“Ciro a mare”: chiuso per camorra

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Per il progetto di fine corso ho deciso di incentrare il mio video sulle vicende che hanno coinvolto il famoso ristorante porticese “Ciro a Mare” e sull’intervista ad uno dei proprietari, Raffaele Rossi.

Punto di riferimento della comunità di Portici e fiore all’occhiello della zona del Granatello, Ciro a mare, fin dagli anni Sessanta è stato uno dei ristoranti più rinomati del vesuviano. Di proprietà della famiglia Rossi, che dal ’64 tramanda questa attività di generazione in generazione, nel 2009 questa florida impresa, insieme ai suoi gestori, è diventata la sfortunata protagonista di una triste vicenda.

Tutto parte nel 2001, con il passaggio del testimone agli eredi Massimo e Raffaele, quando questa impresa a conduzione familiare diventa vittima di numerose richieste di estorsione. In seguito al rifiuto categorico da parte dei proprietari e a diverse denunce alle autorità competenti, si è arrivati all’arresto di due degli estorsori che facevano capo ad un noto clan della zona. La situazione però non ha potuto fare altro che degenerare.

In seguito all’ arresto, infatti, è partita una serie di tentativi di intimidazione. Telefonate minatorie, minacce, bombe carta, il tutto culminato in una sparatoria da cui Raffaele Rossi, proprietario e chef del ristorante, è rimasto miracolosamente illeso.

Caparbi, Massimo e Raffaele hanno continuato la loro crociata contro la camorra, supportati dallo Stato e dalle autorità, che ha subito però nel 2009 una fortissima battuta d’arresto.  Nella notte del 4 gennaio di quell’anno, infatti, è stato appiccato un incendio all’interno del ristorante che ha determinato, visti gli ingenti danni, la chiusura della struttura che ad oggi risulta ancora definitiva.

Vani i tentativi effettuati nel corso degli anni per provare a riaprire quest’attività. Lavori di ristrutturazione e rinnovo bloccati sul nascere, continui problemi di natura legale e burocratica, hanno contribuito a rimandare la rinascita di quello che ormai si erge come faro della legalità per tutta una comunità che si è stretta intorno alla famiglia Rossi e a tutti gli ex dipendenti del ristorante.

In molti si interrogano sul destino di questa attività che oggi, a 8 anni dalla chiusura, non è altro che il fantasma di quello che una volta era. La speranza di tutti quelli coinvolti in questa straziante vicenda è quella di avere risposte da chi di dovere e di poter rivedere, finalmente, “Ciro a Mare” risorgere dalle sue ceneri.

Francesca Ambruoso

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