“Valzer con Bashir”: viaggio nella storia e nell’inconscio

Valzer con Bashir - Una storia di guerra

Staticità. Freddezza. Fascino. Riflessione. Queste sono le sensazioni suscitate dalle immagini della graphic novel “Valzer con Bashir”. Immagini dai colori cupi ma puliti, dai corpi statici ma attivi, protagonisti di un’azione che sembra essere cristallizzata e immobile ma che in realtà fa molto. Una graphic novel contro la guerra, che ricostruisce la strage di Sabra e Chatila attraverso un viaggio interioreCi troviamo di fronte ad uno dei rari casi in cui è stata la graphic novel ad ispirarsi al film. Essa nasce come prodotto autonomo. I due autori Ari Folman e David Polonsky riprendono i disegni filmici riadattandoli ad un nuovo linguaggio narrativo e combinandoli in modo suggestivo: dietro ogni vignetta si cela una verità.

Immagini forti che con l’utilizzo di poche parole e battute riescono a comunicare. Sono immagini che bastano a se stesse, che ci pongono di fronte ad una ricostruzione storica non totalmente obiettiva, dato il coinvolgimento dello stesso Folman, ma che fa riflettere, rispolvera nelle nostre menti una cruda realtà che a volte ci sembra lontana.

Un viaggio nella mente del protagonista alla ricerca di quel passato rimosso che gli ha provocato un vuoto. È un percorso a ritroso che riflette sui massacri nella guerra tra Israele e Libano nel 1982, sulle vittime, sui tanti giovani mandati ad uccidere, sui loro rimorsi, sulla trasformazione dell’uomo in una marionetta che esegue solo sotto il comando di un superiore, senza avere coscienza. Folman ricostruisce la propria esperienza fornendoci un fatto storico, una testimonianza che vuole essere un atto di consapevolezza personale e politica. Quello che leggiamo non è finzione! L’atmosfera surreale di alcune vignette viene subito contrastata con fotografie dell’eccidio che creano un forte impatto realistico: viene comunicata tutta la violenza.

La graphic novel di Folman non è un semplice reportage di guerra: oltre alla ricostruzione storica è significativa la sua vena intimista, egli va oltre la semplice documentazione cercando di spronare il lettore ad una riflessione più profonda e psicologica. Più che spiegare i fatti, egli mostra cosa è accaduto. È presente uno stile documentaristico particolare, un racconto personale che completa il puzzle di quella che è la Storia, una narrazione che può non essere attendibile in senso stretto ma che, tramite la rielaborazione della realtà da parte dell’individuo, fa comunque riflettere e capire la reale portata di quello che si è appena visto e letto.

Benedetta Gambale

Fonti:

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