Guerra reale, violenza virtuale: WWII e videogames

medal of honor-iloveimg-croppedSono ormai lontani – forse neanche troppo – i tempi in cui si pensava che i videogames traviassero le menti più giovani, ispirando comportamenti violenti. Si temeva per la salute psichica dei piccoli players e i gruppi sociali coinvolti non faticavano a far sentire la propria voce: associazioni di genitori, insegnanti, movimenti per i diritti dei bambini, ecc…E’ stato successivamente dimostrato con fiumi di inchiostro come i due fattori combinati – videogiochi “violenti” e tenera età – non generino una personalità adulta deviata e criminale, e col tempo abbiamo imparato a conviverci. Forse però, dando un’occhiata generale al mercato dei giochi e delle console, siamo in grado di individuare una tendenza inversa: e se fosse la violenza ad ispirare i videogiochi? Prendendo questa affermazione “con le pinze” e ragionando meno alla larga: ci sono episodi violenti ripresi nei videogiochi, soprattutto di guerra?

La risposta è, ovviamente, sì. I videogames di guerra sono uno dei generi più popolari tra gli appassionati e, molto più spesso di quanto sembri, le narrazioni riportate nelle grafiche e nelle trame non sono opere di fantasia. Anche in un campo così apparentemente “innocente”, la Storia entra in gioco (letteralmente), offrendo ambientazioni, descrizioni e spunti per i professionisti del settore.

Di guerre, il mondo, ne ha viste tante. Eppure, nell’immaginario contemporaneo sembra essersi sedimentata un’immagine tipica e stereotipata dell’evento bellico che domina sulle altre: la Seconda Guerra Mondiale. Quella guerra che alcuni dei nostri nonni ancora ricordano e quella che i film ci hanno insegnato ad odiare.  Per la sua dimensione temporale recente, per uno schema dei personaggi inverosimilmente semplice (i cattivi nazisti da una parte e gli americani portatori di pace dall’altra), per l’incredibile numero di vittime, per tutte queste ragioni, ed altre ancora, l’immaginario sulla Seconda Guerra Mondiale sopravvive nelle nuove generazioni  e si traduce anche nella dimensione ludica dei videogames.

A questo proposito, è opportuno soffermarsi sulla fortunata serie Medal of Honor che vanta più di dieci episodi ad ambientazione storica – e più precisamente con – sullo sfondo – la WWII.

L’episodio Heroes è rappresentativo della serie e al contempo apporta delle innovazioni significative. Esce nel 2007, distribuito – come tutti i suoi “fratelli” – dalla Electronic Arts. L’ambientazione che caratterizza il videogioco è quasi interamente italiana, tranne che per le ultime due missioni che si svolgono tra Olanda e Belgio. L’inizio delle avventure narrate coincide con il 24 settembre 1943, giorno in cui i soldati americani protagonisti del gioco – come informa la missiva riportata nelle schermate iniziali – atterrano tra le rovine di Paestum, a 30 chilometri da Salerno. Dopo essere stato informato degli obbiettivi da portare a termine, il giocatore viene catapultato direttamente sul campo di combattimento, tra i resti di un accampamento militare, e imbraccia un arma. La difficoltà del gioco varia in tre gradi: green, hero e veteran; la tipologia del gioco è tra quella più comune nel sottogenere “guerra”: sparatutto in prima persona, una sorta di soggettiva del videogame.  Ogni livello, ogni ostacolo ha le sue armi e le sue strategie di guerra: carabine, fucili, bombe, ma anche la storica macchina Enigma con cui decrittare i messaggi dei nazisti tedeschi. Questi ultimi appaiono confusi e spaesati, spuntano di fronte al giocatore che li fredda con un colpo da arma da fuoco (per evitare di subirne uno), non agiscono in gruppo. Al contrario del protagonista, che oltre a giocare individualmente, grazie alla modalità multiplayer è in grado di formarsi un mini-esercito ad hoc fino ad un massimo di 32 giocatori connessi simultaneamente. L’innovazione fondamentale è che il gioco è disponibile solo sul dispositivo portatile: la Play Station Portable (PSP). Quasi a voler rendere la guerra “a portata di mano”, individuale, vissuta direttamente in prima persona dal giocatore; il quale riesce a guadagnarsi medaglie d’onore e decorazioni militari in base agli obbiettivi portati a termine e a particolari azioni che lo distinguono sul campo.

La Storia, con le sue narrazioni e le sue ambientazioni, contribuisce qui a trasformare la primitiva dimensione ludica e infantile del videogame in un vero e proprio prodotto culturale a tutti gli effetti, allargando la sua utenza – costituita non più bambini e adolescenti  – ma da appassionati di tutte le età.

Ersilia Ferrante

 

Fonti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...