Calciopoli, dieci anni dopo: un pallone nel fango e ora pregno di dietrologia

moggi calciopoli

È come se ti strappassero dalle mani il tuo giocattolo preferito, ed è come se lo facessero mentre ti diverti, mentre sogni, mentre hai ancora l’innocenza di chi crede nel mondo dei buoni e dei giusti. È stato questo, Calciopoli: un punto di  non ritorno.
Esattamente, e molto chiaramente, il momento in cui si è spezzato il legame prima solidissimo tra l’Italia e lo sport nazionale.

“Calciopoli è stata la lotta di un potere contro un altro potere: il nuovo ha cac­ciato il vecchio. E nulla è cambiato.”
-Maurizio Zamparini

Più dello scandalo scommesse, più del presunto doping. Più dei vari crack finanziari: dal caso Parmalat a quello Cirio. Tocca al 2006 segnare l’aggancio, clamoroso, tra il retropensiero da tifoso ed una vera e propria inchiesta giudiziaria.
Fine 2005, su ‘La Stampa’ e ‘Repubblica’ vengon fuori le prime voci: la Procura di Torino starebbe indagando su un giro di partite “controllate” dalle più alte sfere del calcio italiano. Tra queste, spiccherebbero la Juventus della famiglia Agnelli ed il Milan di Silvio Berlusconi. Tempo di giungere alla primavera di dieci anni fa: tutto tremendamente vero.

L’inchiesta viene denominata “Offside”, fuorigioco: tant’è che oltre la linea dell’ultimo difensore (di giustizia) ci finiscono ben quattro squadre di Serie A, undici dirigenti sportivi d’alto profilo – tra cui il numero uno federale, Franco Carraro –  e altrettanti tra arbitri e guardalinee presumibilmente ‘corrotti’. E pensare ch’era partito come semplice filone d’intercettazioni nate da interessi privati ai fini di ‘spionaggio industriale’. Il vaso, Pandora ed il calcio: dalla mitologia al lavoro del Procuratore Raffaele Guariniello il passo è brevissimo. Da Tangentopoli al neologismo ‘Calciopoli’, ancor più breve. Questione, anche qui, di punti in comune.

Insomma: una bomba. Ed è facile capirne portata e conseguenze. Le più eclatanti, poi, sul campo. Bianconeri retrocessi al campionato cadetto, ‘solo’ penalizzazioni forti per rossoneri, Lazio e Fiorentina. Ogni parola, ogni sguardo, ogni lacrima finisce in un calderone mediatico di cui ancora oggi paghiamo conseguenze e scotto. È che dopo dieci anni, il potere di quelle immagini è ancora enorme, a tal punto da sovrastare il semplice gioco per la continua ricerca dell’inghippo, del tranello, del trucco nel mazzo di carte del prestigiatore.

Ecco: cosa resta oggi di Calciopoli? La paura. Lo stesso timore del bambino a cui tolgono quel giocattolo, quindi il senso di vago di chi ha dovuto in parte ricostruire le proprie certezze. E poi certo: restano le carte, forse mai analizzate in toto (tristemente tipico nel panorama giudiziario italiano); resta la ferita di chi si è sentito colpito nel vivo; resta l’assoluta certezza che qualcosa si sia rotto, inesorabilmente e senza speranza di ritorno. Il Mondiale vinto, nello stesso anno, ha solo affievolito l’amaro in bocca. Dieci anni dopo, il sapore di beffa non è ancora andato via. Né da una parte, né dall’altra.

Cristiano Corbo

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Calciopoli#Le_19_partite_di_Serie_A_sotto_inchiesta

Il ritorno della Signora – Servizio SkySport

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Un pensiero su “Calciopoli, dieci anni dopo: un pallone nel fango e ora pregno di dietrologia

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