I Borgia sullo schermo: cronaca storica dal “dente avvelenato”

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Quando si studia il Rinascimento due sono i nomi ricorrenti: Petrarca, padre dell’Umanesimo, e Borgia, dissoluta e potente famiglia appropriatasi di Roma nel XV secolo. Solitamente non si approfondisce molto la storia di questa famiglia spagnola. Tradimenti, unioni di convenienza, assassini, adulteri, incesti sono gli elementi che rendono quella trama storica come un romanzo.

In questo caso, più che di un romanzo, parliamo di una serie televisiva di tre stagioni trasmessa nel 2011. Creata da Tom Fontana, è di produzione franco-tedesca. La precisazione è dovuta poiché nello stesso anno è stata trasmessa The Borgias  di Neil Jordan, meno fortunata della sua omonima. Nella serie di Fontana ci sono sicuramente dei “falsi storici”, tuttavia viene ben ricreata quella che Mario Dal Bello chiama la leggenda nera.

L’ascesa dei Borgia iniziò con l’elezione del cardinale Alonso a Papa Callisto III. Le vicende raccontate nella serie, invece, partono dal 1492 quando alla sua morte diviene papa il cardinale Rodrigo Borgia che prenderà il nome di Alessandro VI. Nel XV secolo il seggio papale era un bottino conteso fra le alte cariche ecclesiastiche poiché era il papa ad avere il potere temporale. Rodrigo viene presentato come un uomo dedito ai piaceri, un politico e un abile stratega impegnato nelle lotte interne con i Farnese, i Della Rovere, gli Orsini e i Colonna, parallele all’ascesa di Carlo VIII di Valois, pretendente al trono di Napoli. Attorno alla sua figura ruotano quelle dei figli illegittimi Cesare, Lucrezia, Giovanni e Goffedro avuti con Vannozza Cattanei, e della sua amante Giulia Farnese appena quindicenne. La Roma rinascimentale che esaltava il mondo classico, fa da sfondo a queste personalità che interpretano la nuova centralità dell’uomo nella società.

I Borgia sono estremamente <<contemporanei e posteri (…) dei mostri capaci d’ogni frode e scelleratezza>> per citare Roberto Gervaso. Il papa che fa uso di vetriolo, l’amore pederasta, i rapporti incestuosi lasciano intendere che nonostante sia raccontata un’epoca lontana, le personalità che la popolano sono a noi molto vicine, incarnando i problemi della società nostra contemporanea. D’altro canto, questi sono i segni di una completa rottura col mondo del Medioevo e con il teocentrismo.

Ciò che viene messo in evidenza sono le logiche interne al papato. La chiesa si sveste della sua aura divina, per diventare un campo di battaglia in cui il fine giustifica i mezzi. I Borgia della serie sono guidati dalla passione e dall’intelligenza: da Rodrigo, abile stratega e bramoso di potere a Cesare, principe machiavelliano che da ragazzino insicuro diviene condottiero coraggioso e arrogante a Lucrezia, storicamente uno dei personaggi femminili più interessanti del Rinascimento, che farà della sua avvenenza un’astuta arma per ottenere ciò che vuole.

Fontana non ostenta il lusso, ma crea personaggi di potere naturali e veritieri, che restituiscono un’immagine nitida del modo di pensare e di agire rinascimentali in una cornice costruita ad hoc grazie alle fedeli scenografie e soprattutto ai costumi di sartoria italiana. L’ascesa al soglio pontificio di Giuliano Della Rovere (Pio III) segnerà la fine del capitolo nero dei Borgia in Italia e dell’ultima stagione. Il regista americano è riuscito a costruire un prodotto mediatico di grande qualità visiva dall’impronta fortemente europea, utilizzando un pezzo di storia dal ”dente avvelenato’’, restituendo la violenza di quegli anni e non solo di quella famiglia in particolare.

Parafrasando Orson Wells, in Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera (…) hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’ orologio a cucù.

Annalisa Citro

Fonti:

  • C.Reed, “Il terzo uomo”, 1949.

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