Coronavirus, i “drastici” cambiamenti nel mondo del lavoro

“Non vivevamo questi momenti dai tempi della Seconda Guerra, anzi è anche peggio”. Con queste poche parole di diversi anziani raccolte dai giornalisti per tutta l’Italia, potremmo benissimo racchiudere il momento tragico che il paese sta vivendo in questo periodo. L’Italia è in guerra, non contro altre nazioni come 70 anni fa, ma contro un nemico invisibile che non usa armi ma fa comunque stragi di numerosi cittadini Coronavirus. Un virus letale che in pochissime settimane ha spezzato migliaia di vite.

Questa situazione incredibilmente negativa ha portato con sé tantissime modifiche nello stile di vita della stragrande maggioranza degli italiani. Tutti i settori del mondo del lavoro del nostro paese sono stati colpiti e alterati da questa Pandemia. Naturalmente in queste settimane ci sono state figure professionali che hanno subito particolarmente questo scenario tragico: stiamo parlando dei medici, gli infermieri e gli operatori sociosanitari che stanno combattendo in prima linea per debellare il virus.

MEDICI E INFERMIERI “TRAVOLTI” DAL VIRUS. Orari completamente alterati, turni asfissianti, vite umane che ogni giorno passano sotto le loro sapienti mani. Un lavoro straordinario compiuto in queste settimane che però ha comportato dei cambiamenti drastici nella loro quotidianità. Una testimonianza molto forte è rappresentata da Federica Pezzetti, medico di 37 anni dell’Ospedale di Cremona, intervistata da “La Repubblica”. Questa la frase più forte e rappresentativa del momento che la 37enne sta vivendo sulla sua pelle: “Una delle cose che sta diventando più difficile da gestire è che noi mamme medico non possiamo più abbracciare i nostri figli. Molte di noi cominciano a cedere, adesso serve lo psicologo”. In un momento così difficile, staccare ogni tanto la spina è fondamentale: “A volte i pazienti ci strappano un sorriso con qualche battuta. Non sembra, ma sono cose che servono, anche solo per fare una pausa dal clima di stanchezza generale che c’è. Così qualche giorno fa un collega ci ha raccontato che per precauzione dorme piazzando tre cuscini, come fosse un muro, tra lui e la moglie. Sono partite battute, abbiamo riso”. È da brividi, infine, la risposta alla domanda “Piangete?”: “Sì. Ma nessuno si fa vedere. Si piange soli, di nascosto, quando si è un po’ al limite, magari in una stanza. Ma è un momento e poi si riparte: c’è l’adrenalina, la rabbia, le lacrime. A volte si litiga per sciocchezze, per i guanti che non sono arrivati o le mascherine che non si trovano, bastano poche cose per far saltare i nervi. Ma è anche vero che l’intero ospedale, parlo per Cremona, ha tirato fuori una solidarietà mai vista: tutti fanno tutto, tutti ci aiutiamo, non esistono più i ruoli gerarchici”. Un corpo, quello medico, che ha unito come non mai le forze per sconfiggere questo maledetto virus e aiutare gli italiani a ritornare alla vita di tutti i giorni. https://www.linkedin.com/posts/repubblica_coronavirus-la-mamma-medico-io-che-non-activity-6645288865080971264-_QXs  

Forte è anche l’appello che la Federazione Infermieri lancia attraverso un video pubblicato sempre dalla versione online de “La Repubblica”, all’interno del quale si chiede con forza alla popolazione di restare tra le mura della propria casa per evitare che il contagio si propaghi: “Non c’è più tempo. Non abbiamo più posti letto dove ricoverare le persone, siamo costretti a riutilizzare i dispositivi di protezione individuale, perché scarseggiano, e in molte realtà quelli disponibili non sono idonei. Siamo in pericolo costante. Non c’è più neanche il tempo per piangere, se non al termine dei lunghi turni massacranti. Siamo come soldati al fronte. Abbiamo bisogno di ospedali, di personale. Subito. Ora. Non domani. Abbiamo bisogno anche di voi cari cittadini. Chiudetevi in casa. Ogni uscita apre la porta al virus”. Anche tutti gli infermieri in corsia sono stremati da turni incredibilmente lunghi, a volte anche di 14 lunghissime ore tra pazienti in fin di vita e reparti stracolmi. https://www.linkedin.com/posts/repubblica_coronavirus-gli-infermieri-stremati-siamo-activity-6645288411353743360-FKps

Fantastico è, infine, lo scatto all’infermiera dell’ospedale di Cremona riportato da Nurse-Times. Stanca, distrutta dai turni infiniti nel reparto, è stata fotografata mentre cercava di riposarsi qualche minuto, con la testa china su un lenzuolo piegato più volte e sistemato come se fosse un cuscino sulla tastiera del computer. Una sorta di riposo della guerriera, pronta dopo la piccola pausa a tornare in reparto e continuare a salvare vite umane. Una fotografia da un fortissimo significato, un simbolo della lotta contro questo virus e del cambiamento drastico che ha travolto completamente queste figure professionali nel giro di poche settimane. https://www.nursetimes.org/infermiera-del-reparto-coronavirus-di-cremona-crolla-dopo-una-notte-infinita-lo-scatto-diventa-virale/81584/amp

NON SOLO MEDICI E INFERMIERI. Oltre, però, al drastico cambiamento di medici e infermieri impegnati in prima linea a combattere il virus, tanti altri settori del mondo lavoro italiano sono stati interessati in questa grave emergenza. Tutte le attività, o almeno quelle ritenute non essenziali durante quest’emergenza, sono temporaneamente sospese per prevenire la diffusione del Coronavirus. Ciò significa che non lavora più nessuno? Assolutamente no.  Il lavoro, in parte, si è soltanto trasferito, spostandosi dalla sua sede ufficiale alla tanto amata, e forse adesso un po’ odiata, casa.

Prima di iniziare a descrivere le caratteristiche delle attività che si possono svolgere tranquillamente dal PC della propria stanza, bisogna render note quelle che sono le macrocategorie che inglobano tutte le professioni che possono essere svolte secondo queste modalità: Smart Working e Didattica Online. Entrambe hanno già da tempo messo piede all’interno del mondo del lavoro, con la prima che non ha mai assunto un carattere globale, quindi limitandosi solo ad attività che potevano essere svolte tranquillamente da casa senza particolari vincoli di orario; per quanto riguarda la didattica online, invece, possiamo dire che il suo utilizzo era limitato a lezioni online che venivano svolte solamente in casi eccezionali, diversamente da quanto sta accadendo ora. La situazione, infatti, è cambiata, con gli alunni di tutta Italia che studiano sulle scrivanie delle loro stanze, anziché sui banchi di scuola. 

Queste soluzioni contribuiscono, in un modo o nell’altro, a non fermare totalmente l’economia del nostro paese, e con essa anche l’istruzione degli studenti italiani. Ma in tutto ciò, sono cambiate le abitudini degli italiani? Come hanno inciso lo Smart Working e la Didattica Online sulle loro routine quotidiane? (https://www.linkedin.com/posts/sky-italia_smartworking-smartworking-smartambassador-activity-6646058937705730048-3jdj)                       

 “Un’esperienza di lavoro molto particolare. Eravamo abituati a fare videoconferenze o teleconferenze per lavoro, ma non ci è mai capitato di dover essere tutti quanti a lavorare da remoto e soprattutto per un periodo di tempo così prolungato.” Queste le dichiarazioni di Gianluca Campus, dipendente presso l’ufficio legale di Sky, che dimostra ulteriormente come lo Smart Working, prima della rapida diffusione del Coronavirus, era una pratica già conosciuta ed utilizzata, ma ovviamente in misure decisamente ridotte rispetto a quelle attuali.

 Per quanto riguarda le abitudini, invece: ”Durante la prima settimana tendevo a restare in pigiama fino alla sera, e questa cosa, per una come me che è abituata a restar fuori casa circa 12 ore al giorno, è una cosa abbastanza scioccante. Per cui, dalla seconda settimana, ho deciso di organizzarmi in maniera più strutturata. Inizio la giornata lavorativa organizzando la posta così da gestire le riunioni per il pomeriggio. […] L’organizzazione mi ha permesso di avere momenti a disposizione con mia figlia, durante i quali ci teniamo in forma e ci alleniamo.” Parla così Alessia D’Auria, la quale ricopre il ruolo di Broadband Commercial & Product, a proposito del cambiamento delle abitudini degli italiani, i quali sono costretti a restare in casa per ridurre la diffusione ulteriore del virus.

 Si può dunque affermare che lavorare in Smart Working produce, inevitabilmente, dei cambiamenti all’interno del corso quotidiano dei lavoratori italiani.

Chi lavora seguendo questa particolare modalità, riscopre anche un nuovo modo di organizzare, di pianificare le proprie giornate, sia lavorative che non, e tutto questo risulterà inevitabilmente utile anche quando tutto ciò cesserà. Per quanto riguarda i lavori che possono essere svolti attenendosi allo Smart Working, vi sono: giornalisti, operatori di messa in onda, commercialisti, banchieri e soprattutto professori universitari e non. Tutte queste attività richiedono, in particolare a chi ricorre a meeting digitali per svolgere il proprio lavoro da casa, una serie di procedure ben delineate: bisogna scegliere un programma adeguato attraverso cui svolgere le videoconferenze, pianificare la conversazione e mantenere sempre un alto livello di attenzione, evitando anche qualsiasi tipo di disturbo all’interno della videoconferenza. (https://www.linkedin.com/posts/sky-italia_smartworking-smartworkingaward-meetingdigitali-activity-6643814857021894656-dS0M)

In questo panorama è importante porre l’attenzione anche e soprattutto sulla Didattica Online e vedere come le abitudini degli studenti sono cambiate. Inoltre, alcuni enti televisivi, come la Rai ad esempio, incentivano e aiutano gli studenti a portare avanti il loro corso di studi in maniera ottimale, inserendo all’interno della propria programmazione televisiva alcune trasmissioni che sono vere e proprie lezioni.                                                                                      (https://www.linkedin.com/posts/rai-radiotelevisione-italiana_oltre-tre-ore-di-lezione-per-rileggere-la-activity-6643103242609917953-_ZwT).      

 Un’iniziativa davvero importante per la scuola italiana ma, allo stesso tempo, anche per gli italiani costretti a restare in casa, che possono riprendere così pillole di cultura e di storia.  Inoltre, la Rai, fornisce anche un supporto tecnico sia agli studenti che ai professori, tant’è che verranno mandate in onda circa 10 puntate con l’obbiettivo di garantire un aiuto a coloro che sono impegnati in queste attività di didattica online, ma anche agli adulti desiderosi di entrare a far parte del mondo delle videoconferenze. In questa “serie”, infatti, vengono esplicate le migliori tecniche per far sì che una videoconferenza venga condotta correttamente, utilizzando la giusta piattaforma. Viene trattato, però, nello specifico, il tema delle videolezioni che riguardano nello specifico docenti e insegnanti di tutta Italia.               (https://www.linkedin.com/posts/rai-radiotelevisione-italiana_raicultura-raiplay-activity-6643519400391643136-i-49)  

Per analizzare il cambiamento delle abitudini degli studenti italiani, si possono riportare le dichiarazioni di Alessia D’Auria, dipendente di Sky citata in precedenza, la quale sostiene che la figlia, studentessa, riesce ad organizzare efficacemente la propria giornata stilando un calendario di ore in cui si dedica allo studio, in modo tale da poter separare le ore di lezione dalle ore che può riservare allo svolgimento di altre attività.  Studiare a casa può essere comunque un’arma a doppio taglio per gli studenti italiani, poiché se ci si rilassa troppo si rischia di perdere la costanza acquisita frequentando quotidianamente le lezioni scolastiche. Ma se si vuol guardare il lato positivo, seguire le lezioni da casa può aiutare gli studenti ad organizzare al meglio, come nello Smart Working, le proprie giornate.

In conclusione, è doveroso sottolineare che l’Italia ha dato tanto ai cittadini italiani, e adesso, in un momento di profonda emergenza e di difficoltà, sono i cittadini italiani a dover restituire il favore, garantendo al paese tricolore il minimo sforzo, restando a casa. Lo stivale ritornerà a camminare autonomamente, ma prima che ciò accada, il popolo italiano dovrà aiutarlo a rimettersi in piedi, rimettendolo a nuovo.

Antonio Carlino e Francesco Ferretti

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