Lavazza e gli anni ’80


La Luigi Lavazza S.p.A. è un’azienda italiana produttrice di caffè tostato fondata nel 1895 a Torino da Luigi Lavazza. Negli anni settanta e ottanta il compito di testimonial pubblicitario è stato poi assunto da Nino Manfredi che, grazie a decine di fortunati spot, lanciò gli slogan “Più lo mandi giù e più ti tira su” e “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”. L’attore romano, però, non è stato testimonial di tutti i prodotti della gamma Lavazza: il caffè Paulista ad esempio era pubblicizzato dalla coppia Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, mentre Lavazza Dek (decaffeinato) nel 1988 mostrava una coppia sulla superficie di un cuore, allora presente anche sulle confezioni del prodotto.

hNel 1980 l’economia italiana ha numeri da brivido: l’inflazione raggiunge il 22 per cento, il debito pubblico ammonta a 43mila miliardi, ci sono 1.800.000 disoccupati. Però qualcosa comincia a cambiare: la produzione industriale cresce del 6 per cento, nei depositi bancari – nel solo 1980 – gli italiani mettono 240 mila miliardi di lire e ne investono 60mila in Bot (Buoni ordinari del tesoro). La borsa di Milano comincia a decollare. Nel 1983 vengono istituti i fondi comuni di investimento, che raccolgono il denaro di risparmiatori che affidano la gestione dei propri risparmi a una società di gestione. In questo modo si allarga il numero dei risparmiatori che investono in borsa e i fondi cominciano ad acquistare titoli in quantità maggiore per costituire il proprio portafogli. Dal 1982 al 1987 il valore totale delle azioni investite in borsa quadruplica. Sono tre milioni gli italiani che per la prima volta investono i loro risparmi in titoli azionari. Nello stesso periodo, ogni anno il Pil cresce del 3,2 per cento e i consumi del 3,3 per cento. L’inflazione scende al 4,6 per cento e nel 1987 l’Italia è formalmente riconosciuta come quinta potenza industriale del mondo. Una meraviglia? Non proprio.
Nel giugno 1981 il governo decide che il deficit dello Stato non sarebbe più stato finanziato attraverso l’emissione di banconote, ma attraverso il risparmio privato, mediante l’emissione di titoli di debito pubblico (Bot, Cct, Btc). In questo modo la Banca d’Italia perde il controllo del debito pubblico, che aumenta a dismisura. Le imprese pubbliche divengono strumenti in mano ai partiti e sono gestite in modo inefficiente e disinvolto. Gianni De Michelis, ministro alle partecipazioni statali nel 1980, ammetterà vent’anni dopo (bontà sua) “che la degenerazione del rapporto tra imprese pubbliche e partiti rese impossibile al management delle imprese di compiere in modo corretto il loro dovere. La pressione della politica era tale che finiva per deresponsabilizzare i dirigenti, e il fatto che le perdite di bilancio venissero giustificate con ragioni politiche o con ragioni sociali distoglieva i manager dall’obiettivo di rimettere a posto i bilanci. Si creava addirittura l’effetto opposto: visto che era perfettamente giustificabile perdere cento miliardi, veniva meno qualsiasi preoccupazione di perderne duecento o trecento”. Bettino Craxi, il segretario del Partito socialista italiano, è il grande protagonista della politica italiana del decennio. Nel 1976 assume la guida del Psi e lo tira fuori dall’angolo in cui il Compromesso storico tra Dc e Pci lo aveva cacciato, fino a farne fa l’ago della bilancia di governi, giunte locali e consigli di amministrazione. Il tutto a costo di un vero e proprio mutamento antropologico. Con Craxi i socialisti divengono gli alfieri della modernizzazione ma anche della spregiudicatezza. Rompono con i comunisti e sposano per interesse la Democrazia cristiana, rinunciando a qualsiasi ipotesi di alternativa a sinistra. Toccheranno il massimo storico con il 14,3 per cento delle elezioni del 1987. Poca cosa rispetto ai “cugini” francesi di François Mitterrand o a quelli spagnoli di Felipe González. Craxi guida il governo più longevo della Prima Repubblica: 1.059 giorni, dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986. I socialisti saranno i primi a essere travolti da Tangentopoli all’inizio degli anni Novanta.
il “Pentapartito” è la formula politica del decennio. DC, Psi, Psdi, Pri e Pli, tutti insieme appassionatamente. Nel giugno 1981 il repubblicano Giovanni Spadolini è il primo presidente del Consiglio non democristiano (fino al dicembre 1982). Nel 1983 sarà la volta di Craxi. Cambiano presidenti e nomi dei ministri, la formula rimane sostanzialmente la stessa. Rispetto al centrosinistra degli anni Sessanta, nel pentapartito ci sono in più i liberali e il potere contrattuale dei socialisti è aumentato. In vista non ci sono né “convergenze parallele” né riforme sociali. La politica si esaurisce sempre più nell’esercizio del potere.
Episodio chiave della storia sindacale italiana. La FIAT, la più grande impresa privata italiana, l’11 settembre 1980 annuncia 14.469 licenziamenti. Da poco più di un mese al posto di Umberto Agnelli nel ruolo di amministratore delegato c’è Cesare Romiti. Che sceglie la linea dura e va allo scontro coi sindacati. Cominciano 35 giorni di lotta e di tensione per tutta la città di Torino. I sindacati picchettano le entrate di Mirafiori. Il 26 settembre il segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer visita Mirafiori e dichiara: ‘Noi staremo sempre politicamente e organizzativamente dalla parte dei lavoratori”. La situazione è in stallo. Il 27 settembre cade il governo Cossiga. La FIAT blocca i licenziamenti e annuncia la cassa integrazione, a zero ore, per tre mesi di 24.000 lavoratori a partire dal 6 ottobre. Tra questi, i delegati sindacali in fabbrica. Il Consiglio di fabbrica di Mirafiori decide allora il presidio di tutti i cancelli. In pratica, dai primi di ottobre è impossibile entrare in fabbrica. È una resa dei conti tra proprietà e lavoratori, in cui vengono al pettine tutti nodi delle lotte degli anni Settanta. Il 14 ottobre viene convocata un’assemblea dal Coordinamento dei capi e quadri FIAT presso il Teatro Nuovo. Dopo l’assemblea un corteo di quadri e impiegati percorre le vie cittadine. Quanti sono? C’è chi dice 12mila, chi 30mila. Per la stampa sono 40mila e quindi si parla subito di “marcia dei quarantamila”. Non era mai accaduta una cosa simile. L’impatto politico è immediato e dirompente. I sindacati si vedono sconfessati e accettano il compromesso sulla cassa integrazione. È una svolta per la storia del sindacato e per il mondo del lavoro.
Nel settembre 1980 nasce Canale 5. In tv e sui manifesti impazza lo slogan: “Torna a casa in tutta fretta, c’è un biscione che ti aspetta”. L’impero televisivo berlusconiano si completa nel 1984 con l’acquisto di Rete 4 e Italia Uno. La tv senza canone e piena di pubblicità piace subito, anche perché mostra tante belle ragazze mezze nude ed elargisce premi da capogiro nei quiz. Gli italiani si abituano alle interruzioni per gli spot e alla risate registrate. La Rai si adeguerà presto. Cominciano le trasmissioni del mattino e quelle della notte.
La parola “look” diventa di uso comune intorno alla metà del decennio. Apparire è fondamentale, le tribù giovanili non si distinguono più per fede politica o estrazione sociale, ma per stile di abbigliamento. I “paninari” sono l’esempio più famoso.
Il 5 giugno 1981 il centro per il monitoraggio e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti identifica un’epidemia di pneumocistosi polmonare dovute a pneumocystis carinii in cinque gay di Los Angeles. È la data che segna l’inizio dell’epidemia dell’Aids. Dal 1984, dopo la morte dell’attore Rock Hudson, l’opinione pubblica mondiale comincia a conoscere e a fare i conti con la sindrome da immunodeficienza acquisita.
La borsa di New York è il simbolo del successo facile a disposizione degli ambiziosi. L’economia, negli anni Ottanta (o, meglio, da allora) è soprattutto finanza. Il 19 ottobre 1987 succede l’imprevedibile: un’ondata di vendite fa crollare l’indice Dow Jones da 2246 a 1738 punti e l’indice Standard and Poor’s 500 da 282.70 a 225.06. E’ la peggiore flessione dal 1885 in una sola giornata di contrattazioni. Il crollo di Wall Street contagia le piazze finanziarie europee e asiatiche. Il ricordo del ’29 spinge le Banche Centrali a intervenire per impedire la crisi del sistema finanziario internazionale. Il terrore passa, ma per l’ottimismo del decennio le ore sono contate.
Il disastro di Chernobyl dell’aprile 1986 scatena il terrore del nucleare e riapre il dibattito sulle centrali. L’Italia decide di chiuderle con i referendum dell’autunno 1987.
Gli anni Ottanta finiscono con un mese di anticipo, con il crollo del Muro di Berlino. Fine della Guerra Fredda, fine del Secolo Breve, fine delle ideologie, fine anche dello stile di vita degli anni Ottanta. Il nuovo decennio che fa capolino da dietro le macerie del Muro, non è libero e spensierato come si sperava. Ce ne accorgeremo presto anche in Italia

Fonte:http://www.ilcassetto.it/storia-degli-anni-80/.

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