel suo normale scorrere del tempo. Senza scendere di casa correndo per non fare tardi a lezione, con la testa bassa perché non c’è tempo per guardare quel cielo così azzurro.

22 Marzo 2020

Preparo la pubblicazione di un articolo su Word Press mentre guardo The Post in tv e va tutto bene.
Forse per la prima volta sto facendo qualcosa che mi piace davvero, inizio a pensare che forse è la mia strada. Rileggo l’articolo, che è un racconto ma soprattutto una lettera di ringraziamento ai nostri medici, i nostri eroi in prima linea, e nel frattempo Meryl Streep, lì in tv, rivoluziona il sistema giornalistico, in un film che è una lettera d’amore a questo complicato mestiere.
Pubblico l’articolo di Public History; Katharine Graham (sempre Meryl) pubblica sul Washington Post la verità celata dietro la guerra in Vietnam e cambia per sempre il racconto della storia.  

6 aprile 2020
Pensieri delle 3:00 di notte.


Nei momenti in cui non ho molto da fare e non penso all’università o allo studio, posso constatare che c’è meno ansia nella mia vita, adesso, in questa assurda situazione.
Non ho l’ansia di dover andare a lezione, svegliarmi prima, vestirmi in tempo, sperare di non trovare traffico, scendere in tempo per arrivare in tempo.
Trovare parcheggio in fretta, fare una manovra veloce, camminare a passo svelto per una piazza del sapere mai stata così grande, trovare l’aula giusta, puntualmente con la porta chiusa, perché alla fine non ho fatto in tempo: respiro profondo, entro.
L’ansia di avere i vestiti giusti, di far uscire bene i capelli, di non avere imperfezioni sul viso, tutto per essere presentabile e sembrare più carina.
L’ansia semplicemente di fare qualcosa di utile, di sfruttare il tempo, perché gli altri vanno avanti e corrono e invece tu sei sempre in ritardo. E ora nessuno può correre, nemmeno per tenersi in forma. La città è ferma, eppure sembra quasi che abbiano tutti raggiunto il tuo ritmo. Non è così ogni giorno, né riuscirei a sostenerlo sempre, ma adesso effettivamente sono più calma. Ora semplicemente tutto scorre e va bene così, perché chi lo conta più il tempo?

Venerdì 10 e Sabato 11 aprile

Due giorni completamente passati a cucinare. Ho sempre avuto il desiderio di cimentarmi, ma mi sembrava di non avere mai tempo; ora tra una lezione e l’altra è lo stesso un po’ difficile, ma non impossibile.
Guardo le mie creazioni e mi sento una casalinga fiera.

13 aprile 2020
Lunedì di pasquetta

La pasquetta degli italiani è fatta di scampagnate e braciate all’aria aperta, di picnic con damigiane di vino e pizza di maccheroni, ma se parli con qualsiasi persona, di qualsiasi età, ti dirà che a pasquetta puntualmente piove, sempre.
Un giorno c’è il sole, il giorno dopo tempesta. Forse non è così tutti gli anni, ma la frequenza con cui questo accade è impressionante e lo sanno bene tutti i piani di picnic saltati e aperitivi in spiaggia annullati.
Oggi invece c’è il sole, noi siamo chiusi in casa e lì fuori c’è la temperatura ideale per cuocere carne senza neanche accendere un fuoco.
In ogni caso oggi mangerò il mio casatiello e brinderò con i miei amici in videochiamata. C’è chi ha il vino, chi la birra, brindiamo pensando alle feste passate, raccontandoci cosa stanno cantando i nostri vicini dai balconi e ricordando di quando quel 1° maggio ci sentimmo brilli con una birra analcolica.
Oggi siamo rimasti tutti di più in videochiamata, con la voglia di voler salvare quel tempo che avremmo voluto passare insieme, magari su una spiaggia, magari brilli, ad aspettare il tramonto. E invece oggi bevo un unico bicchiere di vino, da un lato i miei amici, il cane di Vale, il verde dal terrazzo di Emi, dall’altro mia madre e mia sorella che cantano fuori al balcone. Questa è l’Italia di oggi, questa è la Pasquetta 2020, inaspettata come il sole che ci ha portato, ma che sicuramente non sarà dimenticata.

14 Aprile 2020
La convivenza

L’ultima volta che ho visto i miei amici la sera di quel 7 Marzo, abbiamo parlato di vecchie vacanze, vecchi amori, delle canzoni di Sanremo ancora in voga, di che viaggio ci sarebbe piaciuto fare, ma soprattutto di come avremmo potuto organizzare una quarantena insieme. C’era in effetti a disposizione un appartamento vuoto, il piano era prenderci del tempo per arredarlo un po’ alla buona, comprare dei materassi gonfiabili, portare la tv e una cassa per la musica, e poi fare una spesa gigantesca, cento volte di più di quando riempimmo di cibo un’intera valigia da stiva per andare in Spagna. Quella volta non andò bene, dato che finì tutto in 3 giorni, ma questa volta ce l’avremmo fatta, senza nemmeno il bisogno di nascondere Tuc e piadine nelle borse o di fare le corse per gli alcolici prima della mezzanotte.
Avevamo pensato anche al programma della quarantena: la mattina risveglio muscolare e poi tutti a lezione online, caffè con la crema dopo pranzo, sole e chiacchiere terapeutici sul balcone, pomeriggio di studio. Sicuramente tutto accompagnato da qualche pausa caffè in più e da brindisi e musica la sera.
Quel 7 marzo si sarebbe rivelata l’ultima volta fuori, l’ultima volta insieme. Forse avremmo potuto organizzarci davvero, ma quel giorno semplicemente ci siamo salutati e siamo tornati a casa. Dopo due giorni l’Italia è diventata zona rossa e ognuno è rimasto a casa propria. Chi con una famiglia con cui non parla, chi in una casa troppo stretta per viverci, chi semplicemente più infelice.
Oggi abbiamo ripreso questo sogno della convivenza, abbiamo pensato a come poter rendere vivibile una casa vuota senza negozi in cui poter comprare l’occorrente.
Una mia amica ha un materasso che sta per buttare, magari ci dormiamo anche in tre. Ma come trasporto un materasso in piena pandemia e con un divieto di uscire? Questi quartieri salernitani non ci sono mai sembrati così distanti.

17 aprile 2020
Andrà tutto bene

18 aprile 2020
Festa di compleanno e sfera pubblica.


Oggi ho visto video di testimonianze del passato, racconti del Novecento. All’epoca i giovani, in America come in Italia, si vedevano in casa per stare insieme, ballare o festeggiare i compleanni.
In Italia, per esempio, questo avveniva negli anni del boom economico, con tavoloni pieni di cibo e bevande, qualche festone e lo spazio per ballare.
Lo stesso avveniva nel 1998, il giorno del mio battesimo, festeggiato nell’ambiente privato di casa, con parenti e amici stretti.
Ovviamente da allora siamo andati avanti, abbiamo iniziato a vivere di più la sfera pubblica, a uscire dalle case per festeggiare in pizzerie, bar e ristoranti, mangiare la miglior pizza e bere le migliori bollicine.
Quest’anno torno indietro, al mio compleanno ci sarà una festa in casa anche per me, il motivo è un po’ diverso, ma questo mi fa riflettere: riscopriremo abitudini passate che avevamo dimenticato? La vita sociale da pubblica tornerà a chiudersi nel privato? La sfera pubblica esisterà più come prima?

Domenica 19 Aprile 2020
L’uscita con gli amici

Sono più di quaranta giorni che non esco di casa e oggi ho valutato seriamente l’ipotesi di uscire. Ho detto ai miei amici che sarei andata a fare la spesa, o almeno così avrei riferito ai poliziotti in caso di domande. Mascherina e guanti alla mano sarei corsa verso i miei amici con cui un tempo capitava di vederci la mattina e riscendere la sera nello stesso giorno, sempre insieme. Ma quelli erano altri tempi, no?
Adesso è tutto così assurdo che non so cosa avrei potuto fare. Mi sarei tolta la mascherina? Sarei corsa ad abbracciarli? Alessia non ama le dimostrazioni di affetto, ma forse questa volta avrebbe fatto un’eccezione.
In realtà tutto questo non lo so, perché a quell’appuntamento clandestino non ci sono mai andata.
Mi sento colpevole anche solo ad averlo scritto. Il fatto è che ai miei tempi, ovvero qualche mese fa, non servivano scuse per uscire, anzi ne servivano quando volevi rimanere a casa, perché quello era davvero strano.
Invece ora è illegale stare in strada ed è difficile programmare di uscire senza pensare alle conseguenze, per te stesso, per la tua famiglia, per i tuoi amici.
Ed è qui che mi blocco. Ho davvero bisogno di uscire oggi? È davvero così male rimanere un altro giorno a casa, poter vedere un’altra puntata di Friends e lasciare i capelli così anche se sono venuti male?
Sono combattuta.
Da un lato stare a casa, con uno snack e un film davanti è completamente la mia dimensione, quella in cui mi sento al sicuro e rilassata.
Ma i miei amici… sono loro che mi permettono di uscire dalla mia comfort zone, che senza saperlo mi spingono ad evolvere e a crescere, perché, per come sono fatta, potrei davvero passare tutto il tempo in casa con me stessa, per poi accorgermi di non aver mai vissuto davvero. E ora che penso ad uscire con loro mi sento già più attiva, fuori il sole splende e io ho voglia di sorridere.
In realtà cosa si prova non lo saprò neanche oggi, perché ai miei amici ho detto di no e l’autocertificazione l’ho lasciata in bianco.

Tornerà mai tutto normale?
Torneremo mai ad abbracciarci?

Tra il 26 e il 27 aprile 2020
Notte insonne

Conte ha fatto un altro discorso in diretta e io ho passato un’altra notte in bianco.
Ci dice di farci forza, di continuare a stare in casa, la fine non è ancora arrivata.
E ormai io mi sto anche abituando a questa nuova routine. I primi giorni avevo i ricordi e le sensazioni ancora vividi, ed è stata dura.
L’ultima sera al pub, l’ultima sera in casa insieme, l’ultimo caffè all’aria aperta, con gli occhiali e il sole che scottava. Ma ora quei ricordi stanno sfumando, il sapore della pinta di birra è svanito, le sigarette dei miei amici sono scomparse con la prima lavatrice, il caffè sa solo della macchinetta di casa e aria chiusa.
E quindi, mentre tutti si affrettano a ritornare alle loro vecchie vite o almeno così sperano, io mi chiedo: si tornerà mai veramente come prima?
Torneranno le feste insieme, i mojito sulla spiaggia, i canti sui tavoli del Bishop, tutti abbracciati, tutti ammassati, a passarci la stessa bottiglia di birra?
Sembra strano anche solo raccontarlo, ma era quello che prima chiamavamo normalità e ci piaceva.
Ora in effetti non mi ci rivedo in queste cose, vorrei solo abbracciare i miei amici, stare in casa con loro o in macchina in 6, o semplicemente parlare, vicini e senza protezioni.

Lunedì 27 Aprile 2020
Scoperta di parole nuove

Assembramento: mai usato prima e ora, invece, l’assembramento è vietato, l’assembramento è pericoloso, l’assembramento fa paura.

Congiunti: questi sconosciuti. C’è chi parla di parenti stretti, chi di coniugi e fidanzati, chi di affetti stabili. L’unica cosa certa è che non c’è una cosa certa, e forse era anche questo l’intento.
Ma una cosa che fa riflettere è che in una società chiamata liquida, in cui regna l’indeterminatezza, in cui si rifuggono i rapporti sociali stabili e qualsiasi tipo di fidanzamento, una società all’insegna del “vivi e lascia vivere” e dell’amanti oggi, domani chissà; in questo tempo con questo preciso modo di pensare la socialità, quest’oggi ci hanno fregati.
E dopo una vita passata a fuggire dal “ti amo per sempre”, o anche solo fra un mese, dal “ti presento i miei”, dalla certezza della monogamia e dalla stabilità del matrimonio, ci hanno messo alle strette e ci hanno fatto capire, con una sola nuova parola, quanto tutte queste cose siano importanti ed essenziali, per sopravvivere, per non rimanere soli, per consacrare e preservare la natura sociale dell’essere umano; quanto sia importante avere un affetto stabile, essere un congiunto.

5 maggio 2020
Inizio fase 2

È un po’ uno scenario apocalittico, le strade semi vuote, le persone che camminano con il viso coperto da una mascherina.
Ma allo stesso tempo osservo gente che si saluta da lontano, con affetto sincero e un sorriso mai visto, e gente che beve caffè al bar sotto casa mia, appena riaperto, gustandone davvero il sapore, senza fretta, senza dimenticare di apprezzarlo.
Lo si nota nelle loro facce che stanno riassaporando davvero il sapore della vita.

8 maggio 2020
Giorno 60: fine della quarantena.

Oggi sono uscita di casa per la prima volta.
Per la prima volta dopo due mesi ho rifatto quelle scale, sono uscita dal portone, il bar sotto casa aperto, la gente fuori, sembrava tutto come prima.
Ma non è come prima. C’è qualcosa di diverso nell’aria, nelle persone, negli sguardi dei miei amici. Lo percepisco, ma non so precisamente cos’è.
Non c’è la naturalezza di prima, né la spensieratezza alla quale speravo di tornare.
Pensavo che avrei approfittato a pieno della vita quando sarei tornata alla libertà, ma siamo davvero liberi?
Pensavo che la vita mi avrebbe inebriato di nuove sensazioni, nuove emozioni finalmente apprezzate dopo una lunga assenza, e invece è tutto stranamente piatto, stranamente teso.
L’aria di primavera che tanto bramavo di sentire, è piena di paura, una paura nascosta dietro le mascherine della gente, nei silenzi con gli amici, nella distanza che continuiamo a mantenere, anche senza pensare al covid, come una distanza involontaria che non ci vuole lasciare.
O forse il fatto è che il suo pensiero è sempre presente, è penetrato nella nostra quotidianità, nella nostra mente. Forse il vero virus è proprio questo.
E non so come tornare a quando vivevo e intrattenevo conversazioni dimenticandomi della sua esistenza, mantenendo la testa libera.
Ormai solo stando a casa mi sento un po’ com’ero prima, qui almeno non è cambiato niente. È quel mondo là fuori che si spaccia per quello di prima, con le stesse persone, gli stessi amici, le stesse cose da fare, ad essere tutto diverso, tutto cambiato.

O forse siamo noi ad essere cambiati.


Scritto da Roberta Rispoli

Immagine di copertina: https://www.instagram.com/p/B1v2sn4oksd/
Immagini nel diario: galleria personale.

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