COVID-19 e le implicazioni psico-comportamentali

Il Coronavirus, o meglio noto anche come COVID-19, è ormai argomento centrale della nostra quotidianità. Quello che però molti non sanno è che questa malattia infettiva respiratoria non sta contagiando soltanto coloro che ne entrano a contatto, ma anche chi non lo è. In questa difficile situazione, le emozioni umane giocano un forte ruolo, in particolar modo l’ansia e la paura che porta soprattutto le persone affette da disturbi psichici, come l’ipocondria, comunemente spiegato come un aumento di ansia eccessiva per quanto riguarda la propria salute, a considerare anch’esse utopicamente infette.

Analizzando alcuni gruppi Facebook come “Ipocondria combattiamola assieme”, contenente circa 1000 membri all’interno, si può percepire lo stato di insofferenza per l’attuale condizione che si sta vivendo. Molti dei membri si interrogano sui possibili sintomi del virus, affermando di avere disturbi frequenti in quest’ultimo periodo: alcuni affermano di prendere medicinali per attenuare i disturbi ma senza effetto; altri, ancora, di avere crisi emotive a causa della presente situazione di quarantena; ed ancora molti altri affermano di essere vicini ad uno stato di follia. Cercando conforto nell’altro, si inizia a scrivere in questi gruppi affinché si possano trovare risposte attraverso numerose domande su quali potrebbero essere gli ipotetici sintomi del virus con un responso per niente positivo, in quanto ogni membro riscontra di avere gli stessi ed effettivi sintomi.

O ancora, su come muoversi e chi chiamare nel momento in cui si suppone di riscontrare
determinati sintomi che si ricollegano al virus:

In questo caso ritroviamo due possibili schieramenti: da un lato, c’è chi acconsente a chiamare numeri come il 112 o 118; dall’altro, c’è chi interviene suggerendo di andare prima da un medico ed evitare i numeri di emergenza qualora non sia effettivamente così.

Inoltre, il continuo interrogarsi sulla durata dell’isolamento dal mondo esterno non aiuta di certo, anzi si potrebbe quasi considerare il contrario. L’ansia di dover essere costretti in casa e la continua divulgazione di informazioni dai mezzi di comunicazione di massa crea il cosiddetto effetto nocebo scaturito da quello che stiamo vivendo. Le conseguenze retroattive della pandemia sono ben riscontrabili nel feed contenutistico dei gruppi di Facebook, la cui chiave di volta è la condivisione di aspetti psicologici e le loro relative implicazioni, sintetizzabili con il termine di ipocondria. Le tematiche discorse all’interno delle interrelazioni del media sono molteplici come già precedentemente analizzato, pertanto si analizzerà la tendenza di alcuni aspetti particolarmente rilevanti riscontratavisi. È frequente la presenza di report riguardanti attacchi di panico, riportati come insufficienze respiratorie o pneumologiche. Sono presenti attestazioni di sintomatologie bulimiche o tendenti all’anoressia, quali la percezione di una progressiva e netta perdita di peso corporeo. Alcuni membri affermano di avvertire condizioni fisiche peggiori dopo l’ascolto del telegiornale o l’avvenuta conoscenza di notizie. Taluni temono che il sistema sanitario italiano abbia scelto un erroneo piano di
cure a causa del numero alto di decessi e ciò quindi induce ad una discorsività sociale e politica di tipo critico. Persistono gli aspetti sintomatologici e sanitari in chi afferma, tra le tante dichiarazioni, di avere una tachicardia che genera uno stato confusionario conseguente all’insonnia, e infine una parte di utenza afferma di avere sintomi febbrili pur costatando di avere chiaramente una temperatura corporea nella norma. Se ne deduce un ampio spettro di implicazioni psico – cognitive e psico-comportamentali che inficiano il normale funzionamento delle attività quotidiane, sicuramente dettato da un fattore psicologico antecedente alla situazione attuale insito nell’utenza, come riferisce la circospezione campionaria presa in analisi.

MARIA LAURA DE SURY

EMANUELE VAZZA

Link gruppo: https://www.facebook.com/groups/618790941852310

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