La Canzone del Maggio

canzone del maggio

Il sessantotto. Si fa coincidere con questa data un’ondata di contestazioni studentesche e manifestazioni che si è diffusa, quasi contemporaneamente, in molti paesi del mondo come Stati uniti, Francia, Italia, Germania ,Cecoslovacchia e altri.

I motivi per cui questo movimento contro-culturale e anticonformista sorse in ogni parte del globo erano disparati, ma,in linea generale, ciò che questi ragazzi volevano era la fine dell’ingiustizia sociale, del razzismo e della guerra. Si scagliavano contro il capitalismo e la società schiava dei consumi che esso aveva generato, creando nelle persone bisogni sempre più innaturali e non necessari da soddisfare.

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Bloody Sunday: la “Domenica sanguinosa” dell’Irlanda del Nord

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«And the battle’s just begun. There’s many lost, but tell me who has won? The trenches dug within our hearts, and mothers, children, brothers, sisters, torn apart».

«E la battaglia è appena cominciata. Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto? Le trincee scavate nei nostri cuori, e madri, figli, fratelli, sorelle, devastati».


Sunday bloody Sunday” è una canzone del 1982 scritta da Bono, leader degli U2. L’autore aveva 11 anni quando i fatti a cui si riferisce il testo, sono accaduti. Era il 30 gennaio 1972, nella cittadina di Derry (Irlanda del Nord) avvenne quella che è passata alla storia come Bloody Sunday.

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“Che ce fa a guerra nun tene pietà”

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5212 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti.
Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia: la prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali.
La Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863, venne sancita per permettere la repressione del brigantaggio e istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud.
O forse è meglio dire che, più semplicemente, lasciava carta bianca ai soldati che si sentivano così liberi rendere le fucilazioni (anche di vecchi, donne e bambini) una cosa ordinaria e non straordinaria… Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata.

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“Vedevamo a portata di mano, l’avvenire di un giorno più umano”

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O ragazza dalle guance di pesca o ragazza dalle guance d’aurora io spero che a narrarti riesca la mia vita all’età che tu hai ora“. Apre così il testo scritto da Italo Calvino nel 1958 e musicato da Sergio Liberovici un anno dopo. Lo scrittore nato a Santiago de Las Vegas de La Habana ricorda la sua militanza nella Resistenza e la necessità di tramandare alle future generazioni i valori che stavano alla base di quella scelta. Questa poesia, nasce dall’esperienza di Cantacronache, un movimento culturale in cui ricercatori, musicisti e scrittori decisero di porre l’attenzione su temi di carattere sociale e politico, ereditati dalla Lotta di Liberazione, in cui la trasmissione di pensieri e messaggi avvenisse tramite la riproposizione musicale di canti popolari e colti.

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“La storia che non fu”

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Troppe volte viene ignorata o dimenticata come sia avvenuta realmente l’unificazione del nostro bel paese, ma soprattutto con quale modalità.“La storia che non fu”, come ho ripreso nel titolo, è un tema messo in luce da opere come il disco “Questione meridionale” del cantautore napoletano Eugenio Bennato, da cui è tratta la ballata “Ninco Nanco” (vedi video+testo). Si narra l’Unità d’Italia non in lettura risorgimentale (come è scritto nei libri di scuola), ma cosa accadde realmente in quel lontano 1861. Questa canzone non è altro che un tentativo di difendere la nostra vera storia, le nostre radici, di riconquistare un tassello importante per il Sud, una sorta di riscatto e di ricerca della verità.

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