“La storia che non fu”

ninconanco

Troppe volte viene ignorata o dimenticata come sia avvenuta realmente l’unificazione del nostro bel paese, ma soprattutto con quale modalità.“La storia che non fu”, come ho ripreso nel titolo, è un tema messo in luce da opere come il disco “Questione meridionale” del cantautore napoletano Eugenio Bennato, da cui è tratta la ballata “Ninco Nanco” (vedi video+testo). Si narra l’Unità d’Italia non in lettura risorgimentale (come è scritto nei libri di scuola), ma cosa accadde realmente in quel lontano 1861. Questa canzone non è altro che un tentativo di difendere la nostra vera storia, le nostre radici, di riconquistare un tassello importante per il Sud, una sorta di riscatto e di ricerca della verità.

La figura centrale del brano è Giuseppe Nicola Summa chiamato Ninco Nanco, il quale venne definito brigante in modo dispregiativo, ma altro non era che uno dei tanti contadini che difendeva la propria terra dai soprusi di un padrone venuto dal Nord. Non era un eroe ma un uomo che è esistito, che è morto “e dopo un colpo di rivoltella l’hanno pure fotografato”.

Nicola Summa alias Ninco Nanco

La canzone racconta, inoltre, di come il Regno delle Due Sicilie (terzo al mondo per economia ed occupazione) venne derubato, assoggettato, messo a ferro e fuoco dalle truppe sabaude giunte per “civilizzare” la gente meridionale portando, invece, povertà ed emigrazione. Gran parte della popolazione fu costretta a partire perché l’industria e l’agricoltura, a causa della guerra, si erano dovute fermare creando decine di migliaia di disoccupati. Il Sud non fu liberato ma consegnato al sottosviluppo e come conseguenza nacque la questione meridionale. Il movimento del brigantaggio scaturì dall’indifferenza e dalla sottovalutazione, da parte del governo italiano, delle richieste dei contadini che non volevano altro che qualche beneficio per sfamarsi. Ragion per cui, ex soldati borbonici e contadini, si riunirono in bande, dandosi alla macchia fronteggiando questa violenza sia fisica che psicologica “…perché nato zappaterra e ammazzarlo non è reato”. Definiti come fomentatori di ostilità, i briganti venivano perseguiti anche giuridicamente. Vennero istituite , per l’appunto, delle leggi speciali che divisero l’Italia in due: da una parte il centro-nord e dall’altra il Mezzogiorno (vedi Gigi di Fiore). Un ruolo importante ebbero anche le donne nel periodo del brigantaggio. Le “brigantesse” ribaltarono il ruolo stereotipato di sudditanza che rappresentava l’immagine della donna nella metà dell’Ottocento. Erano madri, vedove, mogli, amanti che con coraggio sceglievano di seguire i propri uomini con molteplici compiti: sviavano le indagini, passavano informazioni, recuperavano viveri, curavano i feriti e non erano inferiori ad essi nell’usare le armi, anzi era nota la loro efferatezza.

brigantessa

La storia, come sempre, ha due facce e nel bene e nel male il brigantaggio ne ha fatto parte e rivive tramite canzoni popolari di autori come Eugenio Bennato. Egli ha voluto portare fuori dall’anonimato quel nome, quel volto ed il senso della ballata è racchiuso tutto nel finale “E per sconfiggere il brigantaggio e inaugurare l’emigrazione bisogna uccidere il coraggio e Ninco Nanco è meglio che muore”Canti maledetti che raccontano di briganti, queste sono le nostre radici, le radici del Sud.  Quindi non resta che chiedersi perché, nonostante siano state scritte varie poesie, canzoni, libri sulla storia di Ninco Nanco, nel nostro paese non vi sia traccia del suo nome? Forse perché qualcuno ha provato a cambiare la storia e la storia, si sa, la “fanno” i vincitori.

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