La Resistenza continua…

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La Resistenza spiegata ai bambini delle elementari dell’Istituto A. De Curtis.
25 aprile 2015, Palma Campania.

La musica è uno strumento che, se utilizzato sapientemente, permette di avvicinarsi a realtà lontane, di “rivivere” epoche storiche distanti nel tempo, che siano anni, decenni o secoli. A tal proposito, L’uomo del secolo dei Baustelle è il racconto di un uomo (Francesco Bianconi, leader del gruppo, ha dedicato il brano a suo nonno) che ha vissuto in un’Italia in cui regnavano l’incertezza e la paura, erano anni tremendamente difficili, c’era il fascismo e l’ombra della guerra diventava ogni giorno più minacciosa. Sopravviveva però una una modesta fiammella di speranza, la Resistenza entrava a far parte della volontà collettiva di cambiamento.

Ecco il testo della canzone:

All’epoca mia venivi al mondo
e la libertà non esisteva
E la Prima Guerra era finita
Fiume era già stata conquistata
Alle scuole elementari c’era poco da scherzare
Si rideva e si ballava solo per la mietitura

All’epoca mia il telefono non c’era
Mi arruolarono
Era quasi primavera
E le radio ci trasmettevano canti di paura
Da cantare quando è sera
Quindi disertai
Era il ’43

Ed eccomi qui: un vegetale
Cento anni non portati male
Lascio il mondo che mi ha maltrattato
Me ne vado, mi sono stufato
Vi ho voluto bene, adesso vado
Sono stato un comunista
Avevo un sogno, una speranza
Arrivederci, amore. Addio.

All’epoca mia non usavi il cellulare
Mi arruolarono
Non si stava così male
Ma le radio ci trasmettevano
canti di paura da cantare quando è sera
Quindi me ne andai. Era il ’43.

“L’uomo del secolo” inaugura la sua personale vicenda raccontando l’epoca in cui è nato e lo fa fornendo delle precise indicazioni storiche e la Prima Guerra era finita, Fiume era già stata conquistatapotrebbe trattarsi approssimativamente del 1924, quando Fiume venne definitivamente (fino alla successiva unione alla Jugoslavia) annessa all’Italia con il trattato italo-jugoslavo di Roma, l’unica certezza è che “la libertà non esisteva”Dopo la marcia su Roma, il 29 ottobre 1922 Mussolini ottenne dal sovrano l’incarico di formare un nuovo governo di coalizione con la partecipazione di liberali e popolari, ma di fatto il potere fascista rompeva con le istituzioni della democrazia rappresentativa e si fondava sul loro fallimento, saranno solo gli albori di quello che verrà poi riconosciuto come il ventennio fascista, una parabola dittatoriale che raggiungerà il culmine tra la fine del 1925 e il 1926 con l’emanazione di una serie di provvedimenti, noti come “leggi fascistissime“, che determinarono la fine del sistema rappresentativo parlamentare e l’instaurazione della dittatura. slide_14

Dire che “alle scuole elementari c’era poco da scherzare” è tristemente corretto, la scuola rappresentava per il regime un mezzo per inculcare nei giovani l’ideologia fascista. Nel 1930 venne introdotto un testo unico, che aveva lo stesso contenuto in tutte le scuole d’Italia, dedicato esclusivamente alla propaganda fascista. In quegli anni, grazie anche alla riforma Gentile, furono inserite nuove materie d’insegnamento come la cultura militare, e venne data sempre più importanza all’educazione fisica, intesa come culto del corpo, in linea con i principi alla base del fascismo: forza fisica e disciplina. Il regime teneva particolarmente all’istruzione e ciò si evince anche dalle copertine dei quaderni che gli studenti utilizzavano, i riferimenti celebrativi alle imprese fasciste o alla stessa figura di Mussolini erano presenti in maniera morbosa.quaderno fascista.jpg

Il ritornello è emblematico, il voler sottolineare che “all’epoca mia il telefono non c’era” indica il distacco temporale/generazionale tra “l’uomo del secolo” e i giovani di oggi, successivamente, viene accennata la chiamata alle armi, avvenuta durante la primavera (possibile rimando all’offensiva di primavera del 1941 in Grecia?). Il verso “e le radio ci trasmettevano canti di paura” rimanda, invece, al sapiente utilizzo che il fascismo seppe fare dei mezzi di comunicazione di massa, nel caso specifico della radio, Mussolini capì presto le sue enormi potenzialità propagandistiche e la utilizzò per incrementare ed alimentare le adesioni alla “causa” fascista. “L’uomo del secolo” decide però di prendere una decisione coraggiosa, decide di disertare, è il 1943 ed è un anno fondamentale per le sorti dell’Italia, il 9 luglio le truppe angloamericane sbarcarono in Sicilia, il 25 luglio terminò il governo Mussolini e, di conseguenza, cadde il regime, il 3 settembre venne siglato segretamente l’armistizio con gli Alleati, reso pubblico l’8 settembre in seguito ad un annuncio radiofonico da parte del generale Pietro Badoglio, divenuto nel frattempo capo del governo. Dopo la proclamazione dell’armistizio, Badoglio e il re non trasmisero ai comandi periferici dell’esercito ordini precisi per cautelarsi contro la prevedibile rappresaglia tedesca, di conseguenza, le truppe si trovarono alla sbando e, privi di indicazioni precise, si comportarono in maniera del tutto inadeguata di fronte ai nazisti, che disarmarono interi  reparti e fecero prigionieri migliaia di soldati. In questa situazione di caos generale nascono i primi gruppi partigiani che daranno avvio alla Resistenza, movimento nel quale il protagonista del brano si riconosce, per cui lotta e crede.984586_5307fcf0ffe741daab561f938c981baf.jpg

Nella parte conclusiva della canzone emerge la disillusione, l’uomo è ormai diventato vecchio, un “vegetale“, ed è stanco di combattere, la frase “me ne vado, mi sono stufato” sembra quasi un abbandono, una resa dovuta all’impossibilità di far rivivere lo spirito ed i valori dei partigiani, ma potrebbe allo stesso tempo anche indicare il passaggio di staffetta alla nuove generazioni, affinchè la Resistenza continui. Anche il comunismo (l’uomo a cui si fa riferimento si impegna anche politicamente) ha fallito, non riuscendo mai ad affermarsi, nel dopoguerra, come forza politica dominante.

Sono stato un comunista
Avevo un sogno, una speranza
Arrivederci, amore. Addio.

la resistenza continua...

Un corteo antifascista durante la celebrazione del 25 aprile.

 

 

 

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2 pensieri su “La Resistenza continua…

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