Capsula del tempo

Cari ventenni di domani,
avete presente come tutti vi dicono che la gioventù è la più bella parte della vita, che questi sono gli anni migliori e che non torneranno quindi dobbiamo viverli, spremerli fino al midollo, esperire tutto il possibile? Queste frasi mi hanno sempre messo un sacco di pressione, si sono innestate dentro di me e ho sempre vissuto (e vivo ancora) con l’ansia di non sfruttare questi anni, di buttarli, di non viverli al meglio, come vorrei, come dovrei. E non ho mai capito se questa pressione provenisse da me o da fuori, dalla società. Fatto sta che ho sempre incolpato me stessa per questo rimorso, per questa perenne sensazione nello stomaco. Ho ventun’anni, dovrei essere lì fuori ad esplorare il mondo. E invece sono qui dentro, in questa bolla. E finché la colpa era la mia mi andava bene perché, magari anche inconsapevolmente, sapevo di poter sempre rimediare, sapevo di avere tempo. Ora il tempo mi è stato tolto, lo spazio mi è stato tolto, le possibilità, le esperienze, tutto. Ed ogni giorno di più mi sento come se fosse propio la giovinezza ad essermi sfilata da sotto gli occhi. Perché appunto, è facile avere qualcuno da incolpare, anche se quel qualcuno sei tu. Ma ora? Ora non ho più certezze, non ho più ancore a cui aggrapparmi, ora il futuro è una macchia ancora più informe di prima. Non mi sono mai piaciuti i cambiamenti, le novità mi spaventano e in questo momento la cosa che mi fa più paura è l’incertezza. Non so quando né se torneremo a come tutto era, e se ciò non accadrà, quale sarà la nuova normalità? Ho paura che non avrò più la possibilità di fare tutto quello che non ho mai fatto, ho paura che questi anni passino senza che me ne renda conto e che non riavrò indietro questi giorni e tutto il tempo sprecato. Perché è inevitabile, il tempo passa, e in questi mesi mi sono stupita di quanto sia passato velocemente, mentre sembrava non passare mai. Ci è stato tolto il tempo per “fare” e tutto quello che ci è rimasto è stato il tempo per pensare. Quindi ho pensato tanto, forse troppo. Ho pensato a lungo a questa situazione, alla pandemia e a tutto quello che comporta e sono arrivata alla conclusione che forse ce lo meritavamo, per mille motivi: perché siamo sempre diffidenti nei confronti dell’altro, ma quando “l’altro” diventi tu e sei tu che la gente guarda male forse ti rendi conto, spero, che siamo tutti uguali; perché stiamo rovinando il nostro mondo, ogni giorno con sempre meno freni, sempre meno riguardo nei confronti della terra che ci dà la vita, indaffarati a produrre produrre produrre: e lei, come una madre che mette in punizione un figlio, ci ha chiusi in casa, forse per farci imparare qualcosa che chissà se impareremo mai. Ma forse, e soprattutto, questa pandemia togliendoci tutto ciò che abbiamo sempre avuto e dato per scontato ci ha fatto apprezzare davvero. Ci ha fatto apprezzare quella sedia rotta che fa rumore in aula, ci ha fatto apprezzare ogni singolo angolo riscoperto della nostra casa, ci ha fatto apprezzare il vicino di casa che fa il karaoke sul balcone (più o meno). Ci ha fatto apprezzare la fermata del pullman, la birra al solito bar, le serate a giocare al Risiko in cantina, i giri in motorino con l’aria primaverile, il caffè bruciato dopo un quarto d’ora di fila alla macchinetta, il sudore estivo mischiato alla salsedine del mare, il freddo e la pioggia che unita al vento rende inutile l’ombrello, il tramonto visto dall’ultimo pullman prima di crollare in un sonno sfinito. Le piccole cose e i grandi eventi, le persone lontane e quelle vicine. Ci ha fatto riscoprire i legami, i valori, i bisogni. Ci ha ammoniti, ci ha detto cose che probabilmente non volevamo sentirci dire: la vita è una sola, non ci verrà data un’altra possibilità e tutto quello che non fai ora è perso. Io però spero di averla un’altra possibilità, lo spero con tutta me stessa. Spero di meritarmela e soprattutto spero di saperla sfruttare. Diciamo, pensiamo, ci convinciamo tante cose in questi giorni. Ci convinciamo che saremo persone migliori, che trarremo il meglio da quello che questa esperienza ci ha insegnato. Io ci credo a giorni alterni. Da un lato penso sia impossibile che quello che stiamo vivendo non lasci una cicatrice, dall’altro però sono convinta che niente sarà automatico, non saremo necessariamente persone migliori, molti di noi probabilmente cancelleranno dalla loro mente questa parentesi e tutti i propositi che questa si portava dietro. Perciò sta a noi, sta a me ricordarmi tutti i giorni di quello che ho vissuto, quello che ho imparato, quello che ho temuto e non commettere gli stessi sbagli ancora e ancora e ancora. E spero proprio con tutta me stessa di poterlo fare, di avere la possibilità di imparare dai miei errori e dai miei rimpianti.Quindi, cari ventenni di domani, vi voglio solo dire che quel mito della gioventù è proprio vero, perché quando poi te la portano via ti viene a mancare la terra sotto i piedi. Vi voglio solo dire vivetevela come volete, ma vivetevela ‘che il futuro è imprevedibile e noi l’abbiamo imparato sulla nostra pelle. E cavolo se siete fortunati, lo siamo tutti, e non ve ne rendete conto, non ce ne rendiamo conto. E se era una pandemia che ci voleva per convincerci allora okay me la prendo tutta questa pandemia, ma con la promessa di tornare a vivere ancora di più di prima, di non dire no a nessuna esperienza, di riprendermi il tempo perduto e di godermi ogni istante, di respirarlo fino in fondo, di assaporarne ogni centimetro fino a che questa sensazione nello stomaco non sarà sparita.

Chiara Mastroianni

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