La forza del Vesuvio nel 1906, un’eruzione da ricordare

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L’eruzione del Vesuvio nel 1906 fu la più grande avvenuta nel XX secolo. Tutto ebbe inizio 110 anni fa nella mattina del 4 aprile alle 5.30 circa. Già dalla prima metà di marzo, però, l’attività fumarola del Vesuvio era aumentata e non di poco. Anche le scosse di terremoto erano sempre più frequenti ed intense e tutto lasciava presagire ad un’eruzione esplosiva ormai imminente. E così fu.

A circa 1200 m di quota, da una bocca del vulcano iniziò la prima fuoriuscita di lava. Molte erano le fratture radiali che presenta il Vesuvio. Successivamente si aprirono voragini anche sui fianchi della grossa montagna, a circa 800 m di altezza. L’attività esplosiva al cratere in cima al Vesuvio si fece sempre più intensa per raggiungere il suo apice nella notte tra il 7 e l’8 aprile. Nei paesi vesuviani si avvertirono anche due forti scosse che segnarono il collasso del Gran Cono mentre la lava colava veloce sino a raggiungere e distruggere le abitazioni di Boscotrecase. Cenere e lapilli iniziavano a depositarsi ad est del vulcano coprendo le città di Terzigno, San Giuseppe e Ottajano (oggi Ottaviano).

Il giorno 8 l’azione esplosiva del Vesuvio non si placò e l’intensità e la violenza aumentarono con veemenza tanto da raggiungere alcuni comuni della Puglia. Il giorno successivo si arrestarono le colate principali e l’attività sismica scomparse quasi del tutto mentre la nube eruttiva continuava a depositare cenere nell’area vesuviana. Nella notte del 10 si ebbe l’ultima colata significativa dalle bocche di Bosco Cognoli che si arrestò poco prima della città di Boscotrecase. Nelle settimane successive, salvo sporadici episodi esplosivi del 13 e 15 aprile, l’azione distruttiva del Vesuvio andò pian piano a scomparire fino a quando cessò del tutto il 21 aprile03-21

Nel corso dell’eruzione del 1906, l’accumulo di cenere e lapilli causò crolli e distruzioni con notevoli danni nei paesi vesuviani. Nelle città di Ottaviano e San Giuseppe vi furono 197 morti e 71 feriti. In totale si contarono 216 morti e 112 feriti gravi (Nazzaro, 1997). Solo a Napoli, il crollo della tettoia del mercato di Monteoliveto, situato nell’attuale Piazza Carità, causò 11 morti e 30 feriti. Oltre 34.000 furono gli abitanti che dovettero abbandonare la città03-11c

Particolare è il caso di Torre Annunzata. Ancor oggi è difficile stabilire con esattezza il volume dell’immane colata lavica che si dirigeva verso Torre ma questo magma, per la fortuna di molti abitanti torresi, fu bloccato dalle mura del cimitero.
A causa della pioggia di cenere fu, anche in questa eruzione, quasi completamente sotterrata Ottaviano causando circa 300 morti, tanto che fu chiamata “la nuova Pompei“. Per paura di morire, inoltre, circa 100 persone si rifugiarono in una grande chiesa di San Giuseppe Vesuviano. Il peso eccessivo dei lapilli, purtroppo, fece sfondare il soffitto e la lava bruciò il portone in legno uccidendo tutte le persone che si erano rifugiate in quelle mura sacre03-15

Alcuni turisti, successivamente all’eruzione del Vesuvio, visitarono quel che restava del cratere e le città colpite dal potente vulcano il quale oggi vive in uno stato di quiescenza dal 1944. Per avere un ricordo di questa devastante esplosione, in molti portarono con sé dei pezzi di lava oramai raffreddata.

(fonte immagini: funicolarevesuviana.it)
(fonte dati: Il Vesuvio di Antonio Nazzaro, 1997)
(fonte video: vesuvioweb.com)

Michele Ranieri

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