18 Marzo 1944: l’ultima eruzione del Vesuvio

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73 anni fa, poco dopo le Quattro Giornate e la cacciata dei tedeschi, il Vesuvio si risvegliava calando nel terrore e nella disperazione i cittadini napoletani. Era stato un mese intenso, quello vissuto dalla popolazione napoletana nel 1944. Sei mesi prima si erano concluse le Quattro Giornate di Napoli che avevano portato alla liberazione dall’occupazione tedesca e le forze alleate americane si erano stanziate in città portando un po’ di pace e tranquillità ai cittadini ormai stremati dalla guerra.

Ancora non immaginavano ciò che gli sarebbe accaduto poco dopo, messi in ginocchio ancora una volta da una forza molto più grande di loro: la natura.

Tutti portavano ancora addosso i segni che la guerra aveva provocato loro, ancora troppo sotto choc per riuscire a capire che il vulcano qualche segnale lo stava già mandando. Nei primi giorni di gennaio, infatti, si era già creata una frattura da cui sgorgava la lava che poi si depositava sui fianchi della montagna e ciò per un mese intero.

Il 13 Marzo, però, tutto cambia e la situazione comincia a precipitare. Il Vesuvio comincia a mandare, ancora una volta, segni della sua attività : il piccolo collo che si era formato negli anni, infatti, stava collassando.

Dobbiamo aspettare il 18 Marzo, però, per assistere allo spettacolo più straordinario e, allo stesso tempo, terribile che ci possa mai capitare di vedere. La lava comincia a colare, arrivando fino ai paesi di Massa di Somma e San Sebastiano, seguita da scosse sismiche.

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..La lava si muoveva alla velocità di pochi metri all’ora, e aveva coperto metà della città con uno spessore di circa 10 metri. La cupola di una chiesa, emergendo intatta dall’edificio sommerso, veniva verso di noi sobbalzando sul suo letto di cenere. L’intero processo era stranamente tranquillo. La nera collina di scorie si scosse, tremò e vibrò un poco e blocchi cinerei rotolarono lungo i suoi pendii. Una casa, prima accuratamente circondata e poi sommersa, scomparve intatta dalla nostra vista. Un rumore da macina, debole e distante, indicò che la lava aveva cominciato a stritolarla. Vidi un grande edificio con diversi appartamenti, che ospitava quello che chiaramente era stato il miglior caffè della città, affrontare la spinta della lava in movimento. Riuscì a resistere per quindici o venti minuti, poi il tremito, gli spasmi della lava sembrarono passare alle sue strutture e anch’esso cominciò a tremare, finché le sue mura si gonfiarono e anch’esso crollò”.

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Nei giorni successivi la situazione non migliora. Il 21 Marzo, infatti, il Vesuvio continua a far esplodere il magma al suo interno con getti che raggiungono fino ai 2 Km di altezza.

Il vento trascinava con se cenere e lapilli in direzione sud-est trasportandoli fino ai comuni di Scafati, Angri, Pagani e Nocera mentre nel comune di Terzigno, in un campo di volo, 88 bombardieri B-25 Mitchell dell’aviazione statunitense venivano danneggiati dagli stessi lapilli trasportati dal vento.

La situazione andò avanti così fino al 23 Marzo, giorno in cui l’attività eruttiva si ridusse alla sola emissione di cenere. Bisognerà aspettare, però, il 29 Marzo per considerare l’attività vulcanica ormai completamente esaurita e passare alla stima dei danni. Furno 47 morti, 12 mila gli evacuati, e gravi le lesioni ai Comuni di San Sebastiano, Massa, Nocera, Pagani e Terzigno.

Grazie a Giuseppe Imbò , al tempo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, abbiamo una descrizione chiara e dettagliata di ciò che accadde quel giorno e non solo. Le testimonianze relative a tale evento sono moltissime: foto, video, testi scritti. Particolarmente famose, infatti, sono gli scatti del fotografo inglese George Rodger ed altre di Paul Roales.

 

Nunzia Nappi

Fonti:

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