Diario della quarantena

Fine 2019, in tv per la prima volta ho sentito parlare di una strana polmonite che si stava riscontrando in Cina precisamente a Wuhan. Partita da un mercato del pesce e molto contagiosa. A Wuhan i contagi sono rapidamente aumentati e l’OMS ha iniziato a parlare di epidemia. Quando i contagi ci sono stati anche nel resto del mondo si è parlato di pandemia. A questo punto l’Oms ha dato un nome a questo nuovo coronavirus chiamandolo Covid-19.

C’erano molte opinioni contrastanti tra chi diceva che era “poco più di una semplice influenza” e a chi invece era seriamente preoccupato della situazione ed era meglio evitare luoghi affollati e rispettare le norme di igiene.

Personalmente non avevo opinioni al riguardo, e pensavo di poter svolger la mia vita come sempre stando solo più attenta, ma quando ho visto che il virus stava cominciando a diffondersi sempre di più ho cominciato a pensare che il problema fosse più concreto che mai.

Il giorno che ho cominciato ad avvertire un po’ di preoccupazione, di stare in posti affollati è stato il 25 febbraio, nel paese vicino al mio, Saviano, decisero di dare il via ai festeggiamenti di Carnevale, nonostante quello che era successo 4 giorni prima, cioè la conferma dei primi focolai in Lombardia e in Veneto. Io quel giorno di Martedì Grasso decisi di non scendere e festeggiare con le mie amiche. Da lì in poi le cose sono peggiorate. Sono state dichiarate zona rossa alcuni comuni della Lombardia e del Veneto e quando i contagi stavano aumentando e purtroppo anche i morti, con un Dpcm il 9 Marzo l’Italia è stata dichiarata “zona protetta”.

Non avrei mai pensato di vivere tutto quello che ci è accaduto in questi ultimi due mesi.

Con la quarantena la mia vita è drasticamente cambiata. Università, bar e ristoranti, negozi tutto chiuso. Non si poteva uscire solo in casi di estrema necessità. È stato proprio in quel momento dopo la dichiarazione del Premier Conte ho realizzato che non potevo spostarmi liberamente neanche nel mio paese. Mi sono sentita un po’ agli “arresti domiciliari”, dovendo giustificare ogni mio spostamento.

Abitando in campagna mi sono sentita più fortunata di quelli che abitano in condominio e in città, perché avendo un giardino piuttosto grande potevo uscire a perdere un po’ d’aria senza lasciare la mia abitazione, al contrario di mia zia che abita in centro si è dovuta accontentare di prendere aria su due piccoli balconi. Il fatto di abitare in periferia mi è sempre pesato però in questo caso mi ha aiutato a non sentirmi oppressa in casa mia.

Per fortuna questa quarantena l’ho condivisa assieme alla mia famiglia. Avendo una sorella e un fratello non mi sono mai sentita sola e non mi sono annoiata, però non è stato tutto rose e fiori ci sono anche state delle belle litigate soprattutto per il pc con la didattica a distanza, l’invasione degli spazi personali, però a parte questo siamo riusciti a far combaciare tutti i nostri bisogni. Devo dire la verità, e non me l’aspettavo siamo stati tutti e tre collaborativi. Inoltre, ho riscoperto il piacere di prendere semplicemente il sole fuori in giardino dato che non avevo tempo per tutti i miei impegni.

Ho anche riscoperto la solidarietà che c’è tra noi e i nostri vicini di casa, mi ha fatto capire che tutti stavamo sulla stessa barca, spesso ci scambiavamo battute su quello che stava accadendo, ti faceva sentire parte di una comunità, tutti insieme affrontavamo questo momento di sconforto, dandoci forza e aiutandoci a vicenda.

In questa quarantena ho scoperto il piacere di impastare assieme a mia madre tanti dolci e pizze, ed era nato una sorta di rito preparare la pizza il sabato sera. È stato molto divertente perché non ci avevo mai provato sinceramente ed è stato un bel momento da condividere con lei.

E questi sono stati i bei momenti. Ovviamente la routine che facevo prima era molto diversa e mi piaceva.

La prima cosa che proprio mi manca è condividere del tempo con le mie amiche. Andare all’università e vederle ogni giorno, la mattina come rito propiziatorio prendere il caffè, discutere di tutto quello che ci accadeva ed aspettare la prossima lezione. Seguire le lezioni in presenza, prendere i posti tutte cose che davo per scontato, ma che ora sono solo un ricordo. E mi mancano. Seguire online non è la stessa cosa.

L’unico strumento che abbiamo per rimanere “vicine” è solo il cellulare o il computer. D’altro canto, anche se non è la stessa cosa che vedersi da vicino, comunque mi fanno sentire la loro vicinanza. Riuscire anche a vedersi tramite le videochiamate, le chat mi ha fatto sentire meno sola.

E posso anche affermare che mi manca prendere il pullman, tutte le litigate fatte con gli autisti e tutto il tempo perso ad aspettare il prossimo pullman assieme ad altri ragazzi che come me erano rimasti a terra. Anche nella totale rabbia durante l’attesa si socializzava.

Anche fare shopping e andare in giro per negozi mi manca molto, soprattutto il fine settimana, assieme a mia sorella andavamo al centro commerciale a fare un giro, prendere una pizza e non trovare mai il posto a sedere per mangiarla e finivamo sempre per sederci lontanissime dall’area ristoro.

Il momento in cui ho constatato con mano, fisicamente il concetto di zona rossa, è stato quando hanno chiuso Saviano il paese confinante al mio.


 È stato dichiarato zona rossa in seguito all’assembramento di oltre 200 persone per il funerale del sindaco Carmine Sommese, medico, morto purtroppo per coronavirus. In seguito all’ordinanza di chiudere letteralmente il paese con l’aiuto delle le forze dell’ordine e dell’esercito, hanno anche posizionato la domenica pomeriggio delle barriere Jersey in cemento armato. Abitando sul confine tra Saviano e Scisciano una di queste barriere l’avevo fuori casa. E questo mi è pesato molto perché pur abitando a Scisciano svolgo la mia vita sin da quando ero piccola a Saviano. Mi è dispiaciuto che per il gesto di pochi ha pagato un intero paese.

Ma la cosa più brutta è stata quando poche ore dopo aver posizionato la barriera fuori casa mia, un’automobilista è andato a sbattere contro, e purtroppo per lui questo incidente è stato mortale. È stata una domenica difficile.

In generale questo lungo periodo di quarantena, ci sono stati giorni che sono volati, e altri in cui le ore sembravano non passare mai. Questo periodo mi ha fatto capire che a volte la vita, la vivevo con troppa superficialità non dando importanza alle piccole cose che rendevano quelle giornate caotiche, ora col senno di poi, così belle. È vero, il Covid-19 ha cambiato per sempre le nostre vite e per quanto mi riguarda, quando tutto questo sarà finito, apprezzerò molto di più la mia routine ed essere anche meno pigra, lamentarmi di meno e non dare nulla per scontato.

Spero che riusciremo a rialzarci e a superare anche questo periodo difficile, ma per il momento #andràtuttobene.

ROSA MANGANIELLO SCISCIANO (NA)

                                                                                                                                (Matricola: 0312202207)

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